Titolo

Law and economics, in salsa nostrana.

2 commenti (espandi tutti)

Caro OutLier, 

 

di solito "nomen omen" si usa in senso negativo (l'ultima volta io l'ho fatto con riferimento al signor Buffon) ma, nel caso tuo, lo sto facendo in senso positivo. Nel senso che apprezzo la tua onesta' intellettuale ed anche personale. 

A fronte della tua saggia decisione (di nuovo, niente ironia in questo commento) vorrei sottolineare due o tre cose rilevanti.

 

Io non ce l'ho con il commento anonimo random o con l'anonimo che in buona fede fa domande e pone questioni a mente aperta. Ce l'ho con l'anonimo vigliacco, come il soggetto che si nasconde dietro a EB73, il quale arriva, prende in giro qualcuno con nome e cognome sparandogli addosso accuse sia false che pesanti e palesando una conoscenza della materia che, platealmente, non possiede ma che pretende avere. Grazie all'anonimato spara raffiche di cose assurde senza doverne poi pagare il prezzo quando qualcuno si prende la briga di provare che tali sono. Il caso EB73 non e' unico e, anche se non e' molto frequente, e' socialmente molto dannoso.  

Per un paio di settimane, sino a circa dieci giorni fa, abbiamo dovuto sopportare uno tsunami di commenti, uno piu' vuoto ed offensivo dell'altro, firmati da non mi ricordo quale acronimo che iniziava per A. Costui, spacciandosi per un genietto della matematica italiana, sparava falsita' a raffica, falsita' che costringevano redattori ed autori del pezzo (uno ero io) a del lavoro extra (ossia, ad una perdita di tempo) non tanto per apprendere qualcosa o discutere seriamente ma solo per evitare che i lettori prendessero per veritieri affermazioni demenziali. Avendo costui superato i limiti non solo della decenza ma anche dell'indecenza gli ho fatto gentilmente intendere che sapevamo chi era, nome, cognome, papa', mamma e tutto il resto. Sparito. Ma il tempo perso perso rimane. 

Da qui, a mio avviso, la necessita' di limitare i danni che i pochi commentatori sia anonimi che cialtroni provocano a tutti, anche ai molti che commentano anonimamente per pura timidezza e che vorrebbero continuare a discutere ed imparare uno dall'altro. Continuo a pensare, oggi come sei anni fa, che l'anonimato assoluto ed incondizionato sia un male che porta a brutti equilibri. Penso occorra permettere alle persone di commentare anonimamente sino a quando non mettono sul piatto affermazioni dubbie o questionabili da altre. Quando cio' avviene e' meglio chiedere che si giochi a carte scoperte in modo tale che la discussione sia paritaria e, soprattutto, che ognuno abbia il medesimo incentivo di cercar di dire cose verificabili e logiche. Questo tipo di comportamento non emerge spontaneamente ma deve essere imposto dai redattori attraverso delle regole adeguate. 

Una volta ancora: l'autoregolazione spontanea non esiste, i vari miti anarco-libertari, a questo riguardo, sono socialmente dannosi perche' falsi. La ragione e' ovvia: la presenza di informazione privata crea incentivi per approfittare degli altri e porta ai peggiori fra gli equilibri di Nash possibili in questo gioco.  

P.S. Una conseguenza dell'ultima osservazione e' che, mentre io apprezzo il tuo gesto, non credo possa avere effetti aggregati, anzi; ti invito quindi a continuare a commentare. Meno persone per bene vi sono a discutere, anonimamente o meno, piu' forte e' l'incentivo per l'anonimo vigliacco di compiere i suoi raids.  

Re: anonimi

OutLier 7/6/2012 - 19:09

Caro Michele,

raccolgo con piacere il tuo invito a continuare con i commenti sul blog e ti ringrazio per aver chiarito – per chi non  l’avesse compresa – la tua posizione rispetto ai commentatori anonimi.

In effetti non è banale contenere l’intrusione del troll che, celandosi dietro l’anonimato, sceglie deliberatamente di interferire nella discussione con argomentazioni false e pretestuose oppure, senza dimostrare la propria tesi, denigra le idee, il lavoro o la competenza altrui. Mi pare che nessuno in questo blog neghi la possibilità di essere in disaccordo con quanto viene illustrato e discusso nei vari post; proprio per questo è importante però che le proprie affermazioni e convinzioni abbiano una valenza logica, coerente e intelligibile e siano, quando è possibile, comprovabili. Soprattutto è bene che la discussione proceda con stile e buon gusto, vale a dire con educazione. Quando sono presenti questi elementi, pur restando valida l’idea che la posizione paritaria tra interlocutori sia preferibile, l’essere anonimi o noti, a mio modesto avviso, cambia poco e le cose tendono a funzionare piuttosto bene.

Non è forse vero, in fin dei conti, che la forza di un’idea trascende colui che la esprime?

Per il momento gradirei poter restare anonimo, con il benestare della redazione, alle condizioni scritte sopra. Se tali condizioni sono sufficienti a garantire il dialogo costruttivo continuerò a commentare cercando di contribuire nelle mie possibilità, tempo (poco, purtroppo) permettendo.