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Politica fiscale e crescita

6 commenti (espandi tutti)

Mi scusi ma la sua è una citazione estratta dal contesto. Il Prof. Piga (che tra l'altro non conoscevo prima di questo suo articolo e quindi la ringrazio) il Prof. Piga dicevo, non consiglia assolutamente di adottare politiche espansive in questo frangente, anzi, sostiene che le politiche espansive a parità di bilancio andassero assunte quando si poteva, nel 2006, quando c'era ancora un rapporto debito/PIL più basso di ben 15 punti (a me ne risultano di più tra l'altro). Buonanotte

Se vogliamo stare coi piedi per terra, nel contesto, allora inizio a corrugare fortemente la fronte leggendo: " Immaginate che a fianco delle politiche di riforma subito lanciate all’avvio dell’euro ...". Ecco, devo proprio immaginare, e parecchio, perché non so voi ma io di "riforme subito lanciate all'avvio dell'euro" proprio non ne ho viste. A meno che non si intenda il lancio verso il cestino, stile basket.  Anche perché se fossero state avviate per tempo non saremmo stati nella situazione in cui ci siamo trovati l'estate scorsa. Governi di CS e di CD si sono sempre dati da fare per rassicurare: va bene così, il nostro sistema previdenziale è il migliore del mondo, è in equilibrio, guai a toccare qui o toccare là.

C'è un altra questione poi da sottolineare, sempre per rimanere realisti ed ancorati al contesto italiano. Se avessimo avuto per 10 anni una crescita del PIL dell'1% o superiore (che a fronte di una crescita dell'economia crea un aumento di gettito) , credete veramente che i politici non ne avrebbero subito approfittato spendere questo inatteso tesoretto? Altro che 80% del PIL, saremmo rimasti tra il 110 ed il 120%!

Mi pare quindi che l'articolo citato immagini situazioni che non si sono verificate (niente riforme dopo l'euro e niente politica espansiva ai primi segnali di crisi 2008) e che con buona probabilità anche se si fossero verificati sarebbero stati sprecati esattamente come abbiamo sprecato, dopo l'ingresso nell'euro, l'abbassamento dei tassi di interessi trasformando il risparmio di spesa in altra spesa, come ben illustrato tempo fa in queste colonne.

Ehm... esiste il LEGGERISSIMO problema che il concetto di "politica fiscale espansiva a parità di bilancio" è un ossimoro.  Un po' come dire "svuotare il secchio mantenendo l'acqua allo stesso livello".

Credo che questo sia dovuto al pensare a Keynes come alibi per sostenere la spesa pubblica tout-court senza riflettere su cosa significa l'equazione della domanda aggregata. Anche una rapida occhiata mostra come aumentare la spesa pubblica finanziandola con le tasse sia un gioco vantaggioso solo supponendo che gli agenti privati avrebbero messo i soldi di quelle tasse sotto il materasso.

Il problema, in parte, sta proprio nel fatto che oggi molti i soldi li mettono proprio nel materasso, figurativamente parlando. Bund tedeschi e oro sono il materasso moderno.

Perchè se io uso 1000 euro per comperare oro questi euro svaniscono dalla circolazione?

A me risulta che escono dalle mie disponibilità e vanno in tasca di chi mi ha venduto l'oro, finchè FISICAMENTE io non prendo la carta moneta e la metto dietro una mattonella questi soldi sono sempre in circolazione, e un eventuale cambio di destinazione fatto prelevandoli sotto forma di tasse e usandoli come spesa pubblica non li moltiplica nè li fa evaporare.

Anche usarli per l'acquisto di Bund non li fa sparire, al limite finiscono nelle disponibilità di qualche venditore crucco....

Alla fine, visto che sono soldi che finiscono all'estero (non mi risulta che l'Italia abbia miniere d'oro e i bund tedeschi sono appunto tedeschi), l'effetto è di togliere soldi dalla circolazione in Italia, assolutamente analogo a quello di metterli sotto il materasso. In pratica escono dal nostro circuito investimenti/produzione/consumo per entrare nel circuito di qualcun altro.

Mettere i soldi nel materasso comunque significa, in buona sostanza, non utilizzare risorse reali disponibili per promuovere l'investimento e la produzione di beni. Un contadino che ha un campo che potenzialmente potrebbe produrre il doppio ma, soddisfatto di ciò che ottiene, passa il suo tempo all'osteria sta "mettendo i soldi nel materasso". E' assolutamente vero che magari in quel preciso momento quell'extra-produzione non gli serve ma è altrettanto vero che producendo di più avrebbe le risorse per rinnovare pian piano gli alberi da frutta che ha nel suo campo. Quegli alberi magari daranno frutta fino a che lui vive ma quando il campo passerà al figlio saranno ormai anch'essi alla fine del loro ciclo produttivo. E a quel punto non ci sarà più produzione di frutta.

Il problema della spesa pubblica nasce dal fatto che vi sono situazioni in cui i privati "mettono i soldi nel materasso", non investono perché soddisfatti di ciò che hanno. In fondo un grande industriale a un certo punto può lasciare morire la fabbrica per consunzione e tranquillamente campare di rendita. Ma questo toglierà una fonte di produzione ai suoi figli e ai figli dei suoi operai.

A quel punto entra in gioco la "spesa pubblica" in quanto rappresentante degli interessi anche futuri di tutti. Preleva, con vari meccanismi siano essi coercitivi come la tassazione o volontari, come la sottoscizione di buoni del tesoro, i "soldi nel materasso" e li impiega per nuove attività produttive. O almeno dovrebbe farlo. Nella realtà dei fatti l'efficienza della mano pubblica è così bassa che finisce per distruggere quelle risorse se non, addirittura, per regalarle ad amici ed amici degli amici riproponendo il problema tale e quale a come si era inizialmente presentato.

Poiché mettere i "soldi nel materasso" è una naturale tendenza dell'essere umano, probabilmente ineliminabile a livello di singolo individuo,  è assolutamente necessario avere meccanismi di mobilitazione delle risorse altrimenti inutilizzate.

Fino a ora il dibattito si è polarizzato sulla dicotomia pubblico-privato con schieramenti pronti a difendere la propria ideologia. Nella realtà entrambe le cose finiscono per funzionare male e la soluzione forse non è neanche quella mista che probabilmente finisce per mescolare il peggio di entrambi i sistemi, salvo magari in Scandinavia. A mio avviso il dibattito dovrebbe superare questa contrapposizione per arrivare alla famosa terza via di cui tutti parlano ma nessuno sa cosa sia. Io la vedo come una via che sia gestita direttamente dalla cittadinanza senza i meccanismi di delega all'autorità statale ma francamente non so andare oltre.