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Le resistenze alla valutazione della scuola

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Chi non ha mai fatto un test in vita sua pensando "che boiata pazzesca" alzi la mano.

Il quiz della patente è forse un efficace strumento per la valutazione delle competenze in materia di Codice della strada? Neppure lontanamente, eppure il Codice non ha sottigliezze lessicali, è per sua natura sintetico e standardizzato, non c'è possibilità di risposte aperte o "egualmente esatte", sarebbe il testo ideale su cui testare competenze in modo scientificamente confrontabile; eppure chi passa il test NON HA competenza del Codice della strada, in molti casi non lo conosce, spesso e volentieri lo dimentica nella settimana successiva.

Il problema infatti non è la prova in sè, il difetto di approccio INVALSI e dei test similari è che tutti gli allievi "studiano per passare il test", perchè esattamente questo viene richiesto loro, implicitamente quando non in modo palese.

Ad un maggiore tasso di standardizzazione delle prove corrisponde sempre un maggiore tasso di banalizzazione del pensiero.

I motivi psicologici che spingono a questa scelta gli allievi sono ben spiegati in un confronto in classe raccontato qui:

http://www.carmillaonline.com/archives/2012/05/004302.html

 

Le conseguenze di un sistema scolastico che mira alla standardizzazione e persegue questo fine sono innumerevoli, citerei le più deprimenti:

- progressivo livellamento verso il basso

- sterilizzazione dello spirito critico e della capacità di andare "oltre" la prova

- banalizzazione dei "giudizi" e delle difficoltà degli insegnanti nell'assegnarli

 

Alcuni di questi aspetti peraltro sono rilevati persino dai ricercatori INVALSI quando scrivono (dal Rapporto matematica prove 2010, disponibile in pdf sul sito) "solo un esiguo numero di studenti utilizza esempi e controesempi a supporto delle proprie affermazioni, anche se questa è una procedura tipica dell'argomentazione matematica" e per spiegare questo fenomeno chiosano serenamente "potrebbe risultare determinante l'assenza di una richiesta esplicita di esempi e controesempi nel testo del problema e dei quesiti".

 

Che i giovani rispondano solo quando interrogati ed escluivamente alla domanda posta non preoccupa MINIMAMENTE i piccoli Frankenstein delle valutazioni standardizzate; d'altronde è proprio questo l'obiettivo, se sia desiderabile un sistema scolastico che crea piccoli soldatini ubbidienti per il benessere e la crescita di una società, lascio ad altri la risposta.

Le conseguenze di un sistema scolastico che mira alla standardizzazione

Non credo proprio che sia questa l'intenzione. Quello che serve è un modo standardizzato di valutare i risultati della didattica, che permetta di confrontare le performance dei docenti in scuole diverse. Detto molto alla grossa.

 

Il problema è molto semplice, le scuole italiane di ogni grado ospitano docenti incompetenti in modo imbarazzante. La situazione è localmente da terzo mondo (o criminale) e non è accettabile lo status quo. Bisogna dare nome e cognome agli istituti marci, e trovare il modo di far loro cambiare rotta, o che chiudano. Quindi meglio un test invalsi che nulla.

 

Se c'è di meglio, avanti con le proposte. Concrete e attuabili. Io forse per mancanza di fantasia non vedo di meglio.

mancanza di fantasia

Anche mancanza di logica.

RR

di testare la nuova policy, ma l'attacco personale era, per cosi' dire "vietato" anche prima. Quindi, metto questo, per ora, per pubblicizzare il fatto che domani togliero' questo tuo commento. Un plauso a kaapitone per non avere abboccato all'amo. 

Ch.mo prof. Moro,

per quanto mi riguarda le sue idee sono troppo moderate se si deve fare valutazione e sia: l'INVALSI come dicono altri è un pannicello neanche tanto caldo. Io mi sono dato un'occhaita ai Test Invalsi (quelli delle seconde classi dellle superiori), terribilmente semplici. In pratica se non sapevano nemmeno rispondere a quelle domande era meglio lasciar perdere per tutti studenti e docenti. Gente che non sa neppure individuare in modo figurato la parola “eco” tanto per capirci.

Faccio io una bella proposta: ogni anno a giugno concluso l'anno scolastico arrivano commissari esterni e gli studenti vengono promossi o bocciati solo da loro. Vorrei vedere, cari genitori, come la prendereste. Perché sappiate che se oggi un genitore protesta con un preside per i voti (negativi solitamente per quanto ci sono anche proteste per voti non abbastanza positivi) per quel docente è finita. Se volete ho un bel repertorio da raccontare. Quindi i voti che ci sono oggi non sono voti veri, per non parlare della presa in giro dell’ammissione all’Esame di Stato. La normativa dice che anche in presenza di un solo voto negativo alla fine della quinta classe delle superiori non si viene ammessi all’esame di Stato. “Bene” hanno detto tutti quando la Gelmini ha avuto la brillante trovata. E sapete come è andata a finire? Che i presidi fanno mettere ai voti (brillante veramente) i voti degli altri docenti e così con il voto di consiglio, non solo dei cinque, ma anche dei tre e dei quattro diventano sei. E che medie finali! Brillanti direi! Che significato volete che abbiano valutazioni fatte così?

Per quanto riguarda i docenti direi che dobbiamo precisare alcune cosette: molti è vero ( e lo sappiamo tutti ) sono dei pesi morti. E’ la conseguenza di una politica che ha praticato l’inserimento nella scuola di una pletora di ignoranti che sono stati piazzati lì a seguito di accordi sindacali. Anche qui voglio essere chiaro: io non sono in linea di principio contrario ai sindacati sono solo contrario al fatto che i sindacalisti in molti casi sono diventati cogestori della cosa pubblica e spesso hanno determinato delle scelte disastrose: per la scuola in particolare. Ne elenco solo due, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo: l’inserimento di tutta una serie di persone solo perché erano “precari” senza la verifica di un concorso e, in questo, lo scandalo dei corsi abilitanti. In pratica molti laureati sono saliti in cattedra solo perché hanno fatto la fila giusta e poi hanno fatto un corso. Altro scandalo le Siss, scuole nate solo per portare soldi alle Università in cambio di un’abilitazione. Perché per la scuola non si è applicato l’articolo 97 della Costituzione? ““Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Eh certo c’è quel “salvo” che salva tutti. E poi vogliamo parlare di tutti gli insegnanti che sono entrati magari come insegnanti di religione per farsi poi trasferire su un’altra cattedra? E di tutti coloro che sono entrati come insegnanti di sostegno e poi sono transitati su un insegnamento di materia. Per inciso, inoltre, gli insegnanti di sostegno vengono conteggiati in tutte le statistiche come insegnanti sic et simpliciter e questo, sotto il profilo, statistico fa aumentare la ratio tra docenti e studenti in Italia facendo apparire questa come la più alta d’Europa e alimentando così ancora di più la scarsa considerazione per i docenti. Certo condivido la scelta di non mettere gli studenti in condizione di svantaggio in altri Istituti, ma questo bisognerebbe dirlo nelle statistiche se no si sommano le mele con le pere. In questo modo, comunque, si sono portati in cattedra tutti avendo così un corpo docente pletorico e scarsamente professionale. Quindi si potrebbe, ad inizio carriera, ripristinare per tutti il concorso per titoli ed esami. Non mi sembrerebbe sbagliato.
Mentre gli studenti si danno da fare a convincere i commissari esterni dei loro buoni meriti prendendo finalmente voti veri (e non edulcorati per non dire elevati dai loro veri avvocati d’ufficio i presidi) per i docenti, invece, una bella sessione di esami all'Università dove si rivedono il loro vecchi docenti. Chi viene bocciato cambia lavoro. Oppure rendiamo obbligatorio prendersi una seconda o una terza laurea così fanno formazione permanente e si tolgono il problema delle ferie. Che ne dice? Non sarebbe un metodo molto più serio? Che senso ha, infatti, misurare l’ignoranza degli studenti italiani? E anche dei loro docenti; sappiamo già benissimo che lo sono si tratta di stabilire se ci sono delle conseguenze per questo. E se ci dovesse essere un elevato numero di bocciati? Si tratta di stabilire che si possa arrivare a sciogliere una scuola, licenziare il dirigente e i docenti. Bene si può fare. Dov’è il problema?
Oh scusate non si deve dire “bocciati” non è una parola politicamente corretta si deve dire “non ammessi alla classe successiva”. E questo mi introduce alla questione successiva che tratterò domani.

"i risultati della didattica"...se ho studenti cani daranno risultati da cani a prescindere dalla qualità della didattica;

"confrontare le performance dei docenti"...sembra il titolo di un brutto film pornografico, nel senso letterale del termine, i docenti non sono promotori finanziari;

"le scuole di ogni ordine e grado ospitano docenti incompetenti", è una minchiata da bar sport, per quanto esistano ANCHE docenti imbarazzanti non trovo assolutamente giusto fare affermazioni così generiche.

Riassumendo: se l'obiettivo è valutare i docenti si somministri a loro il test, non agli studenti. Non capisco come si possa pensare di valutare l'operato degli insegnanti o di interi istituti "per interposta persona" tramite test standardizzati. Sembra onanismo ingegneristico, facciamogli costruire ponti e gallerie ma per carità non fategli valutare i miei figli.

 

P.S. Le scuole italiane sono MOLTO MEGLIO delle scuole del resto del mondo, soprattutto nell'insegnamento di base che l'INVALSI pensa di valutare con test da terza elementare. Se uno studente non è neppure in grado di estrapolare da un testo informazioni esplicite è meglio che vada a spaccare pietre in una cava, altro che spendere soldi pubblici per "valutarlo"...

P.S. Le scuole italiane sono MOLTO MEGLIO delle scuole del resto del mondo, soprattutto nell'insegnamento di base che l'INVALSI pensa di valutare con test da terza elementare.

Come sarebbe possibile portare qualche evidenza oggettiva di questa affermazione assiomatica? Cosa impedisce di fare esattamente la stessa affermazione per ogni altro Paese, dall'Antartide alla Groenlandia?

Beh bisognerebbe fare dei test :-)

Io nel commento di Marco trovi altre due frasi agghiaccianti che mi fanno pregare che non faccia l'insegnante:

se ho studenti cani daranno risultati da cani a prescindere dalla qualità della didattica;

alla faccia di tutta la pedagogia e del concetto stesso di scuola !

se l'obiettivo è valutare i docenti si somministri a loro il test, non agli studenti. 

Lo scopo dell'INVALSI è valutare i livelli di apprendimento degli studenti.

C'è una enorme differenza tra "sapere" e "saper insegnare".

Non interessa quello che il professore "sa", interessa cosa sia in grado di trasmettere del suo sapere!!

Se il professore è preparatissimo ma gli studenti non imparano niente abbiamo un problema.

Problema che può anche non dipendere dal professore, ma da altri fattori . Finche non abbiamo dati non lo sapremo mai. 

Per questo esiste la pedagogia, si studiano sempre nuovi metodi di insegnamento e servono test di verifica come INVALSI.

 

 

 



Può essere vero che non valga la pena di misurare la cultura ma ciò ha assai poco a che fare con l'attività dell'INVALSI.  Infatti è perfettamente normale e necessario che lo Stato si preoccupi di individuare un insieme di competenze basilari sufficientemente circoscritte e misurabili che dovrebbero auspicabilmente possedere gli studenti per classi di età ed è altrettanto normale che si preoccupi di misurarle. Che c’è di male in tutto ciò ?

A ben guardare la scuola, nel bene e nel male,  è il luogo della società dove le valutazioni avvengono – e sono accettate (almeno da una parte…) -  con maggiore facilità: faccio fatica a capire perché cercare di affiancare ai normali criteri di valutazione, principalmente soggettivi, anche un test più uniforme e misurabile, debba creare simili reazioni. Tanto più se si riconosce che anche l’INVALSI è cosciente del fatto che i propri test hanno dei limiti e non pretende di sostituirli, ma solo di affiancarli,  ai criteri finora adottati.  Non a caso i test vengono principalmente utilizzati per analisi statistiche comparative spaziali e temporali.  

In aggiunta sono utilizzati anche per il computo della valutazione finale negli esami di licenza media e superiore. Ma anche qui, a ben guardare, le critiche riguardano il concetto di esame in quanto tale piuttosto che il test INVALSI.  In un esame finale qualsiasi prova è unica e irripetibile, allo stesso modo in cui lo è una partita il cui risultato non dipende solo dall’allenamento pregresso.  Tuttavia la maggior parte delle persone concorda  che chi si allena (studia) meglio e di più ha maggiori probabilità di vincere di chi non lo fa.   Né, credo,  mettere in giro delle voci che sostengano il contrario, aiuti molto a motivare gli studenti.

Si  rischia di arrivare alla conclusione che gli ‘esperti’ in valutazione non vogliono essere, nemmeno indirettamente, valutati (forse perché sanno che le valutazioni non sono sempre affidabili).  Ma dimenticano che qualsiasi datore di lavoro deve poter valutare l’operato dei propri dipendenti (le perdite sociali di una mancata valutazione superano di molto quelle derivanti da una valutazione approssimata). Nel caso dei dipendenti statali poi, dovrebbero essere tenute in considerazione anche le legittime, ma sovente dimenticate,  aspettative dei contribuenti di veder spesi i propri fondi nel modo migliore.

Infine mi sembra che ci sia una chiara necessità di  evidenziare adeguatamente il problema delle differenze di performance tra le scuole di regioni diverse per cercare di porvi rimedio. Naturalmente si sa già che ci sarà qualcuno che dirà che sono necessari maggiori fondi per ‘aiutare’ le scuole più in difficoltà a stare al passo con le altre.  Così potremo premiare i somari.

Degli studenti cani è già stato detto. Che dire invece della legittima esigenza degli studenti bravi e motivati di non avere degli insegnanti ‘cinici’ ?

"i risultati della didattica"...se ho studenti cani daranno risultati da cani a prescindere dalla qualità della didattica

ah... e allora, il docente, che ci sta a fare? Secondo me ti sbagli. A parità di qualità (o squallidità) dello studente, il docente bravo cava risultati migliori del docente cattivo.

 

i docenti non sono promotori finanziari

...però hanno un lavoro pagato coi soldi pubblici (tipo i miei). Quindi quel lavoro sono tenuti a farlo meglio possibile. E io mi aspetto che qualcuno controlli le loro performance (insisto) e faccia qualcosa per migliorarle.

 

"le scuole di ogni ordine e grado ospitano docenti incompetenti"

E' una affermazione non quantificata basata sulla mia esperienza aneddotica. Quindi possiamo anche soprassedere. Però mi prendo la libertà di dire che la mia docente di geografia alle medie mi ha insegnato che l'uomo originò in Asia Minore. E un mio docente tecnico (professore universitario) si è trovato in difficoltà a invertire v = r*i. E parlo di nordest ricco e produttivo. Dirò minchiate, ma i miei docenti in questo campo se la cavavano meglio di me.

Che esistano ANCHE docenti imbarazzanti non mi pare giustificabile, e si deve trovare un modo per toglierli dai piedi, vista l'importanza che ha l'educazione.

 

se l'obiettivo è valutare i docenti si somministri a loro il test, non agli studenti

Questa non la ho capita. Come si fa a testare se un docente insegna bene, se non testando i risultati dei suoi studenti? O intendi testare le competenze del docente nella sua materia? Se è questa la proposta, boh, ok, ma non credo sia il punto cruciale. Soprattutto a livello elementari-medie, i contenuti si possono anche studiare, le qualità necessarie al docente sono credo più pedagogiche che nozionistiche.

 

Intendiamoci: non credo che i test siano la soluzione di tutti i mali. Però che male fanno? Sarà pur sempre meglio avere un dato su cui ragionare, piuttosto che parlar di fumo senza avere nessuna valutazione oggettiva di come se la cava un nostro studente medio. Quindi non capisco l'ostilità ai test, se non da parte di quei docenti incompetenti e/o pigri che non vogliono che il loro lavoro malfatto venga controllato.

I test fanno male

Marco 15/7/2012 - 19:09

Intendiamoci: non credo che i test siano la soluzione di tutti i mali. Però che male fanno? Sarà pur sempre meglio avere un dato su cui ragionare, piuttosto che parlar di fumo senza avere nessuna valutazione oggettiva di come se la cava un nostro studente medio.

Il male che fanno ho cercato di spiegarlo, dimenticando di aggiungere che somministrare i test costa una barca di soldi pubblici, a fronte di un'utilità ancora tutta da dimostrare.

Che diano una valutazione "oggettiva" della qualità dell'insegnamento tramite l'impegno e la materia grigia degli studenti nell'affrontare il test.. un altro assunto indimostrabile; una volta che il ricercatore INVALSI avrà tutti i numeri di questo mondo come potrà usarli in modo utile? Facendo congetture sul perchè un dato sia difforme dalla media europea si cava forse qualcosa di meglio di fumose parole?

 

Proprio non capisco questo amore per i "numeri", come se un dato numerico di per sè dimostrasse qualcosa.

Il male che fanno ho cercato di spiegarlo, dimenticando di aggiungere che somministrare i test costa una barca di soldi pubblici, a fronte di un'utilità ancora tutta da dimostrare.

I test sono l'unico modo per determinare se gli studenti imparano qualcosa in un istituto e con certi insegnanti.
Anche i finanziamenti agli istituti e le retribuzioni ai docenti costano, molto di più dei test.

 

una volta che il ricercatore INVALSI avrà tutti i numeri di questo mondo come potrà usarli in modo utile?

E infatti questa è la lacuna a cui i legislatori devono porre rimedio.
Cosa serve avere una statistica, se poi non vai ad adeguare i finanziamenti agli istituti (pubblici e privati) e le retribuzioni dei docenti, e le altre forme di sovvenzioni?
Praticamente a nulla, gli istituti meno virtuosi continueranno a ricevere la stessa quota e i docenti meno competenti continueranno a lavorare o a ricevere uno stipendio troppo elevato.
E noi continueremo ad avere un'istruzione di bassa qualità.

Cosa serve avere una statistica, se poi non vai ad adeguare i finanziamenti agli istituti (pubblici e privati) e le retribuzioni dei docenti, e le altre forme di sovvenzioni?
Praticamente a nulla

Non è esatto dire che: "non serve a nulla". A "qualcosina" serve sempre, ad esempio: i genitori potranno protestare ché la scuola non è all'altezza e potranno farlo con dati oggettivi e incontestabili. Oppure, quando possibile, potranno scegliere di iscrivere i figli in istituti migliori.

Soprattutto serve a dare un' indicazione del livello delle nostre scuole, altrimenti, senza dati, di cosa parliamo ? Di aria fritta?

Non sono "la soluzione di tutti i mali"? Certo che no! Sono solamente dei test!

Ma con che "faccia" gli insegnanti verificano il lavoro dei loro alunni, quando hanno questa fobia di misurare il loro? 

Soprattutto con che faccia si fa l'insegnante (ricevendo lo stipendio) e si contestano i test affermando :

se ho studenti cani daranno risultati da cani a prescindere dalla qualità della didattica ???

Va bene

Andrea Grenti 16/7/2012 - 12:25

ma gli insegnanti meno bravi non diventano bravi attraverso una statistica.

Sicuramente alcuni saranno incentivati a migliorare, però solo con i tagli ai fondi agli istituti e quindi inevitabilmente alle retribuzioni che comporteranno dei licenziamenti si potrà avere una docenza qualificata e preparata.

Dopo certamente la statistica darà la base a un ranking, a cui genitori e figli potranno affidarsi per scegliere la scuola più adatta alle loro esigenze.

Per rendere questo sistema universale ed equo inoltre, necessariamente servirà introdurre dei buoni scuola per i meno abbienti, e finanziamenti anche alle scuole private. Il modello da seguire è quello svedese.

Chiaro! Sono "solo" test, sono utili e necessari ma certo non posso sostituire una riforma del sistema scolastico.

Non sottovaluterei comunque l'effetto positivo che potrebbro avere anche se rimanessero fini a se stessi.

Perchè voglio sperare che esistano (e siano tanti) insegnanti coscienziosi che, rendendosi conto di insegnare in maniera inadeguata grazie al test***, si muovano autonomamente per migliorare a prescindere da incentivi economici o paura di licenziamenti, ma solo perchè è la loro professione.

 

*** Mi dirai : "perchè senza test non se ne accorgevano?" .Sì avrebbero dovuto accorgersene ugualmente ma potevi sempre dar la colpa allo studente con dei test diventa (o dovrebbe diventare) più chiaro chi deve far qualcosa.

Perchè voglio sperare che esistano (e siano tanti) insegnanti coscienziosi che, rendendosi conto di insegnare in maniera inadeguata

Se affidarsi alla coscienza delle persone e alla speranza che ognuno di noi cambi atteggiamento durante la propria attività senza incentivi diventasse realtà, allora pure il comunismo e i monopoli potrebbero funzionare.
I fatti purtroppo dicono il contrario. Non si tratta di ricattare gli insegnanti o i lavoratori. Senza incentivo, le persone (non tutte, chiaro) cercano molti modi per evadere il lavoro, parte di esso o qualsiasi altra attività. Per questo la concorrenza (che non sarà mai perfetta, certo) è sempre meglio dei monopoli e delle rendite, ed è un bene per tutti noi.

Inoltre, ci possono essere insegnanti con dottorato che insegnano male o non riescono a trasmettere le proprie conoscenze agli studenti, ed altri molto più competenti nella comunicazione che però non hanno lo stesso curriculum dell'altro. Quindi bisognerà fare delle scelte, per salvare l'istituto.
Cosa importante, il fatto che un istituto sia pubblico non vuol dire che non possa fallire.
Questo è un altro grave problema solitamente ignorato.

No, Andrea mi hai frainteso. Non c'è bisogno di scomodare nè il comunismo nè la concorrenza.

L'insegnante non è il bidello, molti vogliono diventarlo non per necessità di uno stipendio ma per scelta di vita.

Ad esempio: ho visto carabinieri che rischiavano la vita consciamente e carabinieri che si imboscavano in maniera vergognosa per il più semplice lavoro d'ufficio  per lo stesso stipendio, anzi tutto il sistema era disincentivante per i primi (chè se non fai non sbagli).

Esiste gente che fa il suo lavoro con passione, che gli incentivi li trova dentro di se nella sua idea del mondo e se capissero di farlo male (e si potesse provarlo loro) cercherebbe di migliorare.

Questo non sostituisce quel che tu suggerisci di fare  (e che mi trova abbastanza d'accordo) sono due cose diverse.

di chi non vuole essere valutato (e chi lo vorrebbe?). Nessuno dice che l'eccellenza nell'insegnamento possa essere valutata in modo standardizzato con test a crocette, ma mi pare che, rapporti OCSE alla mano (PISA, PIRLS, TIMMS), il problema sia riconoscere gravi carenze nell'insegnamento presenti in grosse fette del territorio nazionale. Quelli si possono io credo piu' facilmente riconoscere anche con test standardizzati. 

Questo, come minimo.

Ma in realta', ad una scorsa agli esempi di domande in italiano e matematica, si capisce facilmente che il potenziale per valutare qualcosa di piu' c'e', e le critiche alla standardizzazione rivelano che e' possibile in realta' testare competenze e capacita' piu' sottili che saper leggere meccanicamente un testo e saper risolvere le tabelline. Chi ha detto che non si possano individuare i doppi sensi e le sottigliezze del linguaggio con una domanda a risposte multiple? A me pare possibile.