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Fermare il Declino - La storia vera

26 commenti (espandi tutti)

Non sono uno dei vostri sostenitori, ma sto seguendo l’avventura di FilD con interesse e anche un po’ di speranza. Sono in perfetto accordo con voi quando parlate di professionalità, competenza, onestà, trasparenza, rinnovamento e denunciate la drammatica inadeguatezza della nostra classe dirigente (o digerente?), cioè di politici e di manager pubblici (e privati?), ed insistete facendo paragoni impietosi con quanto avviene all’estero.

Tuttavia, alcuni vostri modi di discutere e affrontare i problemi mi infastidiscono (e chi se ne… potreste dire), ma ho la presunzione di pensare che questa sensazione possa essere comune a molti vostri potenziali sostenitori e quindi ecco le mie osservazioni.

La critica degli avversari

Un partito non è solo fatto dai suoi dirigenti, ma da molte migliaia di persone impegnate in amministrazioni locali, che fanno politica spesso per passione e senza grandi retribuzioni. Quindi l’insulto e lo sberleffo spesso hanno un effetto controproducente sul consenso che può venire da queste persone (almeno nel caso del PD, che conosco meglio). Spesso la critica scende ad un livello così basso che non vale nemmeno la pena di rispondere (vedere il primo commento di Grenti qui). Non sono esenti effetti comici, quando per esempio Famularo se la prende con Bersani che parla di mercati senza regole. Famularo, mai sentito parlare di derivati?

E’ vero che nei 10 punti del PD non ci sono numeri tranne quelli delle pagine, mentre nei 10 punti di FilD ce ne sono quattro, 400, 90, 75 e 5: ridurre il debito di 400 miliardi, ridurre la spesa pubblica di 90 miliardi e la pressione fiscale di 75 miliardi in 5 anni. Però questi numeri restano appiccicati lì e non vogliono dire niente, finché non si specifica come, quando, dove e a spese di chi verranno effettuati questi tagli e redistribuzioni. Vedremo il programma dettagliato, però intanto toni meno trionfalistici a mio parere non guasterebbero.

Contrapposizione pubblico privato

E’ giusto schierarsi con la parte sana del paese, contro la parte parassitaria e improduttiva. Però questa linea è molto diversa dalla discriminazione pubblico/privato, che spesso sembra guidarvi. Certamente bisogna liberalizzare, introdurre concorrenza , trasparenza e competitività, ma questo non significa privatizzare. Quindi bisogna valutare caso per caso cosa sia meglio vendere e perché, stando bene attenti a non favorire chi, in Italia e all’estero, si sta già fregando le mani in vista dello spolpamento dell’Italia. Cosa vale la pena di sacrificare, per risparmiare un punto di PIL di interessi?

Va bene spazzare via la Casta pubblica, ma quella privata? Non è possibile limitare gli stipendi e i benefit dei manager privati in nome del libero mercato? Beh, tagliamo totalmente i fondi pubblici alle aziende dove i top manager guadagnano, inclusi i benefit di ogni tipo, una cifra X volte (10 volte? 15 volte?) lo stipendio medio dei propri dipendenti.

Tagliamo le pensioni oltre un certo limite, ma sia nel pubblico sia nel privato.

Il completamento del programma, l’economia non è tutto

Sul completamento del programma ho già detto. Concordo sul fatto che, per il momento, si può lasciare libertà di coscienza sui temi etici e religiosi, ma credo che non si possa ignorare il problema principale per i prossimi 10 anni: l’energia e l’ambiente.

Sono tra quelli convinti che l’economia attuale non sia sostenibile e che occorrano nuove politiche e nuove idee, sia a livello nazionale che mondiale. Non potete ignorare l’argomento.

Demagogia

Andrea Grenti 15/8/2012 - 16:54

Spesso la critica scende ad un livello così basso che non vale nemmeno la pena di rispondere

Perché colpisce il cuore dei fallimenti della politica italiana, soprattutto la sinistra.

 

che parla di mercati senza regole. Famularo, mai sentito parlare di derivati?

E infatti parla per niente, dato che i mercati sono iper-regolamentati.
Per caso Lei può emettere dei derivati?
I mercati over the counter, per esempio, sono regolati per definizione dalle parti che stringono l'accordo.

E' chiaro che una regolamentazione standard farebbe perdere il senso dell'over the counter.

E’ vero che nei 10 punti del PD non ci sono numeri tranne quelli delle pagine, mentre nei 10 punti di FilD ce ne sono quattro, 400, 90, 75 e 5: ridurre il debito di 400 miliardi, ridurre la spesa pubblica di 90 miliardi e la pressione fiscale di 75 miliardi in 5 anni. Però questi numeri restano appiccicati lì e non vogliono dire niente, finché non si specifica come, quando, dove e a spese di chi verranno effettuati questi tagli e redistribuzioni. Vedremo il programma dettagliato, però intanto toni meno trionfalistici a mio parere non guasterebbero.

Potrebbe anche farsi un giro su nFA e andare a leggere un po' di articoli, al posto di emettere sempre delle sentenze.

 

Però questa linea è molto diversa dalla discriminazione pubblico/privato, che spesso sembra guidarvi.

E mi pare ovvio, dato che lo Stato ha sempre avuto una forte influenza sull'economia nazionale.

 

Beh, tagliamo totalmente i fondi pubblici alle aziende dove i top manager guadagnano, inclusi i benefit di ogni tipo, una cifra X volte (10 volte? 15 volte?) lo stipendio medio dei propri dipendenti.

L'intenzione è quella di toglierli totalmente...

 

Tagliamo le pensioni oltre un certo limite, ma sia nel pubblico sia nel privato.

Chi ha versato di più non vedo perché non possa percepire una pensione alta.

 

ma credo che non si possa ignorare il problema principale per i prossimi 10 anni: l’energia e l’ambiente.

Veramente quella è la linea dei governi a continuare sulla stessa strada per tutelare interessi corporativi. Fosse per gli economisti, si sarebbero già introdotte forme di energia alternativa...

 

In conclusione, la sinistra è sempre stata storicamente antimercatista, non comprendendo che una maggiore influenza dei governi nell'economia è opprimente e non genera maggiori benefici.
Ci sono buone intenzioni che non guardano però ai possibili risultati (se buoni o cattivi), senza una vera impostazione dei proclami dichiarati, in questo caso dal PD e affini (includerei anche la "destra" attuale).
In sintesi, solo demagogia.

Caro Grenti, forse si sorprenderà, ma "quelli di sinistra" come me (come direbbe Lei) quando parlano di mercato senza regole, non sono così stupidi da pensare alla assenza fisica di regole. Ovviamente, quelle esistono, visto che si stipulano contratti.

Ciò che si intende criticare è proprio la presenza di regole che lasciano troppa libertà agli operatori finanziari e lasciano indifeso il consumatore. Esiste una letteratura sterminata sull'argomento, come tutti sanno.

Ricordo solo il rapport o della Financial Crisis Inquiry Commission del gennaio 2011 sulla crisi finanziaria del 2007-2012: "the crisis was avoidable and was caused by: Widespread failures in financial regulation, including the Federal Reserve’s failure to stem the tide of toxic mortgages; Dramatic breakdowns in corporate governance including too many financial firms acting recklessly and taking on too much risk; An explosive mix of excessive borrowing and risk by households and Wall Street that put the financial system on a collision course with crisis; Key policy makers ill prepared for the crisis, lacking a full understanding of the financial system they oversaw; and systemic breaches in accountability and ethics at all levels."

Il costo della crisi, in cui i derivati hanno avuto un ruolo importante (almeno così leggo in tutti i siti economici) è stato finora di cira 11 mila miliardi di dollari, in gran parte assorbiti dai sistemi bancari dei vari paesi e sottratti alle attività produttive.

Ma evidentemente per Lei va tutto bene.

Sulle privatizzazioni forse non mi sono spiegato: quando dico di farle con estrema attenzione e parsimonia non intendo sostenere un trattamento privilegiato per i lavoratori del pubblico,  intendo sostenere  il mantenimento del capitale pubblico per le imprese che funzionano bene e che rendono.

Non so quanto sia obiettivo il rapporto citato: in ogni caso è abbastanza evidente che anche i suoi redattori ravvisano insufficienze non tanto nella regolazione quanto nel comportamento delle autorità di vigilanza e dei policy makers (lasciamo stare l'etica, che non è governabile).

D'altronde, alle origini della crisi del 2007 vi è un fallimento della politica, che aveva posto le condizioni per la bolla immobiliare e la diffusione dei titoli basati sui mutui subprime. Certo, molte imprese finanziarie hanno sfruttato tale situazione: ma i contratti derivati non c'entrano niente con quella crisi, anche se talora se ne è fatto abuso.

Il Suo discorso, però, riguarda soprattutto quella crisi, non quella in corso che trae le sue origini dall'eccesso di debito sovrano e si combina con una stagnazione dell'economia reale.

Questa crisi, mi pare, è in primo luogo europea e non è certo il frutto di un'insufficiente regolazione: peraltro, la UE aveva già una regolazione alquanto intensa delle attività finanziarie, dopo la crisi del 2007 l'ha accresciuta ed è sempre pronta ad ulteriori aggravi.

quando parlano di mercato senza regole, non sono così stupidi da pensare alla assenza fisica di regole

Il problema è che la regolamentazione c'è, e per ovviare agli intenti falliti di chi l'ha stabilita aggiungiamo altre restrizioni che ovviamente non risolveranno nulla, anzi peggioranno la situazione.
Avevo detto in passato che una questione da risolvere è la trasparenza, ma in questo prima di tutto devono adeguarsi i governi e le amministrazioni pubbliche.

Ciò che si intende criticare è proprio la presenza di regole che lasciano troppa libertà agli operatori finanziari e lasciano indifeso il consumatore. Esiste una letteratura sterminata sull'argomento, come tutti sanno.

Ci saranno regole che tutelano alcuni e altri meno, probabilmente, e questo non ha niente a che fare con i fallimenti del mercato.

Comunque, cosa c'entrano gli operatori finanziari e il consumatore? Si è obbligati ad investire in Borsa forse? Cosa intende dire?
Sulla letteratura non mi esprimo, esiste un equivalente che dice il contrario, quindi? Giochiamo a chi ha in mano più libri? L'approccio scientifico non funziona così, non è sottoposto al principio di autorità.

Il costo della crisi, in cui i derivati hanno avuto un ruolo importante (almeno così leggo in tutti i siti economici) è stato finora di cira 11 mila miliardi di dollari, in gran parte assorbiti dai sistemi bancari dei vari paesi e sottratti alle attività produttive.

I siti economici non sono una fonte attendibile, e comunque va provata e argomentata la responsabilità dei derivati della crisi (quale poi? quella dei subprime o questa?).
La risposta di Luciano Pontiroli può esserLe utile.

 

Ma evidentemente per Lei va tutto bene.

Non ho detto nulla in merito, confonde solamente le cause della crisi del debito sovrano.

 

 

Sulle privatizzazioni forse non mi sono spiegato: quando dico di farle con estrema attenzione e parsimonia non intendo sostenere un trattamento privilegiato per i lavoratori del pubblico,  intendo sostenere  il mantenimento del capitale pubblico per le imprese che funzionano bene e che rendono.

Sulle privatizzazioni non ho detto nulla.
Ho solo affermato, che finanziare le aziende con i soldi pubblici si può (deve) fare a meno.
Le privatizzazioni fatte senza liberalizzare i settori, creano soltanto danno.
Ed è una buonissima scusa da parte dei politici e degli intellettuali statalisti per accusare il "mercato cattivo" di essere inefficiente.

1) siamo per l' eliminazione di tutti i sussidi pubblici alle aziende. Quanto paghino i loro manager con mezzi propri è affar loro (a parte le tasse, ovviamente)

2)le imprese pubbliche che rendono sono in massima parte monopoli o mezzi monopoli. Ci vuol poco ad essere in attivo in condizioni simili.

Siamo per liberalizzare i mercati dove si privatizza, e quando serve spezzettare le aziende prima (ed: Eni e rete gas)

3) come dice dragonfly sotto, i derivati sono contratti a somma zero, per lo piu sotto scritti da banche, stati e grandi aziende. Se qualcuno ci perde, qualcun altro ci guadagna.Verosimilmente hanno contribuito a mettere nei guai qualche banca, di certo non il sistema nel so complesso.Almeno non direttamente.

risposta nel posto sbagliato; rimessa al posto giusto.

Gentile Alberto, per favore manda tua e-mail a francesca.chiaromonte@gmail.com

a noi interesserebbe parlarti sia all'interno di nFa che nel gruppo (per espandere il consenso a  FiD [con attenzione primaria,ma non esclusiva,] al punto 8 del manifesto) che stiamo faticosamente formando con la semi-greenlight data da Boldrin due settimane fa.

saluti

giuliana allen

per favore contattaci

giuliana allen

Non c'è per forza una contrapposizione pubblico-privato, anzi, sono proprio i difensori ad oltranza del pubblico che rifiutano ogni equiparazione tra i due, in dirigente privato che danneggia l'impresa per cui lavora va a casa, i dirigenti pubblici sono INTOCCABILI.

Dal punto di vista poi dell'inquinamento e dell'energia i problemi non si risolvono con la utopica bacchetta magica delle "politiche", per consumare meno energia e inquinare meno, a meno di non essere come i fanatici della decrescita ( che di solito pretendono di peggiorare la vita altrui ) servono investimenti, lavoro sviluppo tecnologico, tutte cose che COSTANO e che quindi sono IMPOSSIBILI se si prescinde dall'aspetto economico.

 

1) Chiunque abbia a che fare con imprese pubbliche e con la PA italiana vede benissimo che sono gestite da raccomandati incompetenti con la tessera di partito nel 99% dei casi.

2) Se ci sono meno parassiti che succhiano il sangue alle imprese produttive ci sono più soldi per tutte le azioni per migliorare l'efficenza energetica, per ridure l'inquinameno e per pagare di più i dipendenti, e questo è EVIDENTE se si confronta l'Italia con il resto dell' Europa.

3) l' idea che i derivati siano la causa della crisi è abbastanza azzardata, perchè la Svizzera che è uno dei centri mondiali della cattiva finanza speculatrice NON è IN CRISI mentre l'Italia che ha un sistema finanziario decisamente arretrato e un esposizione nel campo dei derivati molto minore della media occidentale è quella messa peggio?

Spiacente

John Law 15/8/2012 - 21:14

Per quanto riguarda il punto 3) mi spiace ma dissento. La Svizzera non è in crisi proprio perché con i derivati ci guadagna sempre, visto che li vende, controlli pure. Per quanto riguarda l'Italia... pur non essendo molto esposti sul piano dei derivati, siamo pur sempre una piazza finanziaria poverissima. La Borsa Italiana è di proprietà del London Stock Exchange e i titoli quotati sono poco più di 300, rappresentativi di poco più di 200 aziende. Qui da noi ,anche una minima quota di capitale distratta dai consueti canali finanziari di risparmio e investimento si trasforma immediatamente in credit crunch e di conseguenza in crisi (potrebbe sembrare un volo pindarico ma è solo sintesi).

dalla sua conoscenza dei derivati, lei sarebbe daccordo, in linea teorica, a consentire solo quelli a copertura di rischi finanziari, proibendo quelli di natura speculativa?

Quale è il criterio con cui distinguere in modo non arbitrario la copertura di rischi finanziari dalla speculazione e quale utiilità si spera di vere da una proibizione di simili operazioni?
Se i titoli di stato di un paese poco affidabile sono facili da piazzare come la mortadella ai wahabiti i derivati che colpa ne hanno?

Il PIL mondiale del 2011 è stato appena 1/13 del volume dei derivati scambiati. Qui non si tratta più di risparmio che finanzia la crescita, ma di pazzi che giocano a fare scommesse.

veramente, ci sei molto lontano. se ne è dibattuto parecchio anche qui, anche se mi pare a margine di altri argomenti. la posizione netta complessiva dei derivati è nulla, ogni contratto esiste solo fra due parti, entrambe molto qualificate e smagate, che hanno visioni opposte, come è ovvio. il volume dei derivati è poi il cosiddetto valore nozionale, non certo gli scambi effettivi di denaro. provo a darti una dritta, o filone di indagine: verifica come si sta modificando rapidamente la pubblica opinione riguardo ai cds, prodotti relativamente recenti. poi potresti anche dare un'occhiata a questa discussione  attinente

 

ma questa va messa in cornice

....perché con i derivati ci guadagna sempre, visto che li vende,...

ma davvero?!  potrebbe essere se gli acquirenti fossero sempre e solo degli sprovveduti, cosa che non è mai trattandosi, ripeto, dei più bei nomi della finanza internazionale,  i migliori e i più attrezzati e informati.

"Libellula", scusa ma che c'entra la posizione netta? E' ovvio che alla fine la somma sia pari a zero, c'è chi vince e c'è chi perde, ma questo che c'entra? Tredici volte il volume del PIL mondiale non è una grandezza che si raggiunge senza scambi di denaro, sopra tutto alla luce della famosa posizione netta, perché chi perde paga e chi vince incassa, soldi, non chiacchiere. Perché eviti il nocciolo della questione? Io ho scritto "qui non si tratta più di risparmio che finanzia la crescita, ma di pazzi che giocano a fare scommesse". Non un centesimo "investito" in derivati produce o finanzia la produzione di niente, nemmeno di uno stuzzicadenti, niente crescita, è solo denaro sottratto al ciclo finanziario/produttivo. Che si tratti di derivati puri o di Credit Default Swap si tratta sempre e comunque di scommesse, nè più ne meno di quelle che si fanno in una sala corse, solo che si scommette su indici e non su cavalli. La discussione che mi hai proposto tu è molto interessante ma  il link che ti propongo io è la pratica, guarda caso proprio la pratica svizzera. Credi forse che il derivato sia stipulato tra l'investitore ed UBS? No, non funziona così, non più. Appena trovato il primo investitore/scommettitore a UBS non resta che da trovarne un'altro di parere contrario e quindi con lui coprire la propria posizione, è solo alla speculazione pura, ma per chi scommette, perché per chi raccoglie le scommesse il margine c'è sempre.

basta

federico de vita 16/8/2012 - 07:43

basta, non ne posso piu' di sentire questi discorsi. Da quanto scrivi traspare una ignoranza enorme in materia. Non fai che esprimere giudizi senza senso, facendo distinzioni tra i "buoni" che investono e i "cattivi" che speculano, per non parlare di quei perfidi broker che fanno gli intermediari e fanno soldi comunque. Basta, ti scongiuro, basta. Il "libellula", come lo chiami tu (e a proposito, l'apparente sarcasmo del tuo chimarlo in questo modo contrasta nettamente col tuo usare un nick invece del tuo nome) capisce le problematiche piuttosto bene, fossi in te starei ad ascoltarlo.

a me pare che alcune banche abbiano dovuto essere salvate a fior di miliardi (restando nella UE circa 200 la Grmania e altrettanti il R.U.). Questo ne ha fatto aumentare i debiti sovrani e quindi la domanda di capitali su questo mercato; ciò ha introdotto fibrillazioni di cui i paesi più deboli e indebitati ne sono tuttora vittime. Sarà a somma zero ma quando chi perde deve essere soccorso da un ente esterno ai contraenti non lo è più o meglio lo è in un perimetro più vasto comprendente soggetti (Stati) esterni a quei derivati. Confesso però di non essere un esperto di finanza trastullandomi solo con bonds, fondi, etf ed azioni.

@ federico de vita

Appena ho letto le tue parole “ignoranza enorme in materia” devo essere sincero, mi si sono gonfiate le vene sul collo, poi però, anche a causa della nuova “policy” dei commenti, ho avuto molto tempo per riflettere e ho capito che dovevo tenere presente da quale pulpito mi fosse giunta la predica, e di conseguenza non mi sono più sentito offeso. Egregio, io mi conosco, conosco la mia preparazione, conosco la mia storia e conosco la mia professione, sei andato a sbattere contro il soggetto sbagliato, mi spiace. Tra i miei compiti rientra anche quello che tu chiameresti di risk manager, ma io invece parlo come mangio e soprattutto bado al sodo, quindi per semplicità preferisco definirmi vice direttore. Io quello che dovevo fare nella mia vita l’ho già fatto, la posizione che volevo raggiungere l’ho raggiunta e se mi guardo indietro sono soddisfatto, quindi non ho bisogno di espormi e di cercare ulteriore visibilità. E’ tutto qui il motivo del mio utilizzo di un nickname, ma comunque con una semplicissima ricerca magari avresti potuto sapere molto di me, proprio come, lo riconosco, ho fatto io con te. Facendolo ho avuto la conferma di quanto avevo già intuito, e cioè che io sono la pratica e tu la teoria, ma sopratutto ho capito che mentre io all’università assistevo alla prima lezione sulla macroeconomia, o che mentre io combattevo con il paradosso di Leontief nel teorema di Hecksher-Ohlin, tu ancora facevi la pupù liquida nei tuoi pannolini. Nello scoprirlo ho sorriso lo ammetto, ma a parte questo, ti assicuro, non ce l’ho con i cattivi speculatori come hai detto tu, semmai ce l’ho con quelli come te che agli speculatori forniscono strumenti e giustificazioni per speculare, perché si sa, è l’occasione che fa l’uomo ladro, ovvero sono quelli come te che fanno di un investitore uno speculatore. Vedi… (e qui rispondo anche a Marcello Urbani) anche i mercanti di armi alla fine spendono il denaro che hanno guadagnato, e con questo contribuiscono a mantenere in equilibrio il sistema, ma da qui a sostenere che il sistema non ne risenta ce ne passa, e ho usato la metafora dei mercanti di armi non a caso. Lo so, lo so, qui voi non volete sentir parlare di etica, almeno non di questo tipo di etica, ma io ho ricevuto una educazione cattolica prima, e ho studiato Kant poi (prima ancora di studiare Keynes, pensa un po’) quindi ho grossi problemi di etica perché so che prima o poi dovrò fare i conti con qualcuno. Di questo a voi non ve ne frega nulla, buon per voi. Ora se permetti (ma anche se non permetti) faccio una ultima considerazione: qui dentro andate tutti ripetendo ad ogni piè sospinto che i derivati siano contratti a somma zero, ma è esattamente quello che sostengo io, “somma zero”, c’è chi vince e c’è chi perde, proprio come nelle sale corse. Ti da fastidio che te lo faccia notare? Beh dovrai farci il callo, perché ho deciso che ne farò di peggio dal mio blog e in tutti i blog che parleranno dell’argomento, meno che qui ovviamente. Già, puoi ritenerti soddisfatto, qui non commenterò oltre, ma non perché mi risulti difficile sostenere le mie posizioni, come vedi non nutro nessun complesso di inferiorità, no, ci mancherebbe, me ne vado semplicemente perché questo non è un sito che faccia per me, perché non auguro a nessuno di leggere parole come le tue e non poter rispondere per 14 ore a causa della… “policy”. Riflessioni o non riflessioni a parte, ho troppo rispetto per le mie coronarie e per il mio sistema nervoso. Un saluto a tutti i bloggers.

Caro JL,

leggo sui tuoi blog che sei del 61. Mi faccio due conti (sono bravino in aritmetica, come avrai letto googlandomi) e significa che hai circa 12 anni in piu' di me. Ne consegue che ti studiavi H-O verso i 13-14 anni (ho tolto il pannolino a due anni). Complimenti, io a quell'eta' pensavo solo a correre dietro alle ragazze. Mi sfugge peraltro quale sia il tuo vantaggio si di me nell'eta' piu' avanzata (visto che, ahime', non sono piu' un pivellino ventenne!).

Mi accusi di essere la "teoria". Temo tu sia nel torto. Gestisco da oltre dieci anni il rischio (ora in una banca piuttosto grossa, prima in vari fondi hedge) e lasciami dire che se tu sei "pratica", lo sono almeno quanto te: sei vice direttore di una banca; questa e' la tua (piu' che rispettabile) esperienza, il che significa che la tua "pratica" a occhio e croce sta coi clienti, non coi mercati, o per lo meno non certo quanto la mia di esperienza sui mercati (e dico questo non per vantarmi, figuriamoci, ma per spiegarmi su come mai credo di capire come si usano i derivati meglio di te): non tutto quel che ho fatto sta su google, ci sono - per un qualche caso - quasi solo le mie cosette teoriche. Hai idea di cosa significhi gestire il rischio di un fondo per conto di una societa' nella quale si e' partner? Forse si', ma capirai allora che non sono davvero "teoria" io!

Mi accusi anche, per un motivo che non mi e' affatto chiaro, di essere fra quelli  "che agli speculatori forniscono strumenti e giustificazioni per speculare". Questa mi viene nuova, del tutto inaspettata e mi fa ridacchiare. Davvero non faccio quel mestiere, credimi. La gestione del rischio non ha nulla a che fare con - tanto per dire - la strutturazione di derivati!

Non te la prendere, non vale la pena. Se questo non e' il blog per te, pace, ma non dire cose gratuite tipo che qui non ce ne frega niente dell'etica, dimostri solo di non leggere con attenzione quel che qui viene scritto. Chissa' se leggerai questa mia risposta, poi.

F

I derivati

Andrea Grenti 16/8/2012 - 00:29

sono contratti basati su asset reali.
Il PIL rappresenta l'insieme dei beni finiti, non comprende tutti i beni e i passaggi intermedi.
Per esempio, il valore degli immobili supera di parecchie volte il PIL.

Non pensavo di trovare anche qui delle tesi cospirative sull'onnipotenza della "finanza e dei banchieri internazionali".

come molti di noi, penso, non correresti il rischio di circolare senza averla assicurata per la RC. anche in assenza di obblighi di legge, in realtà senza tagliando circolerebbero solo i pazzi e quelli molto ricchi. pagando il premio, ogni automobile è coperta invece per, diciamo, 5 milioni di euro.

 

Sì, potrei anche dire che le compagnie assicurative si accollano un rischio pari a 5M moltiplicato per gli svariati milioni di auto circolanti, ottenendo una cifra sbalorditiva. ma questo dato è di ben poco interesse, insomma!. a fronte di questo rischio bastano riserve infinitesime che nel settore, e almeno finora, funzionano piuttosto bene.

 

Il PIL mondiale del 2011 è stato appena 1/13 del volume dei derivati scambiati. Qui non si tratta più di risparmio che finanzia la crescita, ma di pazzi che giocano a fare scommesse.

 

si vede invece che un rilevante, anzi fantasmagorico se calcolato alla carlona, settore finanziario non è improduttivo ma anzi assolutamente necessario per quella cosa prosaica e terra-terra che è lo spostarsi in auto. la finanza tutta nasce da queste esigenze: da quelle dei mercati agricoli ai noli maritttimi, al finanziamento delle imprese e dei consumatori. e non possono essere altro che scommesse o speculazioni: quanti tamponamenti farai, quanti sacchi di lupini i malavoglia perderanno in mare, quali oscillazioni avranno i prezzi agricoli, morirai presto o tardi eccecc.

la risposta standard di chi ha solo orecchiato l'argomento è infatti che le coperture sono accettabili e le speculazioni no. quando dovrebbe essere ovvio che solo gli speculatori, cioè gli specialisti del rischio, possono fornire copertura, assumendosi rischio dietro pagamento di un premio. amen, queste cose mi sa che sia inutile spiegarle a rotondi, che visita con profitto tanti siti di economia.

caro Dragonfly (pseudonimo!)

certi giochini te li puoi risparmiare. Come sai, visto che IO OPERO IN CHIARO, di professione faccio il fisico nucleare ed evito di chiederti se la spettrometria gamma è meglio farla con un cristallo di Ioduro di Sodio o di Germanio--Litio.

Però, anche se non sono un economista, mi chiedo (posso?): la crisi del 2007, costata 11 mila miliardi, che ha causato la stagnazone e quindi la successiva crisi dei paesi a bassa crescita ed alto debito, è stata una catastrofe naturale inevitabile oppure l'effetto di una serie di errori umani e di regole sbagliate? Sono io che chiedo agli economisti se sono in grado o meno elaborare teorie e prassi che facciano in modo che crisi del genere non si ripetano.  

Ma davvero si pensa che i milioni di lavoratori che si sono visti piovere addosso i costi delle crisi non siano incazzati col mondo della finanza? Le uniche risposte che gli economisti sanno dare è che la colpa è degli stati e che il sistema del mercato funziona?

Con queste posizioni, FilD spera di prendere tanti voti?

Caro Rotondi

non credo che la crisi sia colpa della finanza. Secondo me è il necessario aggiustamento del tenore di vita medio delle popolazioni occidentali al mondo nuovo e globalizzato. La colpa principale della finanza è quella di aver rinviato l'aggiustamento di circa un decennio, illudendo che tutto andasse bene. Purtroppo molti economisti hanno aiutato a coltivare questa illusione

 

Ma davvero si pensa che i milioni di lavoratori che si sono visti piovere addosso i costi delle crisi non siano incazzati col mondo della finanza?

 

 Prima  i lavoratori (a partire dagli impiegati pubblici) si rendono conto della situazione e smettono di sperare in provvedimenti salvifici (miracolose ricette finanziarie, sussidi dall'estero etc.) ed accettano la realtà, prima ne usciamo.

Non so cosa farà FiD.  A me sembra che rincorrere degli spacciatori di illusioni professionisti (tipo SB, ma in genere i politici) sia una strategia perdente

OK

alberto rotondi 16/8/2012 - 17:04

Caro Federico,
trovo questa posizione equilibrata e degna di attenzione

condivido

dragonfly 17/8/2012 - 00:35

La colpa principale della finanza è quella di aver rinviato l'aggiustamento di circa un decennio, illudendo che tutto andasse bene. Purtroppo molti economisti hanno aiutato a coltivare questa illusione

 

ottima sintesi. i tassi di interesse che il sistema finanziario ha garantito alle imprese e ai governi, in passato sono stati assolutamente eccezionali, e non hanno fruttato. era meglio accorgersene  in un modo non così brusco, ma tant'è.