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Aderisco a “fermare il declino” partendo dal PD

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In sintesi, Petretto dice che nel PD tutti, in quanto progressisti riformisti, dichiarano di tendere ai seguenti obiettivi:

a) una maggiore equità sociale, da raggiungersi con la riduzione delle disuguaglianze e con il potenziamento dei servizi pubblici fondamentali accessibili per tutti;

b) la priorità al lavoro ed alla produzione rispetto alla rendita;

c) un elevato livello di partecipazione del lavoro femminile, sostenuta con servizi adeguati;

d) un adeguato livello di investimenti in capitale umano (istruzione, ricerca e innovazione) ;

e) una politica ambientale fondata sullo sviluppo sostenibile, cioè sensibile al benessere delle generazioni future, cui non scaricare quote crescenti di debito pubblico.

 

Poi però Petretto illustra due approcci presenti nel PD, che potremmo definire statalismo/liberismo, in modo un po’ troppo schematico. Messe così le cose, solo un masochista potrebbe preferire lo statalismo. Chiarisco subito, che in base alla mia esperienza, la percentuale di elettori o iscritti PD che abbraccia lo statalismo in modo ideologico è molto bassa. L’approccio pragmatico è: OK, se gli obiettivi sono questi, ditemi qual è la strada migliore situazione per situazione e vediamo come è meglio fare. Il superamento dell’identificazione di destra/sinistra con liberismo/statalismo è stata proprio una delle ragioni della nascita del PD, almeno nella mia esperienza. Nelle riunioni cui ho partecipato in cui si discuteva del nuovo partito si diceva: facciamo un partito riformista, non moderato, che superi gli approcci ideologici in modo pragmatico e vada per obiettivi. Le socialdemocrazie del nord-europa possono essere il modello da seguire.

Questi principi mi pare che siano stati ribaditi anche da Bersani nella carta di intenti dei progressisti:

Per tutto questo, introdurremo normative che definiscano i parametri della gestione pubblica o, in alternativa, i compiti delle autorità di controllo a tutela delle finalità pubbliche dei servizi. In ogni caso non può venir meno una responsabilità pubblica dei cicli e dei processi, che garantisca l’universalità di accesso e la sostenibilità nel lungo periodo. La difesa dei beni comuni è la risposta che la politica deve a un bisogno di comunità che è tornato a manifestarsi anche tra noi. I referendum della primavera del 2011 ne sono stati un’espressione fondamentale. È tramontata l’idea che la privatizzazione e l’assenza di regole siano sempre e comunque la ricetta giusta. Non si tratta per questo di tornare al vecchio statalismo o a una diffidenza preventiva verso un mercato regolato. Il punto è affermare l’idea che questi beni riguardano il futuro dei nostri figli e chiedono pertanto una presa in carico da parte della comunità.

L’idea è quella di superare il dualismo segnalato da Petretto con un approccio pragmatico, variabile da caso a caso. Ad esempio, il sistema sanitario americano (liberista?) non è certamente meglio del sistema misto italiano, almeno nelle regioni più efficienti: Lombardia (nonostante gli sprechi), Veneto, Friuli, Emilia, Toscana. Riporto, anche se so che è contestata, la graduatoria internazionale sulla efficienza dei sistemi sanitari nazionali spalmata su tutta la popolazione. L’Italia figura al secondo posto nel mondo, gli USA tra gli ultimi, un risultato comune a tutti gli studi di settore che ho visto.

Per finire, veniamo alla dura realtà: nessun approccio, statalista o liberista, potrà veramente funzionare in Italia, a causa del crollo professionale, etico e morale della classe dirigente, sia pubblica sia privata, avvenuto negli ultimi 20-30 anni. Come se non bastasse, almeno tre regioni importanti sono controllate dalla criminalità organizzata. Per questo motivo le privatizzazioni fatte in Italia sono spesso fallite, perché fatte in regime di monopolio e da privati conniventi con poteri pubblici inefficienti e corrotti. In Francia e Germania s è privatizzato molto meno di noi, ma non per questo quelli sono paesi più statalisti di noi.

Non basta quindi fare proclami accademici e procurarsi un po’ di adesioni su facebook, occorre mettere in piedi una struttura di centinaia di migliaia di amministratori locali con un approccio culturale completamente diverso. Per questo ci vogliono anni, e in molti abbiamo pensato che il PD sarebbe stata una delle possibili vie per raggiungere questo obiettivo. Qualche segnale si è visto, almeno nella elezione di alcuni sindaci.

Liberi di pensare che su questa via il PD sia irrecuperabile, però vi ricordo la battaglia per il rispetto dei tre mandati, che è il presupposto per il rinnovamento della classe dirigente politica, in corso nel partito. E’ vero che c’è il caso Penati, però è anche vero che, sotto le pressioni della base, Bersani ha recentemente rinunciato a nominare due consiglieri in RAI. Non bisogna però illudersi che la battaglia sarà facile: recentemente la Bindi (se ben ricordo con 4 mandati alle spalle) ha detto: “sulla mia rielezione deciderà la direzione del partito”. Non è abbastanza grande da decidere da sola?

Quello che avverrà nel PD nei prossimi mesi sarà cruciale. Mi sembra che, dopo tutto, anche Petretto nutra una  qualche speranza in merito.

Veneto, Friuli, Emilia, Toscana. Riporto, anche se so che è contestata, la graduatoria internazionale sulla efficienza dei sistemi sanitari nazionali spalmata su tutta la popolazione. L’Italia figura al secondo posto nel mondo, gli USA tra gli ultimi, un risultato comune a tutti gli studi di settore che ho visto.

Dissento, secondo gli studi che ricordo il sistema sanitario italiano risulta scadente e inferiore alla media europea quando si confronta la soddisfazione degli utenti per i tempi, il trattamento e l'appropriatezza delle prestazioni.  Il sistema sanitario italiano risulta 2o al mondo solo in una delle se ricordo bene 12 classifiche dell'OMS del 2000, la stessa classifica secondo cui la Colombia e' meglio della Germania e diversi altri Paesi del terzo mondo fanno meglio di Paesi europei ricchi ed avanzati, ma il cui aumento di speranza di vita dal 1800 ad oggi diviso i costi e' inferiore alla Colombia e Paesi similari.

L'unico pregio del sistema italiano e' il fatto che pur dando prestazioni mediamente scadenti, gli italiani vivono a lungo (secondo me anche grazie a cure parentali e buona alimentazione) e il suo costo e' relativamente modesto,
Nelle condizioni disastrate in cui e' l'Italia a parte alcuni difetti non trascurabili come gli immondi sprechi nel Sud (parti cesarei al 70%, falsi invalidi, assenteismo), e' probabilmente sbagliato pensare di stravolgerne l'impianto statalista.  Una privatizzazione per esempio aumentarebbe i costi e richiederebbe qualita' e velocita' del sistema giudiziario per far rispettare le regole, che l'Italia semplicemente si sogna per oggi e per il futuro prevedibile.

Lo studio originale del 2000 è stato effettivamente contestato in studi successivi.

Però la inefficienza e del sistema americano a fronte di costi elevatissimi e la buona qualità di quello italiano è confermata anche da  molti studi più recenti,  tra cui questo, di origine USA. Interessanti le tabelle, da leggere con cura, e la conclusione. 

Non sono un esperto della materia, ma dai documenti tecnici reperibili in rete  ne ricavo da profano questa impressione.

Non sono un esperto della materia, ma dai documenti tecnici reperibili in rete  ne ricavo da profano questa impressione.

Condivido l'impressione che il sistema USA non sia un modello da seguire, ma va chiarito che pur sempre garantisce all'80% della popolazione prestaizoni di ottimo livello, molto superiori all'Italia e di livello ottimo nel contesto dei Paesi piu' avanzati, I problemi del sistema USA sono i costi e un sistema assicurativo privato infernale per molti. Se togliamo il culto dello Stato e dello statalismo della sinistra italiana, dal punto di vista pratico contingente sono d'accordo che e' meglio cercare di migliorare questa sanita' statale, relativamente efficace anche se scadente nel rapporto col cliente, e inecfficiente, corrotta e sprecona specie in alcune regioni.