Titolo

Politica fiscale e crescita

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Quali keynesiani?

Xau 7/9/2012 - 00:53

Mi sembra che questo articolo die per scontato che per i keynesiani agire sulla domanda aggregata abbia effetti solo sul breve termine, poiché l’agire razionale degli attori vanificherebbe nel lungo termine questo tipo di interventi. Questa è grossomodo la posizione della ‘sintesi neoclassica’, ma keynesiani critici di questa interpretazione non mancano, e se Piga fosse tra questi la risposta sarebbe per cosí dire fuori bersaglio.
Dubito che Piga si riconosca nelle politiche fatte negli anni ‘80 (che piú che keynesiane sono state semplicemente clientelari), e semplicemente creda che la spesa pubblica generi un aumento del PIL tale da ridurre il rapporto debito/PIL piú di quanto lo faccia la riduzione delle imposte. Non a caso citava in agosto nel messaggio del suo blog «Rendiamo le scogliere fiscali belle come quelle di Dover» un report del Congressional Budget Office statunitense che sosteneva posizioni simili: «1 dollaro in più di spesa pubblica (attenzione, non qualsiasi spesa pubblica: acquisti di beni e servizi con appalti) genera tra 0,5 e 2,5 dollari in più di PIL (durante una recessione come quella attuale, con tante risorse inutilizzate, sostiene il CBO, è più probabile che gli effetti siano vicini ai livelli alti che non a quelli bassi). 1 dollaro di tasse in meno tra 0,16 ed 1 dollaro di Pil in più».

Mi trovo in difficoltà con questi moltiplicatori CBO, 0,5 - 2,5 e 0,16-1 (che quindi penalizzerebbero NEL BREVE PERIODO il ridurre le tasse).

 1 un moltiplicatore non può essere solo keynes ma almeno keynes-Leontiev con gli effetti della spesa intermedia; anche se nella realtà (io sono abituato a studi locali) resta ben poco in loco e segue le strade delle filiere; ma per TUTTI GLI USA qualcosa resta.

 2 Poi farei una obiezione + radicale ed "austriacante" al moltiplicatore di breve (o anche con effetto via investimenti): ogni volta che fai -e.g. - uno STIMOLO parte una storia diversa, che combina in modo originale effetti di S & D, breve medio e lungo, PER MOTIVI MOLTO SPECIFICI e path- institution- actors-dependent. Pur discutibile, partigiano - agiografico verso Obama nelle conclusioni, un approccio giusto sarebbe allora quello narrativo e d'inchiesta di:

 The New New Deal. The Hidden Story of Change in the Obama Era

By Michael Grunwald

ch'era recensito sul Financial T. del 3 settembre, da Cardiff Garcia.

dici: " agire sulla domanda aggregata abbia effetti solo sul breve termine"

 

Non ci siamo, nessuno insinua questo. Si vuole semplicemente separare gli effetti di breve e lungo termine di una politica fiscale. Una politica neutra di pareggio (piu' spesa finanziata da piu' tasse; o meno tasse permesse da meno spesa) nel breve non ha impatto a livello aggregato (ma ha senza dubbio un impatto redistributivo). Nel lungo termine ha comunque un impatto, ma non necessariamente di crescita, e nell'articolo si cerca di spiegare perche'.

Penso Piga non ritenga che una politica ‘neutra’ a livello di bilancio non abbia impatto a livello aggregato, se non altro proprio per l’aspetto redistributivo, non tanto tra pubblico e privato, ma tra varie fasce di reddito: tassando chi ha maggior propensione al risparmio e aumentando il reddito disponibile di chi ha maggior propensione al consumo la domanda aggregata dovrebbe aumentare.

tassando chi ha maggior propensione al risparmio e aumentando il reddito disponibile di chi ha maggior propensione al consumo la domanda aggregata dovrebbe aumentare.

 

aumenta la domanda aggregata... di un altro paese, forse.

se vuoi tassare ancor di più me che risparmio, io investo parte di quel risparmio per andare a propendere da un'altra parte (se questo investimento mi appare minore della quota che tu mi sottrarresti per i tuoi consumi).