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Le resistenze alla valutazione della scuola

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Certo che la valutazione si faceva anche prima, ma da essa non era possibile, per il committente (ministero, genitori, opinione pubblica) capire se almeno certe competenze di base (saper leggere e capire il testo, conoscere le tabelline, etc...) venivano apprese.

Dacché sono andato a scuola, ho sempre visto fare questo; ammetto tuttavia di non essere un sociologo-operatore della scuola, cioè non ho il polso di quello che si fa (e soprattutto di quello che si sta facendo negli ultimi lustri) nella scuola.

Voglio dire: nella scuola elementare e media ho sempre visto fare dettati, riassunti, lettura di testi, esercizi per la comprensione e la rielaborazione di testi [intendo tipicamente quelli a livello di scuola media, preparati dagli editori dei testi scolastici], ecc. ecc., insomma tutte attività formative del tipo di quelle che hai richiesto, no?

In realtà, non sto dicendo di fare un dramma per codesto "nuovo strumento di valutazione in più" (se è proprio vero che sia così nuovo), ma è il sistema che drammatizza il suo uso e il suo ruolo, facendo credere/propagandando che i risultati di tali prove sarebbero le valutazioni "giuste", mentre quelli delle altre prove "non possono che essere più sbagliate".

Riflettevo ad esempio sui commenti e su quello che si riportava dalle prove INVALSI degli esami di terza media di quest'anno, laddove la difficoltà relativa nonché la grande difformità rispetto alle analoghe prove dell'anno scorso ha "indotto" o "costretto" gli insegnati ad usare un metro di giudizio diverso per le altre prove "normali" al fine di avere valutazioni complessive nei confronti dei singoli studenti. La lettura di tali fatti evidentemente non causa dubbi né pone problemi ai cantori dei test standardizzati.

tutte le critiche "scientifiche" (puntute o meno) all'uso di test standardizzati si scoprono essere nient'altro che la pretesa corporativistica di non essere valutati nemmeno sul soddisfacimento di criteri minimali di qualità.

Solito ritornello, che ormai è decisamente logoro.

RR

 

ma è importante ribadirlo, perché quando si leggono certe cose non si può che pensar male.

In realtà, non sto dicendo di fare un dramma per codesto "nuovo strumento di valutazione in più" (se è proprio vero che sia così nuovo), ma è il sistema che drammatizza il suo uso e il suo ruolo, facendo credere/propagandando che i risultati di tali prove sarebbero le valutazioni "giuste", mentre quelli delle altre prove "non possono che essere più sbagliate".

Questa te la sei inventata tu, io non l'ho letta/sentita da nessuna parte. L'invalsi è uno strumento utile alla dirigenza e all'opinione pubblica. I maestri gia sanno come vanno i loro alunni singolarmente, certamente non servono i test ministeriali, i genitori pure quanto bene fanno i propri figli. Però un'idea di quanto bene facciano tutti gli altri mi pare giusto che ce l'abbiano, e che se la facciano usando un criterio non troppo manipolabile dall'insegnante. 

Ch.mo prof. Moro,

per quanto mi riguarda le sue idee sono troppo moderate se si deve fare valutazione e sia: l'INVALSI come dicono altri è un pannicello neanche tanto caldo. Io mi sono dato un'occhaita ai Test Invalsi (quelli delle seconde classi dellle superiori), terribilmente semplici. In pratica se non sapevano nemmeno rispondere a quelle domande era meglio lasciar perdere per tutti studenti e docenti. Gente che non sa neppure individuare in modo figurato la parola “eco” tanto per capirci.

Faccio io una bella proposta: ogni anno a giugno concluso l'anno scolastico arrivano commissari esterni e gli studenti vengono promossi o bocciati solo da loro. Vorrei vedere, cari genitori, come la prendereste. Perché sappiate che se oggi un genitore protesta con un preside per i voti (negativi solitamente per quanto ci sono anche proteste per voti non abbastanza positivi) per quel docente è finita. Se volete ho un bel repertorio da raccontare. Quindi i voti che ci sono oggi non sono voti veri, per non parlare della presa in giro dell’ammissione all’Esame di Stato. La normativa dice che anche in presenza di un solo voto negativo alla fine della quinta classe delle superiori non si viene ammessi all’esame di Stato. “Bene” hanno detto tutti quando la Gelmini ha avuto la brillante trovata. E sapete come è andata a finire? Che i presidi fanno mettere ai voti (brillante veramente) i voti degli altri docenti e così con il voto di consiglio, non solo dei cinque, ma anche dei tre e dei quattro diventano sei. E che medie finali! Brillanti direi! Che significato volete che abbiano valutazioni fatte così?

Per quanto riguarda i docenti direi che dobbiamo precisare alcune cosette: molti è vero ( e lo sappiamo tutti ) sono dei pesi morti. E’ la conseguenza di una politica che ha praticato l’inserimento nella scuola di una pletora di ignoranti che sono stati piazzati lì a seguito di accordi sindacali. Anche qui voglio essere chiaro: io non sono in linea di principio contrario ai sindacati sono solo contrario al fatto che i sindacalisti in molti casi sono diventati cogestori della cosa pubblica e spesso hanno determinato delle scelte disastrose: per la scuola in particolare. Ne elenco solo due, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo: l’inserimento di tutta una serie di persone solo perché erano “precari” senza la verifica di un concorso e, in questo, lo scandalo dei corsi abilitanti. In pratica molti laureati sono saliti in cattedra solo perché hanno fatto la fila giusta e poi hanno fatto un corso. Altro scandalo le Siss, scuole nate solo per portare soldi alle Università in cambio di un’abilitazione. Perché per la scuola non si è applicato l’articolo 97 della Costituzione? ““Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Eh certo c’è quel “salvo” che salva tutti. E poi vogliamo parlare di tutti gli insegnanti che sono entrati magari come insegnanti di religione per farsi poi trasferire su un’altra cattedra? E di tutti coloro che sono entrati come insegnanti di sostegno e poi sono transitati su un insegnamento di materia. Per inciso, inoltre, gli insegnanti di sostegno vengono conteggiati in tutte le statistiche come insegnanti sic et simpliciter e questo, sotto il profilo, statistico fa aumentare la ratio tra docenti e studenti in Italia facendo apparire questa come la più alta d’Europa e alimentando così ancora di più la scarsa considerazione per i docenti. Certo condivido la scelta di non mettere gli studenti in condizione di svantaggio in altri Istituti, ma questo bisognerebbe dirlo nelle statistiche se no si sommano le mele con le pere. In questo modo, comunque, si sono portati in cattedra tutti avendo così un corpo docente pletorico e scarsamente professionale. Quindi si potrebbe, ad inizio carriera, ripristinare per tutti il concorso per titoli ed esami. Non mi sembrerebbe sbagliato.
Mentre gli studenti si danno da fare a convincere i commissari esterni dei loro buoni meriti prendendo finalmente voti veri (e non edulcorati per non dire elevati dai loro veri avvocati d’ufficio i presidi) per i docenti, invece, una bella sessione di esami all'Università dove si rivedono il loro vecchi docenti. Chi viene bocciato cambia lavoro. Oppure rendiamo obbligatorio prendersi una seconda o una terza laurea così fanno formazione permanente e si tolgono il problema delle ferie. Che ne dice? Non sarebbe un metodo molto più serio? Che senso ha, infatti, misurare l’ignoranza degli studenti italiani? E anche dei loro docenti; sappiamo già benissimo che lo sono si tratta di stabilire se ci sono delle conseguenze per questo. E se ci dovesse essere un elevato numero di bocciati? Si tratta di stabilire che si possa arrivare a sciogliere una scuola, licenziare il dirigente e i docenti. Bene si può fare. Dov’è il problema?
Oh scusate non si deve dire “bocciati” non è una parola politicamente corretta si deve dire “non ammessi alla classe successiva”. E questo mi introduce alla questione successiva che tratterò domani.