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La responsabilità sociale dell'impresa: un dialogo

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Nell'articolo si cita questo nuovo documento (EUROPEAN COMMISSION, Brussels, 25.10.2011, COM(2011) 681 final. “A renewed EU strategy 2011-14 for Corporate Social Responsibility”) che ribadisce l'approccio volontario come del resto la maggior parte degli altri documenti, risoluzioni, raccomandazioni, linee guida, ecc.; la volontarietà, tuttavia, non è esente da difetti: può nascondere ragioni meramente pubblicitarie, di costruzione o di rifacimento dell'immagine, anche se indipendenti i controllori (enti certificatori) possono essere “catturari” e poi nel caso della introduzione di agevolazioni e sgravi fiscali, l'adesione potrebbe ridursi ad un semplice bilancio costi/benefici, in termini di comparazione tra gli ovvi benefici derivanti dalle agevolazioni/sgravi stessi e i costi: 1) di implementazione di un sistema di rendicontazione (certificazione/rating, bilancio sociale ecc), e nel migliore dei casi 2) dell'effettivo impegno al miglioramento continuo del risultato nelle aree/attività aziendali interessate da CSR 3) dell'eventuale attività filantropica.
Mi sembra di capire che lo stimolo maggiore sia giunto principalmente dalla pressione esercitata dai cittadini (singoli o loro forme associative) e dalle loro decisioni d'acquisto, che svolgono in un certo senso anche funzione di controllo sanzionatorio.
In effetti i dipendenti di una azienda possono toccare con mano l'efficacia delle politiche rivolte ad esempio ai neogenitori come flessibilità oraria, telelavoro, contributi spese per nido o baby sitter, ecc., come pure ciascuno, quale propria decisione autonoma, puo' scegliere questo o quel fondo etico del quale ne approva valori, struttura e attività o acquistare bond etici.
Tra le varie forme di incentivo alla CSR la Prof. Barigozzi in un commento individua gli sgravi fiscali e in questo caso mi chiedo in che misura per i cittadini è davvero possibile accertare il raggiungimento degli impegni assunti in materia di riduzione delle emissioni inquinanti o che so, la veridicità dell'andamento del tasso di turnover medio del personale, del n. di malattie/infortuni sul lavoro o l'efficacia delle iniziative presso le comunità locali, così come dichiarato nel bilancio sociale dell'impresa X sussidiata.
La seconda forma di incentivo citata, “l'offerta di alcuni vantaggi negli appalti pubblici”, se è correlata a capitolati recanti clausole contrattuali di CRS strettamente vincolanti e ben identificate, dovrebbe quantomeno fornire la possibilità di un controllo più diretto ed immediato da parte della PA.
Ho trovato interessanti i punti: 3.4 The role of public authorities and other stakeholders, 4.3. Improving self- and co-regulation processes e 4.6. Further integrating CSR into education, training and research, anche se vorrei capire come potrebbe essere concretamente progettato un sistema di monitoraggio (sanzionatorio) in presenza di sussidi o sgravi fiscali, tenendo conto dei ruoli e funzioni che il documento assegna ai vari agenti coinvolti e di quanto stabilisce al punto 4.3: “provide for objective monitoring mechanisms, performance review and the possibility of improving commitments as needed; and include an effective accountability mechanism for dealing with complaints regarding non-compliance.”. Mi riferisco ad un monitoraggio esterno diverso ed ulteriore rispetto ad esempio alla rendicontazione volontaria in conformità con il G.R.I., al bilancio sociale certificato, alla presenza di organi volontari interni o a codici etici.
Perdonate il ritardo e la lunghezza del commento.