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La responsabilità sociale dell'impresa: un dialogo

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L'interpretazione di Moro, circa le differenze tra Freeman e Friedman, appare molto interessante, e alla fine appare essere il perno centrale dell'intera questione delle CSR.

Non capisco a proposito se il duo Barigozzi/Milanesi ritiene invece che le pratiche di CSR possano/debbano essere realizzate anche a discapito del valore per gli shareholders e della massimizzazione del profitto (ovviamente nel lungo periodo)

In sostanza, le pratiche di CSR sono finalizzate all'interesse (finale,indiretto,rimandato o che dir si voglia) delle imprese, o nell'esclusivo interesse degli stakeholders?

 

Edoardo

Non conosco la risposta di Barigozzi/Milanesi ma conosco la risposta che mi sono dato io discutendone con esperti.

La massimizzazione del profitto resta la missione principale dell'azienda. Due dei punti fermi che si pongono sono generalmente che non si fa CSR quando si è obbligati da una legge ne si fa CSR quando si dona parte dei propri profitti (si chiama beneficienza!).

Vedo che in questa discussione mancano alcuni concetti essenziali. Veniamo al concetto di massimizzazione del profitto. Cosa significa? Se Apple volesse massimizzare i profitti potrebbe smettere di produrre iPhone e mettersi a scommettere sul mercato dei derivati con leva altissima e fare un sacco di soldi (sto semplificando). Qual'è il problema di questo approccio? Prima di tutto Apple starebbe cambiando il proprio set "Vision-Mission-Strategy" che sono quello in cui gli Shareholders hanno investito. Il secondo problema è che Apple starebbe aumentando i profitti in cambio di un aumento del rischio. In generale quando si parla di massimizzazione dei profitti è necessario anche capire i rischi connessi alla massimizzazione dei profitti e di fatto si tratta di trovare un ottimo paretiano tra massimizzazione del profitto e minimizzazione del rischio.

In questo senso le pratiche di CSR si inseriscono nelle pratiche aziendali in quanto CSR produce una forma di "brand insurance" che i sostenitori delle pratiche di CSR sostengono ridurre i rischi.

Solo in questo senso si riesce a riconciliare correttamente Friedman e Freeman. Non nego gli effetti di CSR su altri elementi: l'idea di attrarre i migliori lavoratori con benefit vari è sicuramente un modo di massimizzare i profitti ma non si potrebbe dimostrare la differenza tra una società come Goldman Sachs che ha un pessimo record in fatto di CSR ma è altamente profittevole ed offre i migliori benefit ai propri dipendenti migliori per trattenerli (ed è una mossa di massimizzazione del profitto in perfetto stile Friedman).

non e' massimizzare i profitti tout court. E' massimizzarli producendo iphones, perche' questo sa fare, mentre non sa operare nel mercato dei derivati. Ora, se CSR faccia aumentare i profitti di Apple, io non ne ho idea. 

...quindi ad Apple domani si mettono a studiare derivati e dall'anno prossimo si lanciano in borsa.

Risposta forse un po' riduttiva anche perché io sollevavo due altri punti precisi su CSR che nei due articoli sono mancanti. Ovvero la necessità di fare strategic CSR (allineare le pratiche di CSR con Vision e Mission dell'azienda che con le core competencies non c'entrano nulla) ed il fatto che semplificare Friedman con la massimizzazione dei profitti senza considerare il profilo di rischio è appunto questo, una semplificazione. E con questa semplificazione si perde il secondo punto molto discusso su CSR che è la funzione di "brand insurance".

Poi posso capire che per questioni di spazio questi due aspetti piuttosto complessi non siano rientrati nell'articolo che mi pare più strutturato come introduzione al tema che come discussione tecnica di tutti gli aspetti. Per questo sarebbe bello vederne di successivi anche perché il dibattito sul tema in Italia mi sembra molto più indietro di quello che ho trovato in America.

 

Ciao

L.

Diamo per assodato che ad Apple vogliano fare ipods e non prodotti finanziari derivati per favore. Assumere che possano mettersi a fare dell'altro mi pare sposti la questione senza risolverla, quindi continuiamo a fargli fare ipods (qualcuno deve pur farli se sono cosi'utili).

Diamo anche per assodato che vogliano un certo profilo di profittabilita/rischio, visto che presumibilmente con o senza CSR possono comunque giostrarsi su quelle dimensioni in vari modi. 

Mi pare tu dica che adottare CSR faccia cambiare il rischio, cosa che non trovo difficile credere. Pero dubito che CSR sia  l'unica dimensione del panorama delle loro scelte che fa cambiare il rischio. Se cosi' fosse, e se CSR fa diminuire il rischio, possono ri-aumentarlo con altri tipi di scelte. A questo punto, non e' piu' cosi' ovvio che debbano usare CSR per realizzare la combinazione desiderata di profittabilita' / rischio.

Il punto e' che CSR implica altre cose, oltre che a rischio, altre cose che rientrano nel loro sistema preferenziale, e che vanno pesate con le altre dimensioni a loro "utili" (profittabilita', rischio, etc...). 

Stavo un po' forzando l'esempio di Apple e derivati. Però secondo me vanno osservate due cose.

La prima è che comunque la dimensione del profitto non sia l'unica con cui analizzare la strategia di impresa (entra il rischio, le scelte personali ed altro ancora).

La seconda, più importante, è che CSR c'entra in queste dimensioni multiple che l'articolo non ha ancora sfiorato, quindi rinnovo l'invito, se ve la sentite continuate sul tema.

 

P.s: non sono critiche, sono incoraggiamenti nel continuare così, NfA è uno dei pochi siti nella mia lingua natia dove si parla di economia in termini ne scontati ne banali e senza il tipico buonismo italiano.

Ricorda che gli shareholders sono i primi stakeholders dell'impresa. Inoltre solo l'ultima delle tre interpretazioni di CSR illustrate nell'articolo introduttivo non è compatibile con la massimizzazione del profitto.