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Avvocati, tariffe minime e cultura antitrust.

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Sono un avvocato del libero foro in una piccola cittadina della provincia italiana. I miei genitori non sono avvocati e l'unico avvocato nella mia famiglia era un prozio, morto quando avevo tredici anni, che, peraltro, non ha mai esercitato, occupandosi di varie altre cose. Eppure ho aperto un piccolo studio di mia proprietà e, bene o male, riesco a vivere nonostante la crisi.

 

Faccio parte pertanto del proletariato forense e, avendo cominciato a conoscere il mondo dell'avvocatura soltanto ventuno anni fa come praticante, faccio parte della schiera dei giovani, che dovrebbero ricavare grande vantaggio dall'abolizione dei minimi tariffari.

 

La mia modesta esperienza, maturata tuttavia nella vita reale e non nell'accademia, mi suggerisce la seguente unica conclusione: ritenere che l'abolizione dei minimi, piuttosto che dei massimi tariffari o delle stesse tariffe nel loro compelsso o la riforma delle medesime, possano in qualche modo modificare l'attività forense o i rapporti con i clienti, dominati o sottomessi, realtivi o assoluti che siano, è indice o di una abissale ignoranza circa il mondo dell'avvocatura o di una sfacciata malafede.

 

Soltanto chi nulla sa di che cosa sia fare l'avvocato, trattare con i clienti e mediare fra questi e la giustizia, oppure è ben deciso a vendere fumo e a promettere di cambiare tutto per non cambiare nulla, può fare affermazioni simili.

 

Tanto vigente il vecchio tariffario, quanto applicando il nuovo sistema (ho sulla scrivania la bozza del regolamento del ministro della giustizia sui nuovi parametri per la liquidazione delle spese giudiziali), i valori tariffari (massimi e minimi) sono del tutto aleatori, legati unicamente alla buona fede (sperabilmente), se non all'arbitrio (il più delle volte) e spesso all'abuso (purtroppo) delle parti interessate (avvocato e cliente). Spia di questa situazione, che tutti gli operatori ben conoscono, è la circostanza che mai sono state applicate sanzioni per violazione dei minimi e molto raramente - per di più in casi estremi - per violazione dei massimi tariffari. Il più volte, in tale ultimo caso, la sanzione era strumentale a castigare un avvocato scomodo, magari perché difendeva la controparte di un assistito da un consigliere dell'ordine, titolare dell'azione disciplinare. A proposito lo sapete che i clienti veramente dominanti si fanno sempre difendere da consiglieri dell'ordine? Ma chi sono poi i clienti in posizione dominante? Quelli in posizione dominate relativa non li conosco ma conosco quelli in posizione dominate assoluta. Sono i nullatenenti che devono recuperare un credito e che rappresentano o tacciono la seguente circostanza: "se vinciamo e incassiamo (le due cose non coincidono n.d.s.) incassiamo in due, viceversa io non posso pagare"; il che configura di fatto un patto di quota lite. Si fa, si è sempre fatto e sempre si farà.

 

Ma avete mai provato a guardare un tariffario di quelli vecchi o, ancora di più, i nuovi criteri per la liquidazione? Non vedete quanto è facile andare sopra o sotto tariffa? Basta dimenticare o aggiungere voci. Una volta ho provato a fare due parcelle per la stessa pratica: una la più bassa che potevo, l'altra la più alta. Il rapporto era di più di dieci a uno. Erano entrambe ineccepibili e qualsiasi consiglio dell'ordine le avrebbe liquidate. Un altro esempio: le compagnie, nell'infortunistica stradale e fino ad un certo valore, riconoscono al legale il 10% del danno risarcito (100 al cliente + 10 all'avvocato = 110). Ricordo una segretaria che, per ogni pratica di questo tipo, era in grado di confezionare una parcella, seguedo voci e valori del tariffario, che arrivava sempre esattamente al 10% liquidato, mai una lira di più, mai una lira di meno. Una segretaria non un fisico nucleare o un principe del foro. E' allora mi spiegate che senso ha parlare di minimi e massima tariffari, quando comunque si mettono le cifre che si vuole? La realtà, quella che non si conosce o che si vuole ignorare, è che tutti trattano: clienti dominanti e non, avvocati giovani, vecchi, di mezza età e decrepiti.

 

Forse sarebbe necessario scendere dalla torre d'avorio e, se ci si vuole proprio occupare dei problemi dell'avvocatura, cercare quelli veri, tra i quali c'è sì la dignità della professione, che però, credetemi, non discende dal tariffario.

Ricordo una segretaria che, per ogni pratica di questo tipo, era in grado di confezionare una parcella, seguedo voci e valori del tariffario, che arrivava sempre esattamente al 10% liquidato, mai una lira di più, mai una lira di meno. Una segretaria non un fisico nucleare o un principe del foro. E' allora mi spiegate che senso ha parlare di minimi e massima tariffari, quando comunque si mettono le cifre che si vuole?

Scusami, ma in questo modo stai dando ESATTAMENTE ragione a chi sostiene l'utilità l'eliminazione dei vincoli tariffari: se va bene sono inutili, se va male (come nei tuoi esempi) fanno perdere tempo ad una segretaria di assicurazion e danno potere di interdizione e di ricatto a avvocati influenti e senza scrupoli su alcuni loro colleghi.

Non capisco

3/8/2012 - 22:59

Premetto che non conosco il mondo degli avvocati, ma, Giorgio, ma in questo tuo commento mi sembra che ci sia un po' di confusione.

"avendo cominciato a conoscere il mondo dell'avvocatura soltanto ventuno anni fa come praticante, faccio parte della schiera dei giovani"

E' ironica questa affermazione? Dopo 21 anni di carriera nel mondo degli avvocati uno e' ancora giovane?

Per il resto, come gia' commentato da Giuseppe, anche a me sembra che il tuo commento confermi che i minimi tariffari sono inutili, e, quindi, implicitamente, eliminabili.

Ma che senso ha fissare per legge le tariffe se poi italianamente si procede nella sostanza come se non ci fossero, e ancora piu' italianamente si interpreta la legge per gli amici e la si applica ai nemici? Infinitamente meglio eliminare questo genere di leggi: non si risolvera' certo lo stato disastroso della giustizia in Italia, ma almeno si semplifica la vita a tutti e si evita la pratica nostrana di applicare la giustizia in maniera arbitraria solo ai nemici.

Lo sfacelo giudiziario italiano e' determinato, oltre che dalla cultura italiana, anche da troppe leggi spesso anche stupide e nocive ma comunque diffusamente violate. Sarebbe meglio che il legislatore italiano si concentrasse su poche leggi utili e cercasse di farle applicare. Avere una norma, e consentire la sua violazione diffusa, e' il massimo della stupidita' e/o della malafede, ed e' uno dei principali mali dell'Italia

Sì sono giovane. Non ho nemmeno cinquant'anni e l'età migliore per un avvocato va dai sessanta ai settanta, con almeno trenta di professione.

 

Non ho mai sostenuto che i minimi di tariffa vadano conservati. Mi sono limitato a dire che tutto il sistema tariffario è una finzione e che, anche qualora sparisse (è sparito), nulla cambierebbe (è cambiato). Io continuerei (continuo e continuerò) a ricevere banconote spiegazzate (poche) dai parenti dei detenuti sul marciapiede davanti al carcere o dal cliente nei bagni fuori dall'aula di udienza e la banca e l'assicurazione seguirebbero (seguono e seguiranno) ancora il loro tariffario personale. A proposito sapete che le banche non riconoscevano ai loro avvocati la voce corrispondenza, perché recapitavano e ritiravano documenti e note con un proprio commesso? Ciò che non mi stancherò mai di ripetere è che i problemi dell'avvocatura sono altri e la mia modesta opinione di operatore è che nulla si potrà capire o fare se non si partirà dal seguente principio: l'avvocato non è un collaboratore della giustizia ma del cliente, l'obiettivo dell'avvocato non è quello di ricercare la verità obiettiva né quello di difendere chi ha ragione. L'obiettivo dell'avvocato è fare tutto quanto gli è consentito per piegare la giustizia alle ragioni egoistiche del suo cliente. Il mio dubbio è che il parlare tanto delle tariffe nasconda la volontà di distrarre l'attenzione dai veri problemi della professione. Tutto qui.

 

Sfacelo giudiziario: io non lo vedo. La giustizia italiana funziona bene, perché funziona coerentemente con le aspettative che gli italiani nutrono in materia di giustizia. La scelta italiana è una scelta giustizialista e cioé ogni sentenza deve essere giusta, pena l'indignazione. Altrove, soprattutto nei sistemi di common law ma non solo, la sceltà è efficientista e cioé privilegia la produttività: tante sentenze (meglio verdetti) e se qualcuna è ingiusta ciò va accettato come un difetto di produzione (su mille televisori tre non funzionano). Questa differenza di mentalità si traduce in una differenza di sistemi. L'Italiano vuole senza compromessi e sempre il colpevole in galera e l'innocente libero, l'americano - ma anche l'inglese e, per certi aspetti pure il tedesco anche se il sistema di quest'ultimo non è di common law - accetta che l'innocente sia in galera e il colpevole libero (è quest'ultimo il deficit di giustizia più comune nella scelta efficientista), perché il sistema può essere migliorato ma non reso infallibile. Quindi nessuno sfacelo ma gli effetti di una scelta coerente con le pretese. Certamente l'obiettivo che tutte le sentenze siano giuste costa tempo, fatica e denaro e, spesso, mancano tutti e tre.

 

Tante leggi? Non direi. Piuttosto tante leggi fatte male ma anche questo fenomeno è frutto della scelta giustizialista. La legge deve risolvere tutti i problemi. Se l'automobile del ministero rimane senza benzina non si va al distributore, si cambia il codice della strada. L'ordinamento italiano è pieno di leggi sconclusionate, approvate sull'onda della reazione dell'opinione pubblica ad un fatto di cronaca (reazione giustizialista), senza considerare che la materia era già disciplinata - e magari bene - e che la nuova normativa andava a scardinare tutto un sistema e, tolto il caso particolarissimo che ne aveva imposto l'adozione, era di impossibile applicazione alla realtà di tutti i giorni. Queste sono le vere leggi ad personam e non quelle fatte soltanto per l'avversario politico. Sono le leggi ad factum o meglio ad eventum. L'ordinamento ne è pieno. Ne abbiamo esempi al limite del ridicolo (grottesco) in materia di reati stradali, reati sessuali e stupefacenti.

 

Lentezza dei processi? Io sono un penalista e so poco del mondo del processo civile. Per il penale posso dire che i grandi ritardi hanno due cause. La prima è una scelta della Procura o del Giudice: meglio, per tutta una serie di motivi (non ultimo evitare brutte figure), una prescrizione che un'archiviazione o un'assoluzione. La seconda è la carenza di risorse. Basti pensare al gap fra primo e secondo grado, determinato unicamente dalla difficoltà di far pervenire i fascicoli al giudice di appello. Per quanto riguarda il processo civile, da quel poco che ne so, ritengo che ci sia una grossa responsabilità degli avvocati, che, per garantire a tutti l'accesso alla giustizia, hanno tenuto bassi i prezzi, caricando così il sistema di un contenzioso di minima rilevanza e utilità (cane che depone deiezioni nel giardino comune, recupero di crediti inesigibili, contenziosi di famiglia determinati più da patologie della psiche che da problemi di diritto, ecc. ecc.). L'avvocato costa meno di un week end al mare e allora perché non fare causa? Tant'è che lo Stato ha cercato di porre rimedio, alzando lui i costi piuttosto che gli avvocati, attraverso l'introduzione del contributo unificato, sempre aumentato e non di poco e la mediazione obbligatoria, sempre a pagamento. Provate a vedere quanto costano gli avvocati all'estero. Lì le cause sono meno e durano meno. L'accesso di cisacuno alla giustizia è, in quei paesi, garantito da altri strumenti che non i prezzi universalmente bassi, quali ad esempio le azioni collettive.

l'avvocato non è un

6/8/2012 - 20:29

l'avvocato non è un collaboratore della giustizia ma del cliente, l'obiettivo dell'avvocato non è quello di ricercare la verità obiettiva né quello di difendere chi ha ragione.

Su questo chi e' liberista / liberale dovrebbe essere d'accordo, l'avvocato e l'accusa sono terze parti dal cui contrasto si ottiene la migliore approssimazione praticamente ottenibile di giustizia.

 

Sfacelo giudiziario: io non lo vedo. La giustizia italiana funziona bene, perché funziona coerentemente con le aspettative che gli italiani nutrono in materia di giustizia. La scelta italiana è una scelta giustizialista e cioé ogni sentenza deve essere giusta, pena l'indignazione.

La giustizia italiana soddisfa evidentemente alcune peculiarita' culturali italiane.  Confrontata pero' con la giustizia di altri Stati del mondo, da una giuria internazionale di imprenditori, riguardo le prestazioni per chi fa impresa, risulta di qualita' piu' scadente di quella del Kossovo e di diversi Stati africani, e molto molto molto peggiore della giustizia di Paesi europei avanzati come Francia, Germania, UK, Spagna, Austria, Olanda, Svezia e cosi' via. Il giudizio riguarda soprattutto la giustizia civile, che e' quella piu' rilevante per l'economia.  La giustizia penale (mio parere personale) funziona meglio di quella civile ma e' netttamente inferiore a quella dei Paesi europei avanzati comparabili all'Italia.

Per quanto riguarda il processo civile, da quel poco che ne so, ritengo che ci sia una grossa responsabilità degli avvocati, che, per garantire a tutti l'accesso alla giustizia, hanno tenuto bassi i prezzi, caricando così il sistema di un contenzioso di minima rilevanza e utilità

Io ritengo che ci siano altre concause dello sfacelo della giustizia civile come tempi e ingolfamento.  Dal punto di vista culturale gli italiani tendono a considerare la legge uno strumento di potere per ottenere vantaggi su chi ha meno conoscenze e meno influenza. C'e' pertanto un abuso di liti temerarie che chi ha conoscenze e disponibilita' intraprende cercando di intimidire controparti deboli che pure avrebbero ragione secondo la sostanza della legge.  Purtroppo la magistratura italiana incoraggia questi abusi della giustizia, tradendo la Costituzione sull'uguaglianza dei cittadini, non punendo adeguatamente le liti temerarie e favorendo invece la compensazione delle spese (anche per coprire complicemente l'elevato tasso di evasione fiscale nei compensi agli avvocati).