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Un altro rapporto debito/PIL è possibile (2)

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Approfitto del tema per fare alcune domande, tanto per capire.

Ci sono due aspetti del "calo della spesa pubblica".

Il primo riguarda sprechi, malversazioni, corruzione, clientelismo, burocrazia eccessiva.

Qui mi pare chiaro, ma attendo conferma, che stiamo eliminando attività inutili, che non hanno alcuna utilità sociale, che le faccia il pubblico o che le faccia il privato. Eliminare questa spesa comporta una riduzione anche del PIL. Certe cose non vengono piu' comprate dallo stato, certe spese non si fanno piu', il personale addetto non ha piu' senso che segua determinate mansioni. A meno che non ci siano altre mansioni statali che chiedono risorse della stessa professionalità, quegli impiegati vanno licenziati. Altra cosa che riduce il PIL. Contemporaneamente si abbassa la pressione fiscale e questo mette a disposizione delle economia private (famiglie ed imprese) piu' risorse per comprare e assumere. Il risultato netto secondo voi è neutro, passivo o in attivo?

Il secondo riguarda le missioni strategiche dello stato. E cioè ripensare ai compiti dello stato, rivedendo quello che puo' fare il privato e quanto deve essere fatto dallo stato in prima persona. Qui stiamo parlando di servizi utili ed anche di chi li fa. Se non lo fa lo stato, allora qualcuno deve farli e li farà il privato. Quindi ad un calo delle spese statali corrisponde un aumento dell'iniziativa privata. Iniziativa privata che potrebbe essere piu' economica (se quella statale comprendeva sprechi) come anche piu' esosa (perché il privato deve guadagnare e fare utili). Allora forse un aumento mediamente corrispondente ma a mio avviso un aumento superiore, che comporta utili ed imposte. Ed anche una qualità superiore del servizio erogato. Quindi non solo lo Stato diminuisce le sue spese ma aumenta l'attività privata, il PIL e aumentano utili ed aumenta il gettito fiscale. Il che permette di abbassare le aliquote. Contemporaneamente la riduzione della spesa pubblica comporta anche in questo caso un calo delle necessità di gettito. In questo secondo caso il ritiro dello Stato da alcune attività fino ad ora seguite comporta un netto effetto moltiplicatore e quindi crescita. Il risultato netto per me è sicuramente in attivo.Siete d'accordo?

Senza nulla togliere all'imperativo categorico di eliminare qualsiasi spreco e spesa inutile, punterei tantissimo sugli interventi del secondo tipo, il che vuol dire riflettere sulle missioni dello Stato e trovare un nuovo equilibrio.

Io prediligo gli interventi del secondo tipo, pur pensando che nella prima opzione la diminuzione delle tasse possa andare a compensare la riduzione del Pil.

Credo che nella realtà bisognerebbe  fare entrambe le cose a seconda dei settori.

Entrambe le opzioni presentano serie difficoltà e rappresenterebbero svolte epocali per l'Italia. Nel primo caso è evidente il perchè: si parla di licenziamento degli statali. La seconda opzione sembra più facilmente percorribile dal punto di vista "sociale/politico" ma nella pratica è sicuramente più complessa. Sia a livello di consenso (pensiamo agli isterismi legati al referendum dell'acqua di alcuni mesi fa***), sia a livello di attuazione. Per funzionare è necessario che lo stato impedisca la formazione di monopoli privati, che la burocrazia e la legislazione siano riformate in modo da consentire ai privati di guadagnare ed agli utenti di far valere i loro diritti. Problemi che esistono già adesso, sia chiaro. Inoltre alla cessione dei servizi DEVE corrispondere una diminuzione della pressione fiscale. Si può fare, ma non è mai stato fatto. Sperem...

PS

***con isterismi NON mi riferisco certo alle documentate obiezioni di Marco Esposito, penso ai Grillini a Don Gallo ecc ecc

Credo che nella realtà bisognerebbe  fare entrambe le cose a seconda dei settori.

Chiaro che se una missione verrà confermata come pubblica, la caccia agli sprechi sarà massima mentre per missioni da privatizzare credo che la caccia agli sprechi sia inutile. Si privatizza affidando il compito ad una pluralità di soggetti in concorrenza tra loro e già questo dovrebbe eliminare ogni forma di spreco. Un esempio da tenere a mente potrebbe essere quello che avevo proposto l'anno scorso, per il sistema sanitario. Nei calcoli di allora circa 71 miliardi di spesa passavano dallo stato (che li reperisce tramite tasse) alle assicurazioni (che li reperiscono tramite premi fissi o proporzionali al reddito) mentre il resto dell'attuale spesa sanitaria sarebbe rimasto allo stato. Alla fine siamo sempre noi a pagare per la salute (non esistono pasti gratis) ma il bilancio dello stato si alleggerisce e diminuiscono le imposte. Questo libera risorse anche per una sanità migliore e come sappiamo da noi ci sono ampi spazi di miglioramento soprattutto in certe zone.

Chiedo che non si discuta qui del caso concreto (si puo' sempre approfondire nel post originale) e voglio solo evidenziare come siano possibili risparmi per il bilancio pubblico anche considerevoli, solo facendo anche qui riforme che sono standard altrove (il sistema che ho proposto è la norma in Germania, Francia, Svizzera e molti altri paesi anche se non ovunque il come è stato contabilmente implementato si trasforma in una diminuzione delle voci di bilancio pubblico).