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Law and economics, in salsa nostrana.

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per la stessa ragione a mia esperienza le donne sono meno disponibili al lavoro straordinario (che giustifica in parte la maggiore differenza in termini di retribuzione annua che oraria). La donna è anche meno disponibile a trasferte. Le donne che si comportano come gli uomini sono in genere molto più aggressive e ripagate in termine di carriera.

esatto, e ciò vale pure per gli uomini: no disponibilità a straordinari/trasferte ecc., no progressioni di carriera/aumenti. Conciliare lavoro e vita extra-lavorativa è difficile, anche per i maschietti.

Infatti, era quel che volevo dire: in questo caso non si tratta di discriminazione tra uomini e donne, ma di conseguenze di scelte (forzate o meno, questo è un altro discorso) dei lavoratori. E questo, sono d'accordo con Flora, non si risolve per decreto. Forse non si risolve proprio: secondo me sta alla coppia distribuirsi il carico familiare, in primis. Che poi sia possibile, in questa congiuntura, pensare a un welfare che si faccia carico di equiparare, per l'azienda, persone (donne o uomini, tant'è) con figli a persone senza figli ... mah, mi pare difficile.

Renzo e Paolo

savepan 27/5/2012 - 17:07

La differenza che per il maschio fare meno straordinario, ecc. può essere una scelta.
Per la donna, spesso, è una necessità.

vero, ma come diceva Flora poco sopra, il punto è la divisione delle responsabilità familiari tra i genitori. Anche qui si ritorna al problema di scelte (di coppia oltre che individuali): lavoro domestico e lavoro retribuito sono due facce della stessa medaglia poiché entrambi sono necessari per vivere.
Piuttosto andrebbe discusso il problema, più opaco nelle statistiche, dei licenziamenti per maternità o delle lettere di dimissioni in bianco fatte firmare alle donne prima di essere assunte.