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Le resistenze alla valutazione della scuola

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L'articolo di Vescovi riportato da Carmilla on-line è interessante ma spesso fuori bersaglio.

Ad esempio: dal momento che la valutazione è "politica", si dice che non ci possono essere aspetti tecnici nella valutazione, anzi, tali aspetti sono pavidi e manipolatori. Cosa vorrebbe dire? Se si parte dal presupposto che la scuola favorisce ideologicamente alcuni comportamenti e non altri (come infatti è, e come l'autore dell'articolo serenamente riconosce), allora è ovvio che la valutazione è orientata: ma questo non vuol dire che, stabiliti parametri e obiettivi, i criteri e le modi della rilevazione non debbano essere tecnicamente validi o oggettivi. Una valutazione ispirata al soggettivismo invece come si fa? Cosa vuol dire "tecnico" in questo articolo? Non è dato sapere.

Non è un'idea peregrina che test uniformi producano uniformità. Quel che bisogna capire è se l'uniformità richiesta dall'Invalsi ha veramente quel carattere di manipolazione sociale che sembra attribuirgli il testo di Carmilla (crimine peraltro di cui non ci si disturba di capire i mandanti o i moventi, ma forse chiedo troppo).

Cosa chiede l'Invalsi? L'Invalsi vuole sapere se gli studenti capiscono quello che leggono: coerentemente con la loro età, si vuole sapere se gli studenti sanno ricavare dal testo informazioni corrette. L'esempio del biglietto del treno delle prove di quest'anno è ottimo: hai voglia a far filosofia: se col biglietto Milano-Roma pensi di arrivare a Napoli, ti becchi una multa.

La letteratura ovviamente pone dei problemi più sottili, data la sua polisemia, i non-detti, le sfumature. E infatti molto spesso, soprattutto gli anni passati, sono state fatte critiche fondate ad alcune singole domande dell'Invalsi.

Però l'Invalsi non è che non ne tenga conto: ai fini della risposta su cui ragiona estesamente Vescovi l'Invalsi dice chiaramente, come riportato da Vescovi stesso, di voler verificare la capacità di "individuare informazioni date esplicitamente nel testo".

Ora: tutto il ragionamento di Vescovi è teso a dimostrare che la risposta giusta non è quella dell'Invalsi, perché una risposta veramente giusta verterebbe proprio sull'implicito e sul non-detto. Ma allora il test decurta tutto ciò che è esprit de finesse!

Ecco, no: per capire l'implicito, bisogna aver capito l'esplicito.  Se uno studente non capisce che la risposta giusta è la C, quella esplicita, non arriverà mai al resto. Quindi sbagliare quella risposta porta veramente con sé del "negativo", e non c'è nulla di male nel rilevarlo. Al massimo si può obiettare che la domanda è fin troppo facile.

E infatti quasi tutti tra gli studenti di Vescovi ci erano arrivati. Curiosamente, Vescovi lamenta che quando ha tentato di portare gli studenti verso il proprio ragionamento, molti non l'hanno seguito. In altre parole, non riesce a convincerli e siccome non riesce a convincerli ne deduce che sono stati plagiati dall'Invalsi. Se non è manipolatorio questo!

Se si ritiene quindi che l'Invalsi non sia abbastanza severo ("non copre anche l'implicito!"), il passo logico successivo è che prepari test anche più difficili, non sbaraccare tutto. Il problema dell'implicito però è che anche più arbitrario e soggettivo, e quindi più difficilmente inseribile in un test del genere. Il problema ed una critica giusta nascerebbero nel momento in cui l'Invalsi stabilisse che quelle più profonde sottigliezze non vanno trattate a scuola perché non sono inseribili nei suoi testi. Ma chi mai ha sentito l'Invalsi sostenere un'idea del genere?

Ma vediamo le cose anche da un altro punto di vista: ciò che l'Invalsi chiede non è diverso da quel che già chiedono gli attuali esami di Stato, ovvero, tra le altre cose la capacità di comprensione scritta. Non lo chiedono con i test, ma con le interrogazioni e con i temi, ma l'obiettivo è esattamente lo stesso. Quindi l'accusa non dovrebbe riguardare l'Invalsi ma tutta la scuola.

E anche i singoli professori: se pure non lo fanno con domande strutturate a risposta chiusa, un'interrogazione può essere, e generalmente è, la semplice richiesta di ripetere quel che c'è sul libro o quel che ha detto il professore. Non sarà questo ad essere omologante? Non crea dipendenza dal professore, che ha il potere di fare le domande che gli vuole? Non è arbitrario? E non lo è molto, ma molto più profondamente di un test asettico?

L'Invalsi vuole sapere se gli studenti capiscono quello che leggono: coerentemente con la loro età, si vuole sapere se gli studenti sanno ricavare dal testo informazioni corrette. L'esempio del biglietto del treno delle prove di quest'anno è ottimo: hai voglia a far filosofia: se col biglietto Milano-Roma pensi di arrivare a Napoli, ti becchi una multa.

 

Mi scusi se non commento per intero: ci sono molti spunti interessanti e condivisibili ma vorrei soffermarmi su un punto: cosa vuole l'INVALSI.

Se con il biglietto Milano-Roma pensi di arrivare a Napoli...non dovevi nemmeno finire la terza elementare durante la quale, se ben ricordo, si insegna la geografia italiana.

Si vogliono spendere milioni di euro PUBBLICI per certificare che per infinite ragioni indipendenti dal personale docente i giovani italiani sono degli asini?

Non sarebbe meglio investirli sul personale docente stesso? Sulle strutture scolastiche, sulla loro dotazione di strumenti adatti all'insegnamento nel 2012, su attività di apprendimento più stimolanti dei programmi ministeriali?

Così eh, solo modeste idee...

Vede, se uno mi mette sotto con la macchina e arrivo all'ospedale con le ossa tutte rotte, non darò certo la colpa dei miei malanni all'ortopedico, però mi aspetto che quello mi curi.

Se gli studenti italiani sono tutti asini, ma dopo 13 anni di scuola primaria e secondaria sono ancora asini, io vorrei ben capire come mai gli insegnanti non hanno sortito alcun risultato.

L'Invalsi non risponde a questa domanda, però ci permette di capire, sia pure in prima approssimazione, se gli studenti italiani sono davvero asini oppure no.

Io personalmente penso che a) noi insegnanti siamo troppo abituati ad essere totalmente autoreferenziali e che anche il più incapace di noi non viene mai messo di fronte ai proprio errori, b) che anche laddove siamo bravissimi, il centralismo ministeriale lascia comunque pochi margini di manovra.

 

Se pensa che le domande dell'Invalsi, infine, siano troppo facili, suggerisca loro di farne di più difficili, però tenga anche conto che un test deve pure essere graduato.