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Come e dove ridurre la spesa pubblica. Un esercizio di benchmarking

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Pochi giorni fa è uscito questo documento a cura del Centro Einaudi http://www.quadrantefuturo.it/appunti/congiuntura/spesa-pubblica-chi-vince-e-chi-perde-in-europa.aspx Qui le conclusioni sono diverse dal vostro articolo, si suggerisce che la spesa pubblica non vada ridotta, in quanto è già bassa se si esclude la spesa pensionistica. Cosa ne pensate? credo che comunque le due analisi non siano inconciliabili, anzi, questo articolo di Lanfranconi può essere interpretato come un'analisi(o proposta) dettagliata di ciò che si intende per "riorganizzazione della spesa" così come specificato nella conclusione dell'articolo di Quadrante Futuro. Dopotutto è abbastanza intuitivo riconoscere che se a livello generale la spesa pubblica è ad un buon livello se confrontata con il benchmark degli altri Paesi, ciò non è necessariamente vero per quanto riguarda il bilanciamento della composizione delle voci interne, come appunto cerca di far chiarezza l'articolo di Aldo.

Grazie Andrea il tuo intervento mi dà la possibilità di chiarire alcuni punti.

Anzitutto voglio precisare che le sorgenti dei dati sono diverse (Eurostat il mio articolo, FMI quella del tuo link); inoltre la Fondazione Einaudi non specifica l'anno di riferimento (2010 e 2011 per quelli del mio articolo); la data non risulta determinabile neppure  guardando i trends Eurostat degli ultimi anni (tabella 1) da cui però emerge  la grande differenza  della spesa primaria del Regno Unito. (è dal 2008 che la spesa non è sotto il 43%)

 

Tabella 1

 

La differenza più importante è però la prospettiva dei due studi: la Fondazione Einaudi pare accontentarsi di rendere uguale l'incidenza della spesa su pil (peccato portando un nome così prestigioso) mentre io mi pongo il problema di dimensionarla in modo  che, con la stessa pressione fiscale, si centri lo stesso risultato bottom line; questo vuole dire compensare con una spesa minore la situazione meno favorevole di interessi ed "altre entrate non tributarie", come d'altronde detto qui:

 E' doveroso sottolineare che nella futura prossima situazione europea in cui tutti gli stati dovranno raggiungere e conservare il pareggio di bilancio varrà la seguente identità: 

Pressione fiscale = spesa primaria + spesa per interessi - altre entrate non tributarie.

Per poter imporre la stessa pressione fiscale non sarà sempre sufficiente avere la stessa spesa primaria; nel 2011, prendendo come riferimento la Germania, i nostri interessi erano più alti di 2,3 punti e le nostre entrate non tributarie minori di 0,8 punti per cui per avere il pareggio (o comunque lo stesso indebitamento netto) con la stessa pressione fiscale (ora 42,7% contro 39,5%) la nostra spesa primaria avrebbe dovuto essere inferiore di 3,1 punti. Poichè nel 2011 era addirittura superiore di 2,1 punti lo stesso deficit e la stessa pressione fiscale avrebbero richiesto un taglio della spesa di 5,2 punti di pil, oltre 80 miliardi

Pensare di essere a posto avendo la stessa spesa primaria/pil degli altri è da un punto di vista economico sbagliato così come lo è pensare di potere avere la stessa spesa pro capite. Anche la stessa spesa totale/pil non è sufficiente se si hanno minori "altre entrate non tributarie".

 

Non è poi vero, almeno secondo i dati Eurostat, che la nostra spesa, al di fuori della pensionistica , sia minore di quella tedesca (figura 2)

 

Figura 2

 

 

Nell'articolo per ogni classe di spesa mi preoccupo anzitutto di individuare le sottoclassi da ribilanciare dopo di che ritengo risparmiabile quanto speso di più in ogni sottoclasse; ritengo invece congruo quanto speso di meno per le sottoclassi che non ho ritenute necessarie ribilanciare.

 

Infine qualche considerazione sulla spesa pensionistica che pare essere l'unico obiettivo della Fondazione Einaudi.

La nostra spesa pensionistica allargata (circa old age + survivors + sickness e disability) è 3,5 punti superiore alla tedesca; se si considera la spesa netta, considerato il notevole vantaggio fiscale che la Germania concede alle pensioni (figura 3) la differenza si riduce a poco più di 2 punti. La riforma Fornero, dal 2016 quando gli effetti saranno a regime la ridurrà (netta) a 1 punto.

Figura 3

fn