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Come e dove ridurre la spesa pubblica. Un esercizio di benchmarking

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Il benchmarking sulla spesa totale e la sua distribuzione può aiutare, ma non risolve il problema di fondo, che è quello di analizzare, con il maggior dettaglio significativo possibile, un'attività in tutte le sue componenti, e modificare quegli elementi che la rendono attualmente insoddisfacente. Pertanto, analizzare i costi senza, per esempio, analizzare e correggere i processi, la qualità della prestazione fornita e gli obiettivi della medesima, potrebbe rivelarsi inefficace e fuorviante.

 

La metodologia prevede di determinare l'oggetto del benchmarking (e già qui se ne possono elencare moltissimi). I suoi obiettivi. I metodi quantitativi per misurare gaps e definire la misura delle future prestazioni, e così via. Per fare tutto ciò, dato anche il ritardo culturale della nostra PA, ferma come sappiamo a riti borbonici, occorrerà un tempo che si può facilmente stimare in qualche lustro. E una quantità gigantesca di risorse umane, motivata, onesta e pertanto non facilmente reperibile.

 

Si fa nulla, allora? No. Mentre si avviano ed eseguono processi di revisione più strutturati, ci si può dare obiettivi di breve e di medio periodo che siano realistici, e ci si dovrà accontentare di "tecniche", mi si passi il termine, più rozze ma di sicuro efficaci. Nessun fornitore muore se gli chiedi uno sconto del 10% rispetto al prezzo dell'anno prima. Da noi, invece, la prassi consolidata è di aumentare il prezzo della prestazione o della fornitura rispetto al passato. Puoi provare ad eliminare la corruzione (diffusa e costosa) riducendo drasticamente la discrezionalità dell’Amministrazione, e dunque eliminando o riducendo i centri di spesa autonomi. Puoi fare contratti che non prevedano la revisione prezzi. Puoi ridurre le spese di personale evitando, per un certo periodo, di sostituire chi va in pensione. E così via.

 

Fermare il declino sarà un duro lavoro di molti anni. Che non riuscirà se non ci si attrezza adeguatamente e non potrà prescindere da un cambiamento della cultura prevalente nel paese.

Puoi provare ad eliminare la corruzione (diffusa e costosa) riducendo drasticamente la discrezionalità dell’Amministrazione, e dunque eliminando o riducendo i centri di spesa autonomi.

Secondo me questa ricetta di miglioramento della spesa pubblica, ampiamente abusato in Italia con risultati a mio parere ridicoli, non e' il sistema migliore.  L'amministrazione centrale della spesa pubblica e' decisa a Roma dove il livello di corruzione e' probabilmente superiore alla pur alta media nazionale.  Poggiolini decideva sui farmaci di tutta Italia accumulando tonnellate di oro e regalie assortite nei divani di casa, frutto di corruzione stando ai resoconti della Stampa, e l'Italia aveva (e continua ad avere) farmaci a spese degli utenti finali tre volte piu' costosi della Francia.

Cio' che pervicacemente non si vuole fare in Italia (perche' ne soffrirebbe l'acquisto del consenso con la spesa pubblica) e' confrontare seriamente le diverse spese locali per uguali servizi per costringere chi inequivocabilmente spreca ad allinearsi ai migliori standard.  Esaurite le diversita' di spesa locale, si potrebbe poi passare al confronto coi migliori standard esteri.

Questo metodo di procedere divide i compiti, le amministrazioni locali decidono come spendere, lo Stato centrale controlla, incentiva, punisce, scambia informazioni sulle pratiche migliori. Ognuno dei due attori ha meno margini per rubare e per usare la spesa pubblica per comperare consenso. Col sistema dove tutta la decisione di spesa si concentra al livello dello Stato centrale non si risolvera' mai nulla, secondo me.

Poi ovviamente un vero federalismo virtuoso prevederebbe che le amministrazioni locali rendano conto direttamente ai loro elettori delle loro spese, ma questo sembra essere una specie di tabu' in Italia e comunque rimane fantascienza finche' le finanze locali sono alimentate in gran parte con trasferimenti dal centro, fatto che e' una delle ragioni primarie del disastro italiano.

Non mi sogno di proporre un unico centro di acquisti nazionale. Ma fra l'avere ogni ospedale  che acquista i rotoli di carta igienica che gli servono e un solo centro che li acquista per tutti gli ospedali d'Italia forse una posizione intermedia esiste. Controllare mille potenziali ladri è più difficile di controllarne cento, credo. Lo sminuzzamento non aiuta, se non altro per questione di volumi acquistati e di competenze negli acquisti (parlando di acquisti) che bisogna pur avere. 

 

"Poi ovviamente un vero federalismo virtuoso prevederebbe che le amministrazioni locali rendano conto direttamente ai loro elettori delle loro spese, ma questo sembra essere una specie di tabu' in Italia e comunque rimane fantascienza finche' le finanze locali sono alimentate in gran parte con trasferimenti dal centro, fatto che e' una delle ragioni primarie del disastro italiano."

 

Su questo sono perfettamente d'accordo. Mi piacerebbe vivere in un paese dove lo stato centrale raccoglie attraverso le imposte esattamente il minimo indispensabile per il suo funzionamento. Il resto di ciò che si spende dovrebbe essere una decisione presa a livello locale, e controllata nello stesso ambito.