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La responsabilità sociale dell'impresa: un dialogo

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Ti rispondo usando solo il buon senso. Il lavoratore che accetta di lavorare in condizioni "difficili", accettando, ad esempio, che l'impresa  per cui lavora non metta in atto (vale a dire investa dei soldi a scapito dei suoi profitti) tutte le misure necessarie a garantirne la sicurezza, nel momento in cui ha un incidente, magari grave ed invalidante, diventa un costo per la società tutta e non solo per l'impresa, che una volta liquidati i danni personali nulla più dovrà a quel lavoratore, mentre lo stato dovrà, giustamente, garantire a quel lavoratore il sostegno (economico) necessario a poter continuare una vita degna di questa nome (assegni di invalidità e quant'altro).

 

In estrema sintesi io non voglio pagare con le mie tasse la "profittevole" irresponsabilità altrui, senza contare, inoltre, che quell'impresa opera una concorrenza sleale nei confronti delle altre imprese che, invece, adottano misure di sicurezza adeguate.

 

No

Andrea Grenti 26/6/2012 - 17:36

non c'è alcuna concorrenza sleale, dato che l'idea è quella che qualsiasi impresa possa usufruire della libertà di contrattazione.
Il discorso delle "misure necessarie a garantire la sicurezza" e la "profittevole irresponsabilità altrui" è puramente ideologico, perché lo Stato non può sapere quali misure o garanzie possano andare al lavoratore e al datore di lavoro e l'impresa non se ne approfitta per niente siccome non può, anche se volesse, ribaltare gli equilibri del mercato. Il lavoratore/cittadino, inoltre, non è costretto ad accettare l'offerta e quindi certe condizioni.

Gli incidenti gravi accadono anche con tutte le norme e i privilegi possibili ed inimmaginabili. Col sistema attuale sanitario/assicurativo, vengono avvantaggiati soprattutto coloro che potrebbero permettersi le spese sanitarie e di malattia senza pesare eccessivamente sulla collettività. I cittadini più ricchi potrebbero utilizzare assicurazioni private, così lo Stato spenderà di meno e ne beneficeranno coloro che non possono permettersi questi o altri servizi. Inoltre, in base al reddito, lo Stato coprirà solo una parte delle spese sanitarie (o anche di altri servizi). Mentre ora, i cittadini di fascia medio-bassa devono pagare le tasse in ogni caso per la sanità o l'istruzione (non usufruendone magari), e mantenere così anche chi potrebbe permettersi il pagamento di tali spese.

non fa una piega, bisognerebbe però che i "ricchi" ammettessero di essere tali e non cercassero di figurare più poveri di quanto siano per accedere in modo agevolato a servizi che potrebbero pagarsi tranquillamente a prezzo pieno (tariffe varie dalla scuola materna all'università per fare l' esempio più banale).

di pagamento è basato sui redditi familiari, difficilmente possono eluderlo.

Se intendi i presunti evasori che dichiarano meno di quello che guadagnano, allo stato attuale non è possibile verificarlo. Devi necessariamente riformare il sistema fiscale (le retate della guardia di finanza non servono molto), e quindi rendere tracciabili le spese.

mi resta il dubbio (si fa per dire!) del perchè, almeno negli ultimi trent'anni, non si siano fatti grandi passi in questa direzione.

In estrema sintesi io non voglio pagare con le mie tasse la "profittevole" irresponsabilità altrui, senza contare, inoltre, che quell'impresa opera una concorrenza sleale nei confronti delle altre imprese che, invece, adottano misure di sicurezza adeguate.

Scusa se entro forse a capocchia in un ramo (forse) chiuso della discussione ma a ben vedere accettiamo di pagare con le nostre tasse l'irresponsabilità di chi fuma (e finirà prima o poi con creare spesa sanitaria a se' ed anche ad altri) oppure degli alcolizzati (30'000 morti  ogni anno). E sono numeri ben piu' alti delle vittime di incidenti sul lavoro.

Certo, c'è una differenza tra scelta individuale (fumare, bere etc) e relazioni  con altri (rapporti di lavoro, circolazione stradale) ma sempre di irresponsabilità si tratta.

Eppure credo che non considereresti etico negare le cure all'acolista o dire che chi non indossava la cintura di sicurezza in auto (o il casco nel cantiere) che il conto dell'ospedale se lo deve pagare lui.

Non  credo quindi che il "non voglio pagare il costo di errori altrui" sia la leva giusta che spiega perché lo stato debba o non debba intervenire per garantire la sicurezza delle persone. Credo che ci sia un limite, una soglia. Alcuni interventi sono legittimi e doverosi (per esempio la sicurezza stradale, quella alimentare, quella sui farmaci e quella sul lavoro) ma anche qui si puo' eccedere con gli obblighi come si puo' volare piu' bassi lasciando alla maturità delle persone. E di solito gli obblighi sono forti dove le persona sono mediamente meno istruite.  Intuisco allora che in alcuni settori (ed il lavoro è uno di questi) se la cultura generale sia dell'impresa sia dei lavoratori fosse elevata, non ci sarebbe bisogno di alcuna legislazione stringente, di alcun obbligo. Basterebbero norme minime, basata su consigli. Non è il caso dell'Italia.