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La responsabilità sociale dell'impresa: un dialogo

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Non mi pare che, come sostengono Francesca e Sonia, freeman sostenga che "se l'impresa adotta un approccio più inclusivo ... questo distoglie solo apparentemente l'impresa dai suoi obiettivi di massimizzazione del profitto ...". Così mettendo la questione ha ragione Andrea quando dice che "allora sono la stessa cosa". In realtà freeman (che non a caso ci tiene a precisare di essere un filosofo e non un economista...) sostiene che l'impresa ha l'obiettivo di massimizzare la funzione di utilità di ognuno degli stakeholder. Il fatto che da questa visione sia derivata la csr, one strategia che mira, sempre nell'ambito della massimizzazione del profitto, ad includere gli stakeholder nella gestione dell'impresa e' proprio causato dalla necessita' di riconcililare le due teorie (shareholder e stakeholder) che sono del tutto contrapposte. La prima risolve una funzione con un unico obiettivo (profitto) la seconda vorrebbe risolvere una funzione multi obiettivo (l'utilità di ciascuno degli stakeholder) con la conseguente impossibilita' ad essere attuata a causa dei trade-off tra gli obiettivi dei diversi stakeholder. Con la csr si e' introdotta una strategia per considerare gli stakeholder nella visione per shareholder (Mac profitto). Ma questo ha travisato la teoria originaria.

La nostra interpretazione della teoria di Freeman è che gli shareholder possono essere considerati una particolare “categoria” di stakeholder, i cui interessi non vanno ignorati, ma “mediati” con quelli delle altre categorie di stakeholder.  Forse, il modello di responsabilità sociale d’impresa ha avuto recentemente un buon successo poichè, nel lungo periodo, la “mediazione” tra gli interessi degli shareholder e degli altri stakeholder può risultare profittevole per l’impresa.