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Le resistenze alla valutazione della scuola

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«Valutazione della scuola» è locuzione troppo ampia per quello di cui si tratta qui, e cioè la valutazione del profitto degli studenti, anche detta tradizionalmente «accertamento del profitto» o «verifica del profitto». Questo era solo un incipit, che però mi è parso utile ribadire, in un contesto caratterizzato dalle controversie legate al significato della valutazione, e delle varie attività di valutazione, nella scuola.

Ora, sembra spesso a chi legge di questi temi - e certamente al sottoscritto - che l'approccio dei cantori dei test standardizzati sia del tipo: "Fino ad ora non si è mai misurato il profitto. Adesso vi insegnamo noi come si fa, branco di pelandroni che non siete altro". E giù con la somministrazione delle loro prove all'ignaro fanciullo, che si trova in mano un test che tipicamente corrisponde alla verifica di alcune competenze, sulle quali le attività formative si indirizzano solo in parte (anche se mi dicono che ora stanno invalsando un po' tutti i libri scolastici), perché la nostra scuola si è sempre concentrata sullo sviluppo e sulla verifica di altre competenze - ad esempio quelle necessarie per l'elaborazione di un buon componimento in lingua Italiana, o per rispondere, con ragionamenti anche complessi, a delle interrogazioni su programmi disciplinari di contenuto culturale e scientifico abbastanza ampio e profondo.

Insomma gli esami di profitto non li ha inventati l'INVALSI; si sono sempre fatti, nella scuola, e sono stati congegnati utilizzando quello spettro di prove che sono tradizionalmente apparse adeguate ai rispettivi programmi educativi ad una moltitudine di docenti e discenti. Da qui, mi pare, l'atteggiamento di circospezione se non di ripulsa che circonda l'impresa dell'INVALSI, che ha radicalizzato gli animi.

Ma ovviamente c'è dell'altro, e cioè la critica scientifica più puntuta a(lle pretese didattico-scientifiche di) codesti test. Anche se non è espressa in quelle forme più elaborate che vengono discusse altrove, la critica è "intuita" o "interpretata" dagli insegnanti italiani secondo le loro capacità di risposta e di analisi.

Beninteso, anch'io sono favorevole ad una maggiore "standardizzazione" degli esami, se con questo si intende "tornare allo spirito dell'Esame di Stato" (cioè far corrispondere la realtà all'intenzione), ma applicando i concetti e le tecniche del caso alla concreta realtà delle competenze attese e - quindi  - sviluppate, nella scuola italiana. Se, poi, vi è carenza di talune di queste competenze, andranno cambiati i programmi di insegnamento per svilupparle meglio: non voglio certo "fossilizzare" la formazione su canoni immodificabili.

RR

Mi preme sottolineare che nella scuola dove ho insegnato per gli ultimi sei anni ,ISN, il programma americano veniva testato, come si fa in tutte le scuola in america, con i standardized test; la nostra scuola essendo internazionale compra un test australiano che ci permette di comparare il profitto dei nostri studenti con tutte le scuola internazionali del mondo a parita' di target studentesco (viene tenuto in considerazione l'alto livello di studenti ESL  e veniamo paragonati a scuole con simile percentuale di studenti migranti). Fino alla terza media la nostra scuola fa il doppio programma e percio' sono direi almeno tre o quattro anni che i nostri alunni fanno la prova INVALSI.(non e' la mia sfera di copetenza io insegnavo italiano nel programma americano delle medie/superiori)

Il vero problema che io vedo come madre e come insegnante e' che per far si che la propria scuola non scada di livello in percentuale, sia in America che a ISN (International School of Naples) si lavora prima della data del standardized test non ad insegnare la propria materia ma a far si che gli studenti sappiano come fare il test per sperare di ricevere una posizione alta in percentuale rispetto al target di riferimento.

Questo succede anche nelle scuole DODDS (scuole del ministero della difesa americano per i figli del personale militare e civile disloccati in tutto il mondo) per tutte le scuole statali, parrocchiali private degli Stati Uniti. I test sono dal K al 11 grade ogni anno dispari e per alcune scuole si chiamano Terranova Test. 

Quello che voglio dire e' che, in America, siccome i distretti scolastici ricevono fondi in base alla qualita' del profitto degli studenti misurata tramite questi test standard, si arriva all'assurdo di spendere ore di  insegnamento a preparare i ragazzi a capire come si passa al meglio il test anche se (essendo come le prove INVALSI) si tratta di un test che testa quanto hai assimilato, non influscie su quello che veramente , secondo me, preme ad un insegnate o a un genitore: che il figlio sia messo in grado di pensare con la propria testa, che sappia esporre oralmente e per inscritto nella propria lingua madre o nella lingua principale di istruzione e che sia in grado di capire che lo studio ed il sapere sono fonti di progresso, di potere e di miglioramento per la societa'.

my two cents

giuliana allen

e se ne può discutere, ma mi pare che ci sia un uso, diciamo così, "minimale", che è quello di evidenziare casi estremi o quasi-estremi di incompetenza, o disinteresse ad operare nell'interesse degli alunni e nelle famiglie. Per questo scopo i test che ho letto mi sembrano più che appropriati. Certo che la valutazione si faceva anche prima, ma da essa non era possibile, per il committente (ministero, genitori, opinione pubblica) capire se almeno certe competenze di base (saper leggere e capire il testo, conoscere le tabelline, etc...) venivano apprese. Ora è possibile, e mi pare perlomeno legittimo, (e secondo me doveroso) che il ministero (il parlamento, l'elettore) implementi degli strumenti per apprendere se scuole ed insegnanti siano in grado di fare questo. Cosa fare poi coi risultati dei test se ne può discutere, ma che si discuta se si possano fare i test mi pare assurdo. La diatriba se i test debbano o non debbano fare parte  dell'esame di stato mi sembra fumo negli occhi: si tratta di competenze così di base che mi sembra naturale ed efficiente usarli, almeno per una percentuale. 

Se si accettano queste osservazioni, che trovo ragionevoli e basate sul buon senso, allora tutte le critiche "scientifiche" (puntute o meno) all'uso di test standardizzati si scoprono essere nient'altro che la pretesa corporativistica di non essere valutati nemmeno sul soddisfacimento di criteri minimali di qualità. Perche' per saper cogliere le sottigliezze ed i doppi sensi del testo occorre prima saper leggere; per sapere risolvere gli integrali bisogna saper le derivate, e per saper fare le derivate occorre saper le tabelline. 

Ovviamente non di INVALSI, dal momento che la mia former school  ha il curriculm americano e usa l'inglese come lingua di istruzione primaria. I nostri studenti vengono testati ogni anno sul loro apprendimento, e di riflesso noi insegnanti veniamo testati sulla capacita' di insegnare: standardized test per tutto il curriculm dal pre-k al 11 grado (come si fa in america) e tutto il corpo docenti era molto felice di poter provare con tabelle alla mano ai genitori turchi, spagnoli, greci, ungheresi , rumeni che per essendo collocato nel contesto napoletano, la scuola dei loro figli competeva ad armi pari con i risultati postati nelle tabelle del Terranova test che ci mettevano in un grafico comparando i risultati in percentuale dei nostri studenti con le percentuali di scuole simili alla nostra collocate nei territori nazionali delle 28 nazioni facenti parte della NATO. Forse io sono una ex-prof di nicchia, visto che una scuola privata laica non e' certo paragonabile con le scuole superiori statali italiane.  Comunque non mi piace leggere in commenti di questo thread che si spara a zero sul mucchio della forza docente delle scuole statali italiane, vi prego per favore di rispettare a priori una categoria che svolge il suo lavoro in condizioni difficili. Qui dentro nessuno mai spara a zero sugli economisti, vediamo di non sparare sul mucchio nemmeno dei docenti. grazie

giuliana allen

ed infatti ho scritto che le posizioni dei rappresentanti invitati alle giornate erano piuttosto ragionevoli e aperte alla sperimentazione. Qui ho commentato su quanto letto nel post sulla voce ed in quelli linkati sopra dai lettori. 

Giuliana

 

Da quel che dici, e so che è così, negli USA il rendimento degli studenti viene a coincidere con il rendimento degli insegnanti, che si regolano di conseguenza. L'Invalsi non segue questa politica, e il giorno che dovesse farlo io, per quel che vale, lo criticherò con forza (la Gelmini non aveva capito questa distinzione e si  è presa un sacco di giuste critiche).

Gli istituti ministeriali di valutazione come l'Ofsted inglese o quello olandese hanno un approccio molto diverso e più serio e condivisibile: vanno a ispezionare le scuole, tutte, prendendosela con molta calma. Anche in quel caso ci sono margini di miglioramento, ma meglio di niente. Tu chiedi giustamente di non sparare a zero sulla categoria degli insegnanti, cui appartengo anch'io, e hai ragione, ma di fatto non c'è assolutamente modo di sapere come sono o non sono gli insegnanti italiani. Semplicemente non abbiamo un dato che sia uno.

tu scrivi negli USA il rendimento degli studenti viene a coincidere con il rendimento degli insegnati che si regolano di conseguenza

a me non pare sia cosi': i standardized test servono a chi poi manda fondi per stabilire il valore complessivo della scuola testata. Ai professori serve per capire se ci sono aree weak da rivedere, alla preside per vendere al meglio la sua scuola se la percentuale complessiva degli studenti IN BLOCCO e' alta e se in blocco sono cucci in matematica a cazziare i prof . ma forse sono io che non so leggere e comprendere bene

 

@ andrea moro: non mi riferivo a te ma ai vari pseudonimi che in several comments hanno detto che la scuola italiana e' criminale (vedi posts di ieri) che chi insegna non sa quello che fa (parafraso perche' non mi va di pin point, ma ho reso l'idea) scusa se ho postato sotto di te, ma con il nuovo modo di nFA e con la mia testa faccio casino a piazzare quello che mi preme dire

 

Magari introducessero anche in Italia i famosi socrates cioe' i commenti anonimi degli studenti alla fine di ogni corso che servono agli atenei per avere il polso dei propri insegnanti. per me fu una scoperta mind opening: mai in italia ho potuto dire che cosa pensavo di chi mi stava insegnando, ma this is ot

ciao giuli

Certo che la valutazione si faceva anche prima, ma da essa non era possibile, per il committente (ministero, genitori, opinione pubblica) capire se almeno certe competenze di base (saper leggere e capire il testo, conoscere le tabelline, etc...) venivano apprese.

Dacché sono andato a scuola, ho sempre visto fare questo; ammetto tuttavia di non essere un sociologo-operatore della scuola, cioè non ho il polso di quello che si fa (e soprattutto di quello che si sta facendo negli ultimi lustri) nella scuola.

Voglio dire: nella scuola elementare e media ho sempre visto fare dettati, riassunti, lettura di testi, esercizi per la comprensione e la rielaborazione di testi [intendo tipicamente quelli a livello di scuola media, preparati dagli editori dei testi scolastici], ecc. ecc., insomma tutte attività formative del tipo di quelle che hai richiesto, no?

In realtà, non sto dicendo di fare un dramma per codesto "nuovo strumento di valutazione in più" (se è proprio vero che sia così nuovo), ma è il sistema che drammatizza il suo uso e il suo ruolo, facendo credere/propagandando che i risultati di tali prove sarebbero le valutazioni "giuste", mentre quelli delle altre prove "non possono che essere più sbagliate".

Riflettevo ad esempio sui commenti e su quello che si riportava dalle prove INVALSI degli esami di terza media di quest'anno, laddove la difficoltà relativa nonché la grande difformità rispetto alle analoghe prove dell'anno scorso ha "indotto" o "costretto" gli insegnati ad usare un metro di giudizio diverso per le altre prove "normali" al fine di avere valutazioni complessive nei confronti dei singoli studenti. La lettura di tali fatti evidentemente non causa dubbi né pone problemi ai cantori dei test standardizzati.

tutte le critiche "scientifiche" (puntute o meno) all'uso di test standardizzati si scoprono essere nient'altro che la pretesa corporativistica di non essere valutati nemmeno sul soddisfacimento di criteri minimali di qualità.

Solito ritornello, che ormai è decisamente logoro.

RR

 

ma è importante ribadirlo, perché quando si leggono certe cose non si può che pensar male.

In realtà, non sto dicendo di fare un dramma per codesto "nuovo strumento di valutazione in più" (se è proprio vero che sia così nuovo), ma è il sistema che drammatizza il suo uso e il suo ruolo, facendo credere/propagandando che i risultati di tali prove sarebbero le valutazioni "giuste", mentre quelli delle altre prove "non possono che essere più sbagliate".

Questa te la sei inventata tu, io non l'ho letta/sentita da nessuna parte. L'invalsi è uno strumento utile alla dirigenza e all'opinione pubblica. I maestri gia sanno come vanno i loro alunni singolarmente, certamente non servono i test ministeriali, i genitori pure quanto bene fanno i propri figli. Però un'idea di quanto bene facciano tutti gli altri mi pare giusto che ce l'abbiano, e che se la facciano usando un criterio non troppo manipolabile dall'insegnante. 

Ch.mo prof. Moro,

per quanto mi riguarda le sue idee sono troppo moderate se si deve fare valutazione e sia: l'INVALSI come dicono altri è un pannicello neanche tanto caldo. Io mi sono dato un'occhaita ai Test Invalsi (quelli delle seconde classi dellle superiori), terribilmente semplici. In pratica se non sapevano nemmeno rispondere a quelle domande era meglio lasciar perdere per tutti studenti e docenti. Gente che non sa neppure individuare in modo figurato la parola “eco” tanto per capirci.

Faccio io una bella proposta: ogni anno a giugno concluso l'anno scolastico arrivano commissari esterni e gli studenti vengono promossi o bocciati solo da loro. Vorrei vedere, cari genitori, come la prendereste. Perché sappiate che se oggi un genitore protesta con un preside per i voti (negativi solitamente per quanto ci sono anche proteste per voti non abbastanza positivi) per quel docente è finita. Se volete ho un bel repertorio da raccontare. Quindi i voti che ci sono oggi non sono voti veri, per non parlare della presa in giro dell’ammissione all’Esame di Stato. La normativa dice che anche in presenza di un solo voto negativo alla fine della quinta classe delle superiori non si viene ammessi all’esame di Stato. “Bene” hanno detto tutti quando la Gelmini ha avuto la brillante trovata. E sapete come è andata a finire? Che i presidi fanno mettere ai voti (brillante veramente) i voti degli altri docenti e così con il voto di consiglio, non solo dei cinque, ma anche dei tre e dei quattro diventano sei. E che medie finali! Brillanti direi! Che significato volete che abbiano valutazioni fatte così?

Per quanto riguarda i docenti direi che dobbiamo precisare alcune cosette: molti è vero ( e lo sappiamo tutti ) sono dei pesi morti. E’ la conseguenza di una politica che ha praticato l’inserimento nella scuola di una pletora di ignoranti che sono stati piazzati lì a seguito di accordi sindacali. Anche qui voglio essere chiaro: io non sono in linea di principio contrario ai sindacati sono solo contrario al fatto che i sindacalisti in molti casi sono diventati cogestori della cosa pubblica e spesso hanno determinato delle scelte disastrose: per la scuola in particolare. Ne elenco solo due, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo: l’inserimento di tutta una serie di persone solo perché erano “precari” senza la verifica di un concorso e, in questo, lo scandalo dei corsi abilitanti. In pratica molti laureati sono saliti in cattedra solo perché hanno fatto la fila giusta e poi hanno fatto un corso. Altro scandalo le Siss, scuole nate solo per portare soldi alle Università in cambio di un’abilitazione. Perché per la scuola non si è applicato l’articolo 97 della Costituzione? ““Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Eh certo c’è quel “salvo” che salva tutti. E poi vogliamo parlare di tutti gli insegnanti che sono entrati magari come insegnanti di religione per farsi poi trasferire su un’altra cattedra? E di tutti coloro che sono entrati come insegnanti di sostegno e poi sono transitati su un insegnamento di materia. Per inciso, inoltre, gli insegnanti di sostegno vengono conteggiati in tutte le statistiche come insegnanti sic et simpliciter e questo, sotto il profilo, statistico fa aumentare la ratio tra docenti e studenti in Italia facendo apparire questa come la più alta d’Europa e alimentando così ancora di più la scarsa considerazione per i docenti. Certo condivido la scelta di non mettere gli studenti in condizione di svantaggio in altri Istituti, ma questo bisognerebbe dirlo nelle statistiche se no si sommano le mele con le pere. In questo modo, comunque, si sono portati in cattedra tutti avendo così un corpo docente pletorico e scarsamente professionale. Quindi si potrebbe, ad inizio carriera, ripristinare per tutti il concorso per titoli ed esami. Non mi sembrerebbe sbagliato.
Mentre gli studenti si danno da fare a convincere i commissari esterni dei loro buoni meriti prendendo finalmente voti veri (e non edulcorati per non dire elevati dai loro veri avvocati d’ufficio i presidi) per i docenti, invece, una bella sessione di esami all'Università dove si rivedono il loro vecchi docenti. Chi viene bocciato cambia lavoro. Oppure rendiamo obbligatorio prendersi una seconda o una terza laurea così fanno formazione permanente e si tolgono il problema delle ferie. Che ne dice? Non sarebbe un metodo molto più serio? Che senso ha, infatti, misurare l’ignoranza degli studenti italiani? E anche dei loro docenti; sappiamo già benissimo che lo sono si tratta di stabilire se ci sono delle conseguenze per questo. E se ci dovesse essere un elevato numero di bocciati? Si tratta di stabilire che si possa arrivare a sciogliere una scuola, licenziare il dirigente e i docenti. Bene si può fare. Dov’è il problema?
Oh scusate non si deve dire “bocciati” non è una parola politicamente corretta si deve dire “non ammessi alla classe successiva”. E questo mi introduce alla questione successiva che tratterò domani.