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Law and economics, in salsa nostrana.

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Dati Migliori

EB73 31/5/2012 - 00:11

Giulio,
forse prima di ironizzare sull'incapacità della senatrice e dubitare della presenza di una discriminazione di genere dovresti dare un'occhiata al sito dell'ISTAT e del CNEL...se ti interessa l'argomento, prima di giustificare eventuali differenze in base al fatto che "donne e uomini si autoselezionano in mansioni diverse" (trovo alquanto superficiale la spiegazione per giustificare il fenomeno di segregazione verticale delle donne ben evidenziato dai dati di banca d'italia) guarda gli atti del convegno al seguente link http://www.cnel.it/53?shadow_documenti=22694 ed i relativi dati messi a disposizione da ISTAT e Banca d'Italia.
Un saluto e buona lettura

Spero che fra molto poco tempo questo sito banni finalmente e per sempre i commentatori anonimi.

Ci eviteremo allora commenti sfacciati e vigliacchi come questo, la qual cosa sarà un bene per tutti. 

Sfacciato, perché l'anonimo con tono di superiorità vorrebbe dare ad intendere che Giulio Zanella non ha capito niente di cosa causi i differenziali salariali fra uomini e donne o che, addirittura, le ipotesi che avanza a questo proposito ("autoselezione") siano banalmente ed ovviamente false. A riprova dell'ovvia "superficialità " dell'ipotesi di Zanella l'acculturato anonimo porta gli atti di un mini convegno con relazioni di quarto livello organizzato da quel centro della scienza economica mondiale noto come CNEL, un carrozzone clientelare che da decenni spreca denaro pubblico e produce roba da gettare immediatamente nella pattumiera. Visitare per credere. 

L'ipotesi di Giulio potrà anche essere erronea o spiegare solo una parte della differenza, ma è lungi dall'essere ovviamente rigettabile, anzi. Una persona seria potrebbe contribuire al dibattito suggerendo altre ipotesi e mostrando perché possano spiegare di più dell'autoselezione. Giulio, anche se questo non è il  JPE, qualche dato l'ha portato e sono osservazioni robuste assai. Ma gli anonimi, come abbiamo appreso, insultano, dileggiano e le sparano grosse, però  la fatica di argomentare seriamente non la fanno quasi mai, o mai.  

Vigliacco ... serve davvero spiegare perché un anonimo, che critica a vanvera il lavoro di chi ci mette (gratuitamente) sia il proprio tempo che la faccia  e lo fa spacciando come ovvietà le sue personali fantasie, è un vigliacco? Spero di no.   

Prosegue, incessante, la campagna anti-anonimato di Michele Boldrin. :-)

Purtroppo, tocca ammetterlo, non senza ragione. La matrice seria e impegnata del sito dovrebbe suggerire educazione e contegno sempre nell’esprimere le proprie opinioni – e pazienza se non anche supportata da competenza specifica, che una spiegazione, come una sigaretta, non si nega a nessuno  – in particolar modo quando ci si presenta in veste anonima.

Personalmente ho sempre cercato di attenermi a queste semplici regole, forse non sempre riuscendovi. Se è così chiedo scusa.

L'appello di Boldrin, che del sito è uno dei fondatori, non può essere lasciato cadere inascoltato e non è senza un po' di rammarico, poiché sentirmi ospite non invitato e per di più non gradito in casa altrui non genera in me un particolare benessere psico-fisico, che ho pertanto deciso di fare un passo indietro e di non commentare ulteriormente.

Invito tutti gli anonimi a fare altrettanto e lasciare la possibilità di sparare le proprie cazzate in libertà solo a chi si logga con nome e cognome assumendosene la piena responsabilità.

 

 

PS per i redattori

Un ringraziamento sentito a tutti voi che quotidianamente vi attivate per migliorare il blog e divulgare conoscenza e informazioni altrimenti non facilmente reperibili. Gran bel lavoro. Grazie.

 

Caro OutLier, 

 

di solito "nomen omen" si usa in senso negativo (l'ultima volta io l'ho fatto con riferimento al signor Buffon) ma, nel caso tuo, lo sto facendo in senso positivo. Nel senso che apprezzo la tua onesta' intellettuale ed anche personale. 

A fronte della tua saggia decisione (di nuovo, niente ironia in questo commento) vorrei sottolineare due o tre cose rilevanti.

 

Io non ce l'ho con il commento anonimo random o con l'anonimo che in buona fede fa domande e pone questioni a mente aperta. Ce l'ho con l'anonimo vigliacco, come il soggetto che si nasconde dietro a EB73, il quale arriva, prende in giro qualcuno con nome e cognome sparandogli addosso accuse sia false che pesanti e palesando una conoscenza della materia che, platealmente, non possiede ma che pretende avere. Grazie all'anonimato spara raffiche di cose assurde senza doverne poi pagare il prezzo quando qualcuno si prende la briga di provare che tali sono. Il caso EB73 non e' unico e, anche se non e' molto frequente, e' socialmente molto dannoso.  

Per un paio di settimane, sino a circa dieci giorni fa, abbiamo dovuto sopportare uno tsunami di commenti, uno piu' vuoto ed offensivo dell'altro, firmati da non mi ricordo quale acronimo che iniziava per A. Costui, spacciandosi per un genietto della matematica italiana, sparava falsita' a raffica, falsita' che costringevano redattori ed autori del pezzo (uno ero io) a del lavoro extra (ossia, ad una perdita di tempo) non tanto per apprendere qualcosa o discutere seriamente ma solo per evitare che i lettori prendessero per veritieri affermazioni demenziali. Avendo costui superato i limiti non solo della decenza ma anche dell'indecenza gli ho fatto gentilmente intendere che sapevamo chi era, nome, cognome, papa', mamma e tutto il resto. Sparito. Ma il tempo perso perso rimane. 

Da qui, a mio avviso, la necessita' di limitare i danni che i pochi commentatori sia anonimi che cialtroni provocano a tutti, anche ai molti che commentano anonimamente per pura timidezza e che vorrebbero continuare a discutere ed imparare uno dall'altro. Continuo a pensare, oggi come sei anni fa, che l'anonimato assoluto ed incondizionato sia un male che porta a brutti equilibri. Penso occorra permettere alle persone di commentare anonimamente sino a quando non mettono sul piatto affermazioni dubbie o questionabili da altre. Quando cio' avviene e' meglio chiedere che si giochi a carte scoperte in modo tale che la discussione sia paritaria e, soprattutto, che ognuno abbia il medesimo incentivo di cercar di dire cose verificabili e logiche. Questo tipo di comportamento non emerge spontaneamente ma deve essere imposto dai redattori attraverso delle regole adeguate. 

Una volta ancora: l'autoregolazione spontanea non esiste, i vari miti anarco-libertari, a questo riguardo, sono socialmente dannosi perche' falsi. La ragione e' ovvia: la presenza di informazione privata crea incentivi per approfittare degli altri e porta ai peggiori fra gli equilibri di Nash possibili in questo gioco.  

P.S. Una conseguenza dell'ultima osservazione e' che, mentre io apprezzo il tuo gesto, non credo possa avere effetti aggregati, anzi; ti invito quindi a continuare a commentare. Meno persone per bene vi sono a discutere, anonimamente o meno, piu' forte e' l'incentivo per l'anonimo vigliacco di compiere i suoi raids.  

Re: anonimi

OutLier 7/6/2012 - 19:09

Caro Michele,

raccolgo con piacere il tuo invito a continuare con i commenti sul blog e ti ringrazio per aver chiarito – per chi non  l’avesse compresa – la tua posizione rispetto ai commentatori anonimi.

In effetti non è banale contenere l’intrusione del troll che, celandosi dietro l’anonimato, sceglie deliberatamente di interferire nella discussione con argomentazioni false e pretestuose oppure, senza dimostrare la propria tesi, denigra le idee, il lavoro o la competenza altrui. Mi pare che nessuno in questo blog neghi la possibilità di essere in disaccordo con quanto viene illustrato e discusso nei vari post; proprio per questo è importante però che le proprie affermazioni e convinzioni abbiano una valenza logica, coerente e intelligibile e siano, quando è possibile, comprovabili. Soprattutto è bene che la discussione proceda con stile e buon gusto, vale a dire con educazione. Quando sono presenti questi elementi, pur restando valida l’idea che la posizione paritaria tra interlocutori sia preferibile, l’essere anonimi o noti, a mio modesto avviso, cambia poco e le cose tendono a funzionare piuttosto bene.

Non è forse vero, in fin dei conti, che la forza di un’idea trascende colui che la esprime?

Per il momento gradirei poter restare anonimo, con il benestare della redazione, alle condizioni scritte sopra. Se tali condizioni sono sufficienti a garantire il dialogo costruttivo continuerò a commentare cercando di contribuire nelle mie possibilità, tempo (poco, purtroppo) permettendo.

 

EB73,

Leggo solo adesso questo thread (stavo viaggiando nei giorni scorsi).

Come dice Michele non è, diciamo così, cortese intavolare un discorso col cappuccio in testa. Se hai un motivo (legato alla tua professione, per esempio) per restare anonimo sarebbe stato gentile se tu mi avessi scritto un email privatamente (giulio.zanella@unibo.it) per farmi sapere con chi avevo il piacere di discutere. Avrei certamente rispettato un anonimato (in pubblico) giustificato Se, invece, non hai motivo di restare anonimo sarebbe un atto di cortesia firmarsi (questo vale per tutti i lettori, naturalmente).

Comunque, brevemente: ho letto gli atti del convegno. L'unica presentazione che parlava di gender gap era quella di Roberta Zizza, che conosco personalmente e stimo molto e che quindi prendo sul serio.

Roberta documenta sommariamente il gender gap in Italia alla slide 8, e se capisco bene come sono costruite le stime quei dati sono in linea con quelli riportati nel post.

Nulla di quello che segue nella presentazione di Roberta, però, dimostra che quello che ho scritto è superficiale, men che meno scorretto.  Al contrario, diverse tra le cause elencate puntano proprio a meccanismi di autoselezione, come quello nelle diverse discipline documentato da Roberta nella slide 13 e menzionato anche da chemist, che ringrazio (un altro anonimo che dovrebbe smettere di essere tale :-)) . A me pare ovvio che una laureata in lettere e un igegnere finiranno per essere selezionati in mansioni diverse. A te pare superficiale, ne prendo atto.

Chiarisco infine che l'obiettivo del post (rileggere per credere) non è 

giustificare il fenomeno di segregazione verticale delle donne ben evidenziato dai dati di banca d'italia

bensì argomentare che è del tutto implausibile che il gender gap in Italia sia dovuto interamente alla discriminazione, come la capace senatrice e l'incapace (lui si, possiamo concordare su questo?) sottosegretario al welfare implicitamente assumono o lasciano assumere.

Tutto qui.