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Le resistenze alla valutazione della scuola

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Il male che fanno ho cercato di spiegarlo, dimenticando di aggiungere che somministrare i test costa una barca di soldi pubblici, a fronte di un'utilità ancora tutta da dimostrare.

I test sono l'unico modo per determinare se gli studenti imparano qualcosa in un istituto e con certi insegnanti.
Anche i finanziamenti agli istituti e le retribuzioni ai docenti costano, molto di più dei test.

 

una volta che il ricercatore INVALSI avrà tutti i numeri di questo mondo come potrà usarli in modo utile?

E infatti questa è la lacuna a cui i legislatori devono porre rimedio.
Cosa serve avere una statistica, se poi non vai ad adeguare i finanziamenti agli istituti (pubblici e privati) e le retribuzioni dei docenti, e le altre forme di sovvenzioni?
Praticamente a nulla, gli istituti meno virtuosi continueranno a ricevere la stessa quota e i docenti meno competenti continueranno a lavorare o a ricevere uno stipendio troppo elevato.
E noi continueremo ad avere un'istruzione di bassa qualità.

Cosa serve avere una statistica, se poi non vai ad adeguare i finanziamenti agli istituti (pubblici e privati) e le retribuzioni dei docenti, e le altre forme di sovvenzioni?
Praticamente a nulla

Non è esatto dire che: "non serve a nulla". A "qualcosina" serve sempre, ad esempio: i genitori potranno protestare ché la scuola non è all'altezza e potranno farlo con dati oggettivi e incontestabili. Oppure, quando possibile, potranno scegliere di iscrivere i figli in istituti migliori.

Soprattutto serve a dare un' indicazione del livello delle nostre scuole, altrimenti, senza dati, di cosa parliamo ? Di aria fritta?

Non sono "la soluzione di tutti i mali"? Certo che no! Sono solamente dei test!

Ma con che "faccia" gli insegnanti verificano il lavoro dei loro alunni, quando hanno questa fobia di misurare il loro? 

Soprattutto con che faccia si fa l'insegnante (ricevendo lo stipendio) e si contestano i test affermando :

se ho studenti cani daranno risultati da cani a prescindere dalla qualità della didattica ???

Va bene

Andrea Grenti 16/7/2012 - 12:25

ma gli insegnanti meno bravi non diventano bravi attraverso una statistica.

Sicuramente alcuni saranno incentivati a migliorare, però solo con i tagli ai fondi agli istituti e quindi inevitabilmente alle retribuzioni che comporteranno dei licenziamenti si potrà avere una docenza qualificata e preparata.

Dopo certamente la statistica darà la base a un ranking, a cui genitori e figli potranno affidarsi per scegliere la scuola più adatta alle loro esigenze.

Per rendere questo sistema universale ed equo inoltre, necessariamente servirà introdurre dei buoni scuola per i meno abbienti, e finanziamenti anche alle scuole private. Il modello da seguire è quello svedese.

Chiaro! Sono "solo" test, sono utili e necessari ma certo non posso sostituire una riforma del sistema scolastico.

Non sottovaluterei comunque l'effetto positivo che potrebbro avere anche se rimanessero fini a se stessi.

Perchè voglio sperare che esistano (e siano tanti) insegnanti coscienziosi che, rendendosi conto di insegnare in maniera inadeguata grazie al test***, si muovano autonomamente per migliorare a prescindere da incentivi economici o paura di licenziamenti, ma solo perchè è la loro professione.

 

*** Mi dirai : "perchè senza test non se ne accorgevano?" .Sì avrebbero dovuto accorgersene ugualmente ma potevi sempre dar la colpa allo studente con dei test diventa (o dovrebbe diventare) più chiaro chi deve far qualcosa.

Perchè voglio sperare che esistano (e siano tanti) insegnanti coscienziosi che, rendendosi conto di insegnare in maniera inadeguata

Se affidarsi alla coscienza delle persone e alla speranza che ognuno di noi cambi atteggiamento durante la propria attività senza incentivi diventasse realtà, allora pure il comunismo e i monopoli potrebbero funzionare.
I fatti purtroppo dicono il contrario. Non si tratta di ricattare gli insegnanti o i lavoratori. Senza incentivo, le persone (non tutte, chiaro) cercano molti modi per evadere il lavoro, parte di esso o qualsiasi altra attività. Per questo la concorrenza (che non sarà mai perfetta, certo) è sempre meglio dei monopoli e delle rendite, ed è un bene per tutti noi.

Inoltre, ci possono essere insegnanti con dottorato che insegnano male o non riescono a trasmettere le proprie conoscenze agli studenti, ed altri molto più competenti nella comunicazione che però non hanno lo stesso curriculum dell'altro. Quindi bisognerà fare delle scelte, per salvare l'istituto.
Cosa importante, il fatto che un istituto sia pubblico non vuol dire che non possa fallire.
Questo è un altro grave problema solitamente ignorato.

No, Andrea mi hai frainteso. Non c'è bisogno di scomodare nè il comunismo nè la concorrenza.

L'insegnante non è il bidello, molti vogliono diventarlo non per necessità di uno stipendio ma per scelta di vita.

Ad esempio: ho visto carabinieri che rischiavano la vita consciamente e carabinieri che si imboscavano in maniera vergognosa per il più semplice lavoro d'ufficio  per lo stesso stipendio, anzi tutto il sistema era disincentivante per i primi (chè se non fai non sbagli).

Esiste gente che fa il suo lavoro con passione, che gli incentivi li trova dentro di se nella sua idea del mondo e se capissero di farlo male (e si potesse provarlo loro) cercherebbe di migliorare.

Questo non sostituisce quel che tu suggerisci di fare  (e che mi trova abbastanza d'accordo) sono due cose diverse.