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Come dilapidare i frutti di una riforma epocale. Condannati a crescere!

1 commento (espandi tutti)

visto che mi sono sempre autodefinito marxista keynesiano e qui sono in partibus infidelium... ma non sono d'accordo: c'è un problema di qualità (va bene che anche la spesa che se ne va in corruzione alla fine diventa domanda aggregata, ma siamo alla Favola delle Api di Mandeville: se fosse spesa in asili nido che permettono a più donne di lavorare, o in credito alle startup sarebbe meglio) e un problema di quantità. Se con tagli e dismissioni  si possono alleggerire le tasse o ridurre gli interessi riducendo il debito, l'effetto potrebbe essere neutrale o anche leggermente espansivo. Non espansivo quanto una bella iniezione di spesa pubblica che diventa subito reddito (sono un nostalgico del New Deal)... ma con i tassi d'interesse che ci ritroviamo non ce lo possiamo permettere (motivo per cui chi ha sprecato anni a bassi tassi d'interesse andrebbe usato per dimostrare praticamente agli studenti alcune delle più creative pratiche giudiziarie pre-Beccaria, cfr. la manzoniana Colonna infame). 

 

Comunque è paradossale che secondo il grafico, riforme o non riforme nel periodo 2045-2060 la spesa per pensioni sul PIL sarà comunque la stessa, c'è qualcosa di più profondo che non va