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Politica fiscale e crescita

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Nel post dell'8 sett. il Prof Piga fa una puntualizzazione sul suo pensiero  (che espone da quando è nato il suo blog): lui parla di spesa pubblica finanziata da tasse per contrastare l'avvitamento congiunturale, non stimolare la crescita di lungo termine.

Inoltre Piga mette in dubbio l'efficacia, in termini di politica anticiclica opposta, cioè quella di una diminuzione delle tasse (e contestuale diminuzione della spesa pubblica per non aumentare il debito) perché in un momento nel quale la propensione al risparmio aumenta per il gioco delle aspettative negative, una certa percentuale di ogni euro di tasse risparmiate non alimenterà la domanda (a meno che non riprendano gli investimenti, ma questi sono ugualmente frenati dal gioco delle aspettative).

Ho interagito più volte con il Prof nel suo blog e, posso testimoniare dalle risposte che ha puntualmente dato, nonché da quanto scrive negli articoli, che anche lui ha ben chiaro il "corto respiro" di interventi di spesa pubblica, al limite anche in investimenti, se non è accompagnata da misure che agiscano positivamente sul potenziale, quindi, come si direbbe, dal lato dell'offerta.

C'è, inoltre, una preoccupazione di fondo sull'avvitamento recessivo, che preoccupa  il professore e, credo,  non solo lui: gli effetti strutturali del deterioramento, impoverimento e  chiusura di parti significative del nostro sistema industriale per mancanza di investimenti (frenati dal calo della domanda interna).

Cito solo l'esempio più recente e più preoccupante: la decisione di Fiat di non investire a breve  in nuovi modelli e, conseguentemente, chiudere impianti.

Non so se esistono studi su questo aspetto (cioè suggli effetti duraturi di disertificazione industriale dovute all'arresto degli investimenti a seguito di recessione prolungata), ma in termini logici la preoccupazione sembra molto sensata.

Ed attenzione, la storia ci insegna che una volta che il deserto a preso il posto dei capannoni (o meglio, dopo che abbiamo aperti supermercati o palestre o scuole di danza in quei capannoni dove fino a poco prima si producevano beni), quasi mai l'industria ritorna!

 

...in un momento nel quale la propensione al risparmio aumenta per il gioco delle aspettative negative, una certa percentuale di ogni euro di tasse risparmiate non alimenterà la domanda...

Chiedo lumi a chi ne sa piu' di me. Da quando c'è la crisi si racconta delle crescita delle famiglie che non riescono arrivare alla quarta settimana ed ormai alla terza. Dando per scontato che il fenomeno sia vero e non invenzione giornalistica, diminuire le imposte ed il prelievo contributivo per i redditi piu' bassi comporterà un netto in busta piu' alto e quindi, per quei casi, maggiori consumi. Forse arriveranno a fine mese. Ricordo anche il punto 5 del nostro decalogo. Personalmente ritengo che dovremmo abbassare l'imposizione sulle imprese e per quella delle persone fisiche che si debba innalzare la fascia di esenzione. Per i contributi previdenziali ritengo che i risparmi di spesa ottenuti con le riforme debbano per prima cosa essere convertiti in un abbassamento delle aliquote di prelievo per i bassi redditi  (solo la parte a carico del lavoratore) oltre ad un abbassamento generale per tutti. In questo modo, correggetemi se sbaglio, risparmi di spesa e abbassamento della pressione fiscale possono alimentare la domanda.