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Come dilapidare i frutti di una riforma epocale. Condannati a crescere!

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C'è una cosa che mi lascia perplesso in questa apologia della crescita: mi sembra che si confonda ciò che appare desiderabile con ciò che è possibile, una forma di wishful thinking in sostanza.

 

Certo, se la crescita in termini di PIL potesse continuare all'infinito, senza esternalità negative, avremmo risolto tutti i problemi di debito pubblico, spesa pubblica, ecc.

Ma noi viviamo su un pianeta di dimensioni finite, con risorse naturali limitate, anche l'economia mondiale ha necessariamente una dimensione massima limitata.

Mi sembra abbastanza plausibile che le economie dei paesi sviluppati siano arrivate, o stiano arrivando, al loro massimo. Al meglio possono sperare di oscillare attorno a questo livello, al peggio decresceranno fino a raggiungere un punto di equilibrio con le economie al momento in via di sviluppo.

 

Mi direte che in Italia ci sono un sacco di inefficienze che poco o nulla hanno a che vedere con le risorse naturali: corporazioni, spesa pubblica clientelare, corruzione, evasione fiscale, criminalità organizzata, ecc. Ma riformare qualunque di queste cose ha costi politici considerevoli per qualunque governo, quindi a meno di non cambiare completamente il sistema politico non mi sembra realistico sperare che il prossimo governante più o meno illuminato possa semplicemente fare sparire questi problemi.

 

Quindi realisticamente mi sembra che invece di sperare in una crescita miracolosa del PIL sarebbe meglio pianificare le politiche finanziarie dello stato assumendo uno scenario di stato stazionario o addirittura di decrescita.

Quanti anni hai?

Te lo chiedo perchè, quando ero bambino io, si diceva che al mondo non c'erano risorse per 4 miliardi di persone e che la sovrapopolazione ci avrebbe uccisi e che avremmo mangiato carne umana e che sarebbe finito il petrolio in 30 anni e si facevano libri su "il medioevo prossimo venturo" ecc ecc.

Ero spaventato poi in una puntata dei Bradford, il papà rispose alle accuse di contribuire alla sovrappopolazione (aveva 8 figli) dicendo: "magari uno di loro, crescendo troverà la soluzione al problema". Beh mi ha tranquilizzato.

Oggi siamo 6.973.738.433 non è tutto rose è fiori, ma il sudamerica e l'asia sono diventati "emergenti" mentre una volta erano alla fame. L'Europa per quanto in crisi ha vissuto anni di sviluppo , penso alla Spagna all'Irlanda ed ai paesi dell'Est (forse con l'eccezione dell'Ungheria).

Con uno smartphone posso fare cose che una volta mi sarebbero costate milioni (di lire), al supermercato trovo cibi di tutto il mondo a prezzi ragionevoli, abbiamo confort che solo 100 anni fa erano riservati ai super ricchi.

Tutto questo è stato possibile...crescendo.

Questo pippone per dire che la soluzione al problema della mancanza di risorse sta nello sviluppare nuove tecnologie per sfruttare meglio le risorse, sta nel trovare nuove risorse non nel non sfruttarle o nel limitare lo sviluppo.

Quella non è una soluzione, mi sembra self evident. 

Mi direte che in Italia ci sono un sacco di inefficienze che poco o nulla hanno a che vedere con le risorse naturali: corporazioni, spesa pubblica clientelare, corruzione, evasione fiscale, criminalità organizzata, ecc. Ma riformare qualunque di queste cose ha costi politici considerevoli per qualunque governo, quindi a meno di non cambiare completamente il sistema politico non mi sembra realistico sperare che il prossimo governante più o meno illuminato possa semplicemente fare sparire questi problemi.

 

Quindi realisticamente mi sembra che invece di sperare in una crescita miracolosa del PIL sarebbe meglio pianificare le politiche finanziarie dello stato assumendo uno scenario di stato stazionario o addirittura di decrescita.

Anche qui, ti rendi conto che stai sostanzialmente dicendo: "abbiamo un problema; è complicato da risolvere; accettiamolo." Perchè ?

Quando hai deciso che siccome le risorse un giorno finiranno la soluzione è iniziare a "soffrire" oggi ?

Tralascio le critiche pratiche, cioè non ti chiedo "come" intendi decrescere perchè (avrai capito) ritengo la cosa inattuabile, una utopia radical chic (stranamente i poveri non ci pensano minimamente a decrescere o non crescere). 

Però mi interessa capire quando e perchè hai iniziato a pensare in questo modo. Su quali evidenze ti sei basato?

Corrado, hai ragione ma il discorso di "NV" non mi sembra la "solita" apologia della decrescita. E' un discorso che ho anche affrontato spesso al mio lavoro precedente con colleghi, dato che mi occupavo di predire il futuro (beh, aiutare a immaginarlo, diciamo).

E infatti il collega con cui avevo queste discussioni usava il tuo esempio "guarda 50 anni fa come eravamo e guarda oggi". Hai ragione ma io penso che sempre piu' persone stanno inziando a pensare, non in modo ingenuo alla radical-chic-latouche, che ci sono dei problemi.

Penso al futuro a medio termine e non a domattina. E' chiaro che la tecnologia promette ancora per molti anni avanzamenti di produttivita' notevoli. Ed e' chiaro che bisogna essere ottimisti e fare in modo di essere nelle condizioni di cercare queste innovazioni.

Pero', se guardi alla storia, alla geografia, e ai meccanismi sociali, vedi bene che la crescita economica non e' un imperativo storico.

(Ok, in questo contesto il discorso di NV non era forse molto on topic, dato che il pezzo di Aldo non verteva sulla necessita' della crescita)

(non ho evidenze da "mostrare" su due piedi ma potrei discutere di piu' del topic se avessi tempo)

l'argomento è interessante, scrivi un articolo

Mi tenti

Tommaso Gennari 12/9/2012 - 21:58

Mi tenti, ma l'argomento e' in realta' da storico economico, perche' riguarda la natura della crescita economica, cioe' le sue cause. Si tratterebbe di applicare le lezioni imparate nel passato alle prospettive future. Sono certo che qualcuno l'ha gia' fatto. Certo e' un campo molto interessante, ma penso anche molto difficile.

Se NV non voleva fare un'apologia della decrescita felice mi scuso di averlo usato come straw man (e in ogni caso la mia domanda finale era sincera, non ironica o provocatoria).

Riguardo quello che tu dici, sono curioso, dovresti approfondire, mi unisco ad Aldo, e ti chiedo di scrivere qualcosa (se hai tempo e voglia, ho visto che hai anche un blog).

Pero', se guardi alla storia, alla geografia, e ai meccanismi sociali, vedi bene che la crescita economica non e' un imperativo storico.

Beh, se scrivi un articolo chiarisci bene questo aspetto perché io vedo esattamente il contrario. Perché qualcuno arrivato all'apice forse ha comincito a stazionare e decrescere ma altri hanno preso il loro posto e vari "imperi" si sono succeduti costruendo sulle macerie di chi si è fermato. In che vuol dire che se non cresco io, se non uso certe risorse, se risparmio e decresco, altri crescerannoal posto mio, useranno quelle risorse (e meglio) o ne scopriranno di nuove.  E quindi alla fine sul piano globale la crescita secondo me risulta un imperativo storico.  Non dimentichiamo inoltre che noi consideriamo "chiuso" il nostro sistema (il pianeta Terra) ma da qui a 100 anni ad essere chiuso sarà il sistema solare, che quanto a risorse (minerarie ed energetiche) dovrebbe darci alcuni secoli di autonomia.

Il che non sarebbe una novità. Da millenni la crescita è avvenuta anche espandendo i confini del sistema, cosa resa possibile solitamente da alcune innovazioni nei trasporti e negli armanenti. Considerando la fine dell'economia basata sulla caccia e la raccolta, circa 10'000 anni fa, e l'inizio dell'agricoltura, in quel momento inizia il concetto di crescita (di investimento per poter crescere) e non si è mai fermato.  O sbaglio?

Ho cercato di raccogliere qualcha dato scientifico recente sulla sostenibilità in un post su facebook.    Non lo incollo qui perché è un po' lungo, spero che sia accessibile solo con il link. Dai dati risulta che lo sviluppo economico mondiale attuale non  è sostenibile.

non importa,

dragonfly 13/9/2012 - 18:52

basta la bottom line.

Purtroppo per accedere al post bisogna fare login.

Perché qualcuno arrivato all'apice forse ha comincito a stazionare e decrescere ma altri hanno preso il loro posto e vari "imperi" si sono succeduti costruendo sulle macerie di chi si è fermato. In che vuol dire che se non cresco io, se non uso certe risorse, se risparmio e decresco, altri crescerannoal posto mio, useranno quelle risorse (e meglio) o ne scopriranno di nuove.

In passato non tutte le economie erano interdipendenti come lo sono quelle attuali.

Non sono uno storico, ma credo che paesi come il Giappone feudale siano rimasti per secoli con un economia sostanzialmente isolata e stazionaria.

In Europa, durante il medioevo, vi è stata un'alternanza di secolari periodi di decrescita e crescita.

 

Non dimentichiamo inoltre che noi consideriamo "chiuso" il nostro sistema (il pianeta Terra) ma da qui a 100 anni ad essere chiuso sarà il sistema solare, che quanto a risorse (minerarie ed energetiche) dovrebbe darci alcuni secoli di autonomia.

Pare di no.

Il che non sarebbe una novità. Da millenni la crescita è avvenuta anche espandendo i confini del sistema, cosa resa possibile solitamente da alcune innovazioni nei trasporti e negli armanenti.

Il punto è che non possiamo estrapolare ciecamente nel futuro ciò che è avvenuto nel passato.

Abbiamo esplorato e colonizzato tutto il pianeta. Sfruttiamo le sue risorse al di sopra della capacità di rinnovamento. E fuori dal pianeta non c'è nessun luogo dove andare e nessuna cosa che valga le risorse e l'energia necessarie a raccoglierla.

ciao Francesco, secondo me sbagli. La crescita sarà stata ininterrotta (e vorrei ben vedere, quando parti da zero cresci anche se non vuoi) ma dagli anni '60 questa è stata alimentata dal debito. Potete dire quello che volete ma è così. Prima poco ma poi negli ultimi 20 anni la creazione di debito è stata pazzesca ed obbligata per sostenere l'aumento di offerta a fronte di una carenza di domanda. Gli occupati dagli anni 60 ad oggi in termini assoluti sono aumentati ben poco o nulla, mentre la popolazione è cresciuta un bel po'. E ciò perchè è aumentata la produttività, l'innovazione industriale, l'automazione. Quindi è inconfutabile che a fornte di un aumento di produttività (parola usata a vanvera da Monti in giù, Passera, Fornero e molti illustri economisti) l'occupazione cala. Quindi riassumendo l'offerta di MERCI è cresciuta a dismisura per la competizione ecc.ecc. mentre la domanda calva inesorabilmente calando gli occupati. Allora per vendere che si fa? Vai col debito!!!! Devo continuare o il concetto è chiaro? ciao Giuseppe

Quanti anni hai?

NV 13/9/2012 - 15:26

Quanti anni hai?

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Te lo chiedo perchè, quando ero bambino io, si diceva che al mondo non c'erano risorse per 4 miliardi di persone e che la sovrapopolazione ci avrebbe uccisi e che avremmo mangiato carne umana e che sarebbe finito il petrolio in 30 anni e si facevano libri su "il medioevo prossimo venturo"

Non so quanti anni abbia tu, ma questo mi sembra un po' uno straw man.

Il modello World3  del Club di Roma, nella standard run del 1972, prevedeva un picco di produzione industriale e agricola pro-capite intorno al 2015, e un picco di popolazione intorno al 2030. Fino ad ora, i trend previsti dal modello sono risultati abbastanza in linea con le osservazioni, il che è considerevole visto che è una simulazione fatta 40 anni fa su computer di 40 anni fa.

 

Con uno smartphone posso fare cose che una volta mi sarebbero costate milioni (di lire), al supermercato trovo cibi di tutto il mondo a prezzi ragionevoli, abbiamo confort che solo 100 anni fa erano riservati ai super ricchi.

Tutto questo è stato possibile...crescendo.

 E' vero, ma mi sembra irrilevante. Il punto non è se la crescita sia buona o cattiva, penso che siamo tutti d'accordo che la crescita sia buona (purché non sia fatta a debito o causando esternalità negative che eccedono i benefici).

Il punto è se la crescita nel futuro sia o meno fisicamente possibile.

 La tecnologia ha consentito di aumentare l'efficienza con cui utilizziamo le risorse naturali e di utilizzare risorse prima sconosciute o inutili, ma resta il fatto che dall'inizio della rivoluzione industriale ad oggi, la crescita economica sia stata alimentata dalla dilapidazione di risorse naturali non rinnovabili (o rinnovabili ma sfruttate al di sopra della capacità di rigenerazione).

 In buona sostanza abbiamo vissuto consumando il capitale.

 L'efficienza non può crescere all'infinito (banalmente, non può superare il 100%), e non potremo scorprire nuove risorse in eterno. Da quello che ne capisco , pare che siamo già vicini al limite, per lo meno con le tecnologie attuali o plausibili nel forseable future.

 

Questo pippone per dire che la soluzione al problema della mancanza di risorse sta nello sviluppare nuove tecnologie per sfruttare meglio le risorse, sta nel trovare nuove risorse non nel non sfruttarle o nel limitare lo sviluppo.

 Ma le nuove tecnologie e le nuove risorse non si scoprono per decreto, quindi non possiamo pianificare le politiche finanziarie dello stato sperando che magicamente la tecnologia ci salverà. Mi pare più opportuno pianificare rispetto ad un plausibile scenario di scarsità. Se poi domani qualcuno inventasse l'energia infinita, ben venga, ma non possiamo vivere sperando nei miracoli.

 

Anche qui, ti rendi conto che stai sostanzialmente dicendo: "abbiamo un problema; è complicato da risolvere; accettiamolo." Perchè ?

 E' più "abbiamo un problema; non abbiamo idea di come risolverlo; accettiamolo fino a quando non scopriamo una soluzione plausibile."

 Prima di sperare nella soluzione di questi problemi, vorrei vedere delle proposte plausibili, che spieghino come dovrebbero funzionare nonostante tutte le resistenze politiche. Le dichiarazioni di intenti "lotta alla mafia, lotta all'evasione fiscale, tagliare gli sprechi" le fanno tutti i politici da tempi immemori, senza ottenere alcun risultato. Talk is cheap, come dicono in Amerika.

 

Quando hai deciso che siccome le risorse un giorno finiranno la soluzione è iniziare a "soffrire" oggi ?

 Mi sembra che con le politiche attuali stiamo già soffrendo: spendiamo più di quanto ci possiamo permettere, indebitandoci (a livello individuale o pubblico) e sperando che la crescità economica ci consentirà di ripagare il debito, questo non avviene ed allora ci troviamo costretti a scegliere tra l'austerità di emergenza (che di fatto pare peggiorare la situazione) o il default (più o meno parziale, come l'inflazione della moneta) che finirà per far fallire i creditori o comunque a disincentivarli ad investire ancora su di noi.

 Se invece pianificassimo a medio-lungo termine le politiche di finanza pubblica sotto l'ipotesi che il PIL resti costante o addirittura che diminuisca (-1% annuo?) sarebbe molto più improbabile avere brutte sorprese ed essere costretti a manovre straordinarie, stangate, condoni, scudi, "spending review", deroghe allo statuto della BCE, ecc. Il sistema sarebbe più stabile, e la stabilità in se ha un valore. Se poi, nonostante tutto, il PIL crescesse, bhe, grasso che cola.

 

Però mi interessa capire quando e perchè hai iniziato a pensare in questo modo. Su quali evidenze ti sei basato?

 Principalmente il blog Do the Math di Tom Murphy. In particolare gli articoli:

 

Galactic-Scale Energy   Can Economic Growth Last?   Why Not Space?   Exponential Economist Meets Finite Physicist

 

 

 

sarà

dragonfly 13/9/2012 - 18:28

Fino ad ora, i trend previsti dal modello sono risultati abbastanza in linea con le osservazioni, il che è considerevole visto che è una simulazione fatta 40 anni fa su computer di 40 anni fa.

 

questo mi ricorda le meste discese a valle degli adepti di varie sette che, dopo aver calcolato con precisione il momento del diluvio universale, si erano rifugiati per tempo sui monti.

ben presto però si accendevano di nuova fede, ricalcolando con nuove premesse eccecc

 

Il punto è se la crescita nel futuro sia o meno fisicamente possibile.

 

anche  quì, sarà.

però, dopo aver sentito latouche concionare del secondo principio della termodinamica, mi consolo sempre  col mio "magazzino dei bottoni": un sistema certamente chiuso, che però ha un valore ben diverso se ognuna delle migliaia di voci è in ordine e reperibile sugli scaffali, oppure se  è tutto riversato a terra. a me sembra che ci siano ancora tanti bottoni da riordinare, cioè tanta ricchezza da produrre , senza necessariamente impiegare quantità crescenti di energia ad es.

questo mi ricorda le meste discese a valle degli adepti di varie sette che, dopo aver calcolato con precisione il momento del diluvio universale, si erano rifugiati per tempo sui monti.

ben presto però si accendevano di nuova fede, ricalcolando con nuove premesse eccecc

Ma la standard run del 1972 sempre quella è, non è che la ricalcolino ogni giorno.

Questo paper confronta l'output di World3 con i dati osservabili fino al 2000.

 

però, dopo aver sentito latouche concionare del secondo principio della termodinamica

Latouche mi pare di capire sia una sorta di straw man in carne ed ossa, lascialo perdere.

mi consolo sempre  col mio "magazzino dei bottoni": un sistema certamente chiuso, che però ha un valore ben diverso se ognuna delle migliaia di voci è in ordine e reperibile sugli scaffali,

Per ordinare i bottoni hai bisogno di usare energia, quindi banalmente non può essere un sistema chiuso. Puoi farlo fare ad una macchina, ad un operaio, o ad un pappagallo addestrato, ma non c'è modo di aggirare questo fatto fisico.

Hai citato il secondo principio della termodinamica come fosse una cosa ridicola, ma questo mi sembra proprio un esempio da manuale: Passare da uno stato di disordine ad uno di ordine significa diminuire l'entropia del sistema, e questo non è possibile in un sistema chiuso. Puoi solo esportare l'entropia verso l'esterno, consumando energia (per la precisione, trasformando energia da una forma ordinata ad una disordinata).


Dirai, uso un robot con i pannelli solari, o un operaio che si coltiva tutto il suo cibo nel suo orto (senza utilizzare macchinari a motore, irrigazione forzata o fertilizzanti minerali). Non sarà un sistema termodinamicamente chiuso, ma per i prossimi cinque miliardi di anni non dovrebbe avere problemi.

Ma il tuo esempio a un problema ancora più rilevante della termodinamica: dopo che hai ordinato tutti i bottoni, non puoi continuare a renderli ancora più ordinati.

Forse per un poco potrai sperimentare con diversi sistemi di catalogazione: prima aumenti l'efficienza del 20%, poi del 3%, poi dello 0.5%, e a quel punto ti rendi conto che ti sei scontrato contro i diminishing returns e ti fermi. Non è un sistema che possa crescere indefinitamente.


Quanti anni ho? Troppi, sono del ’69, ma anche  riguardo l’eta (anzi soprattutto riguardo l’eta) l’unica opzione che ritengo percorribile è la crescita. 

Tralascio il punto sul World 3 in quanto la penso molto diversamente, non mi sembra che ci abbiano azzeccato particolarmente. 

Per il resto questo tuo ultimo commento esprime il tuo punto di vista più chiaramente per me ed è ragionevole, anche se non mi trova d’accordo. 

Certo è ragionevole auspicare che si facciano previsioni “prudenti” ma il fatto di mettere in conto una recessione non significa che io non debba cercare strategie per uscire da questa recessione al più presto.

Soprattutto considerando che l’Italia ha effettivamente margini di ottimizzazione che non sono stati presi in considerazione se non, come noti anche tu, per promesse elettorali. 

Se alle promesse non è stato dato seguito non significa che i fatti su cui si basano siano immaginari.

Preciso che se adesso “stiamo soffrendo” non è certo perchè siamo cresciuti in questi anni, bensì perchè chi ci ha governato considerava il rapporto debito/pil “soltanto un numero” e non ha fatto niente, nè di quello che auspichi tu, nè di quello che auspico io. 

Tralasciando la triste penisola e ragionando a livello mondiale è sicuramente ragionevole non sprecare le risorse attuali sperando che tanto ci inventeremo qualcosa, ma i penitenziagitem per il sistema che sento, soprattutto dai delusi che il sole dell’avvenire socialista non abbia attecchito, sono periodicamente sempre gli stessi (ok dalla nuova era glaciale, si è passati al global warming) ma finora non ci hanno preso, anzi non ci sono neanche andati vicino. 

Magari prima o poi ci azzeccheranno: l’olanda sarà sommersa dalle acque, finiranno le risorse energetiche, finira il cibo e l’Inter farà un altro triplete (gli eventi sono in rigoroso ordine di gravità crescente).

Mi permetto però di dubitarne fortemente. 

Ad esempio, a quanto ne so, le potenzialità degli OGM, della ricerca su dna e staminali e persino del nucleare non sono ancora state sfruttate e considerate pienamente. 

PS
Grazie per i link che leggerò con interesse (si può sempre cambiare idea :-)

Tralascio il punto sul World 3 in quanto la penso molto diversamente, non mi sembra che ci abbiano azzeccato particolarmente.

Secondo questo paper che confronta l'output delle simulazioni del 1972 con i dati osservabili fino al 2000, pare che la "business as usual" run ci abbia azzeccato abbastanza. Tu a quali dati ti riferisci?

 

Preciso che se adesso “stiamo soffrendo” non è certo perchè siamo cresciuti in questi anni, bensì perchè chi ci ha governato considerava il rapporto debito/pil “soltanto un numero” e non ha fatto niente, nè di quello che auspichi tu, nè di quello che auspico io.

Stiamo soffrendo perché siamo cresciuti meno delle previsioni dei governi.

 

Magari il mio sarà pessimismo generazionale, però... sono nato nel 1982, ed è dal 1992, cioé da quando ho cominciato ad avere idea di cosa fosse la politica, che sento parlare di crisi economica, di riforme necessarie per la crescita, ecc. Allora c'era il governo "tecnico" Amato I.

Nel 1994, avevo 11 anni, i comunisti si trasformarono in "riformisti" e B fece  la sua famosa discesa in campo.

Ora di anni ne ho quasi 30 e c'è ancora la crisi economica, il governo "tecnico", gli "eredi di Togliatti" che hanno cambiato faccia innumerevoli volte tanto che non sanno neanche loro chi sono, e B si appresta a scendere in campo un'altra volta.

Perdonami ma di fiducia che questo sistema politico possa fare riforme significative ne ho ben poca.

oltre

Tommaso Gennari 14/9/2012 - 21:23

Stiamo soffrendo perché siamo cresciuti meno delle previsioni dei governi.

Io direi che i governi c'entrano ma non spiegano tutto. Stiamo soffrendo, economicamente, perche' la distanza tra aspettative e realta' e' alta. Perche' in un passato recente ci si poteva permettere di avere alte aspettative. Oggi per vivere bene bisogna ritarare tutto il sistema delle aspettative. I governi possono aiutare in questo, ma alla fin fine sono le persone e la cultura che devono farlo.

NV, se ti va, contattami sul blog che trovi linkato al mio profilo nfa, piu' sopra Aldo mi aveva invitato a scrivere qualcosa su questo tema, ma oggettivamente non ho tempo per farlo; tu potresti farlo meglio di me, o potremmo farlo assieme.

Cercare di crescere, da un lato, e attrezzarsi culturalmente e socialmente a una probabile bassa crescita o decrescita, dall'altro, non sono affatto incompatibili.
Uscire con l'ombrello non è augurarsi che piova.

Scusa il ritardo nel risponderti,  stavo cercando gli articoli di critica al World 3 che avevo letto (circa 4/5 anni fa e solo in inglese). Non li ho trovati, credo che l'autore si chiamasse Simon. Onestamente devo ammettere che, nel cercare quelle letture, mi son imbattutto in vari articoli interessanti sul World 3 e, forse, dovrei rivedere il mio giudizio.

Però questo non cambierebbe il mio giudizio sulla decrescità: infatti non contesto tanto il problema, io contesto la soluzione. Sia tecnicamente (non è ponendo limiti allo sviluppo che si migliorerà la situazione, anzi secondo me, succederebbe il contrario); sia praticamente ( come fai a mettere d'accordo tutti su dove fermare la crescita e come? Non siamo vulcaniani :-)), e anche filosoficamente ( ha senso stare a pane ed acqua, per avere cibo per un mese in più, o è preferibile un mese in meno ma a caviale e champagne?)

Sulla perenne situazione di crisi, se tu fossi nato nel 69 non sarebbe cambiato molto, come dicevo nel commento  sopra, e se leggi qualche libro di storia vedrai che, tranne forse il periodo a cavallo tra i 50 ed i 60 del secolo appena scorso, è sempre e solo un parlare di crisi. Insomma: o tempora o mores non è un meme recente. Nemmeno io ho fiducia nei nostri politici, ma se già hanno risultati scarsi quando pretendono di "rilanciarci" , immagina che combinerebbero se avessero l'alibi che non c'è spazio per lo sviluppo ( questo a prescindere dal discorso che stavamo facendo, cioè se questo spazio esista o meno).

Avevo messo il link a facebook su questo pezzo un po' lungo sulla sostenibilità, ma, visto che ci vuole il login l'ho incollato qui. Ci sono alcuni risultati sperimentali recenti e un tentativo di riassumere la situazione del pianeta.

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Nei sistemi isolati, che non scambiano energia con l’esterno, il disordine (entropia) non può mai diminuire. Aumentando il disordine, l’energia tende ad assumere la sua forma più degradata, le temperature tendono ad una distribuzione uniforme, il che non permette più di compiere lavoro con le macchine termiche. Quindi, aumentando il disordine, diminuisce la possibilità di mantenere la vita, che si basa sull’ordine e la possibilità di compiere lavoro. L’ordine è ben rappresentato dalle molecole complesse del DNA (la cui origine è tuttora un mistero)

Sulla terra è possibile mantenere la vita perché siamo in presenza di un sistema aperto, che riceve energia dall’esterno e che crea ordine attraverso una macchina complessa. La sorgente di energia è il sole, e la macchina che crea ordine è la fotosintesi clorofilliana. In parole povere, senza il mondo vegetale, che da molecole semplici, sfruttando l’energia del Sole, crea molecole complesse, la vita sulla terra sarebbe destinata a sparire. Però la macchina Sole-fotosintesi è lenta.

Se l’uomo accelera il consumo delle risorse, in pratica rende la terra un sistema isolato, dove il consumo delle risorse (minerali e biologiche) è superiore alla loro capacità di rinnovamento.

La migliore definizione di sostenibilità è quindi: non aumentare l’entropia del sistema.

Una considerevole numero di ricercatori è da tempo arrivato alla conclusione che la terra, dal punto di vista dello sviluppo umano, è ormai da considerarsi un sistema isolato, perché l’umanità ha raggiunto l’impronta ecologica di 1.4: in altre parole, si richiede alla terra un 40% in più rispetto alla sua capacità di rinnovamento, e l’entropia sta aumentando.

Mentre sull’impronta ecologica mondiale la discussione è aperta, uno studio dettagliato (si vedano le pagine 33-35) della comunità europea calcola che il cittadino europeo consuma l’equivalente di 4,7 ettari di terreno, avendone a disposizione 2,7, pari ad una impronta ecologica di 4,7/2,7=1.7. La maggior parte del deficit è dovuta alla necessità di assorbire, con ettari di foreste, la CO2 prodotta.

Cosa c’entra tutto questo con l’economia? C’entra eccome, perché l’economia di un sistema aperto assume che si possa prelevare dal sistema quello che si vuole e buttare nell’ambiente tutto ciò che si vuole, tanto non ci sarà nessuna conseguenza. L’unica legge valida sarà pertanto quella della convenienza e della domanda e dell’offerta.  Nell’economia di un sistema isolato, invece, occorre regolare il mercato e la produzione con politiche di intervento pubblico per assicurare l’integrità dell’ambiente e la sostenibilità.

Come si vede, il sistema aperto è compatibile con politiche che possiamo definire di destra, quello isolato o chiuso richiede politiche usualmente dette di sinistra. Per questo motivo lo scontro sulla sostenibilità si è fatto subito politico, ed i dati di fatto sono stati spesso forzati, dall’una e dall’altra parte, per motivi ideologici.

Però, dal punto di vista oggettivo, mi sembra corretto dire: se il genere umano sta aumentando l’entropia, l’economia mondiale sta seguendo strade sbagliate. Poiché l’aumento di entropia, misurato ad esempio dall’impronta ecologica, è in gran parte determinato dal problema della CO2, è lecito domandarsi: ma questo problema è veramente importante?

La prova definitiva che il problema esiste viene dai ghiacci dell’Antardide. Questo enorme monumento di ghiaccio, spesso chilometri, patrimonio dell’umanità, in questo momento è studiato da alcune comunità di scienziati avventurosi (ci siamo anche noi, e questo governo ha rinnovato il finanziamento). I ghiacci custodiscono l’aria di centinaia di migliaia e milioni di anni fa, cui si può accedere con carotaggi. Il rapporto isotopico dell’ossigeno permette di misurare la temperatura dell’aria di allora, e si possono determinare con grande accuratezza le concentrazioni di CO2 con la spettrometria di massa. Quello che si è trovato sta nella prima figura di questo  link  (questi sono gli scienziati collegati alla NASA, non ecologisti invasati). Lo strettissimo picco a destra (382 parti per milione di concentrazione di CO2), che si riferisce agli ultimi 150 anni, rappresenta una anomalia assoluta e gli scienziati sono convinti, in base a molti modelli (IPCC e altri), che sia dovuto alle attività umane. La temperatura concorda con l’andamento della CO2, ma non si può dire, su questa scala,  se la CO2 segua o preceda l’aumento di temperatura. Una cosa però è certa: la CO2 non e mai stata così alta da centinaia di migliaia di anni! Questo è un dato sperimentale, indiscutibile e incontrovertibile, le cui conseguenze, nonostante gli studi intensi, sono ancora ignote.

Se questo aumento di CO2 è dovuto alle attività umane, questa è mio parere la prova inconfutabile che l’attuale sviluppo mondiale non è sostenibile.

Molti scienziati stanno cercando di  misurare, l’andamento della temperatura della terra. Dai modelli termodinamici è apparso subito chiaro che quasi tutto il calore in eccesso (più dell'80%) va a finire nelle acque. Mentre la temperatura dell’aria è misurata con accuratezza da vari decenni dai satelliti meteorologici, poco o nulla si sa delle acque. Non sono certo le secchiate d’acqua prese dalle navi (come si faceva in passato) che possono dirci qualcosa di preciso. Inoltre, nell’acqua ci vogliono grandi quantità di calore per spostare di poco la temperatura. Sono quindi necessarie misure sensibili al centesimo di grado!! Per risolvere il problema, all’inizio degli anni 2000 è partito un grande esperimento internazionale, ARGO, per effettuare una impresa mai tentata prima dal genere umano: misurare la temperatura delle acque di tutto il pianeta.

Attualmente ci sono 3500 boe sparse per il mondo, in grado di immergersi fino a 2000 metri, di risalire e trasmettere ai satelliti dati sulla salinità, temperatura e densità dell’acqua. La temperatura è misurata con la sensibilità del centesimo di grado. Gli scienziati sono molto prudenti nel comunicare i loro risultati, le operazioni di misura difficili, ma i primi dati cominciano ad arrivare (vedere il sito), e sono molto preoccupanti. Sembra che, negli ultimi 50 anni, la temperatura degli oceani sia aumentata di circa 6 centesimi di grado, corrispondenti ad un quantità di energia pari a 16 mila volte l’energia prodotta dall’Italia in un anno. Se questa quantità di calore si fosse riversata nell’atmosfera, la temperatura sarebbe cresciuta di 50 (cinquanta) gradi!

Non sono note quali saranno le conseguenze di tutto questo.

In conclusione, i dati attuali provenienti dalle accurate osservazioni satellitari sulla temperatura dell’aria e sul livello dei mari e da ARGO sulla temperatura delle acque sono i seguenti:

- Negli ultimi cento anni la temperatura dell’atmosfera è cresciuta in una finestra di (0.56-0.92) gradi centigradi. La finestra tiene conto delle incertezze di misura. La finestra contiene il dato vero con una probabilità del 95%. Questa convenzione vale anche per i dati seguenti.

- Negli anni 1961-2008 la temperatura degli oceani è cresciuta in una finestra di (5.2-6.8) centesimi di grado.

- Il livello degli oceani è salito di (0.8-2.8) millimetri/anno dal 1961. A partire dal 1993 l’aumento è stato di (1.7-4.5) millimetri/anno.

- Si osserva una sistematica riduzione di copertura nevosa e di ghiacciai nell’emisfero nord. I dati nell’emisfero Sud sono controversi.

I modelli mettono in luce che la terra è un sistema instabile che ha trovato un equilibrio precario negli ultimo 10 mila anni. Ogni perturbazione, naturale o antropica, potrebbe dar luogo a cambiamenti improvvisi. Questi cambiamenti, descrivibili con modelli caotici e non lineari, sono difficili da trattare e quindi da prevedere.

Quando parlo coi colleghi che si occupano di queste cose li trovo molto preoccupati. Quando parlo con gli economisti, ricevo spesso una alzata di spalle e frasi che mi fanno capire che la maggior parte di loro creda ancora ciecamente nel paradigma del sistema aperto.

Trovo che le due comunità dovrebbero trovare un terreno comune e cominciare a parlarsi. In fondo, ciò che accomuna gli scienziati per così dire naturali (fisici, chimici, ingegneri, biologi) e quelli sociali (come gli economisti) dovrebbe essere il metodo scientifico: studiare sistemi complessi (dove non è semplice isolare le relazioni di causa-effetto e vi sono molte retroazioni positive e negative) formulando modelli basati su teorie consolidate e sui dati di fatto e cercare di falsificarli. Seguire comunque le indicazioni dei modelli in assenza di falsificazioni.

In base ai modelli scientifici correnti (IPCC principalmente) lo sviluppo mondiale attuale non è sostenibile, soprattutto per l’aumento della CO2 a livelli mai conosciuti nelle centinaia di migliaia di anni precedenti. Il fatto che non siamo ancora in grado di prevedere con certezza le conseguenze di questo aumento non ci autorizza ad ignorare il problema.

In conclusione, non so se il nuovo modello di sviluppo che molti invocano si debba chiamare decrescita o meno. Mi sembra però un po’ ingenuo pensare di andare verso la sostenibilità con una economia basata solo sulla crescita del PIL e sul postulato che la razionalità dei singoli o dei gruppi, iniettata nel mercato, accoppiata ad un approccio fideistico verso il progresso scientifico (tipico di chi NON è scienziato) generi automaticamente le ricette giuste per risolvere problemi così complessi.

In fondo, in un mondo dove secondo uno studio del World Institute for Development Economics Research (Istituto Mondiale per la ricerca sull’economia dello sviluppo) la metà inferiore della popolazione mondiale detiene solo circa l’1% della ricchezza globale del pianeta, dovrebbe essere possibile costruire modelli che redistribuiscano la ricchezza anche con metodi diversi dalla crescita continua.

Dal punto di vista entropico, noi ci nutriamo di molecole vegetali (o animali, che comunque derivano da quelle vegetali) complesse e produciamo escrementi (molecole più semplici) aumentando il disordine e l’entropia. Però abbiamo un organo meraviglioso che produce ordine: il cervello e i suoi pensieri. Se all’ordine dei pensieri seguisse anche quello delle azioni, forse ci salveremo.

ottimo

marcodivice 14/9/2012 - 07:59

qui il tasto like sarebbe servito eccome.

 

la CO2 e l'uomo

roccog 14/9/2012 - 12:35

Mi appresto a scrivere da geologo.

Mi dispiace non leggere fra le figure che si dovrebbero occupare del problema la mia. In parte potrebbe essere colpa del geologo, in parte il geologo offre meno certezze dei dati sciorinati su misurazioni dirette. Noi usiamo proxy, ma il problema è che si ha a che fare con incertezze molto elevate. Tenetene conto.

Mi sembra di aver capito che il post qui sopra volesse dimostrare che l'uitlizzo dei combustibili fossili hanno causato l'innalzamento dei livelli di CO2 oltre ogni limite naturale (si parla di 100 di migliaia di anni, ma la Terra e la vita sulla Terra sono molto più vecchie). Tenete presente comunque che la nostra capacità di misurare la CO2 con una certa precisione nel passato è possibile fino a 400k anni fa, più indietro la questione è complicata. Tra l'altro se ci spostiamo dai millenni ai milioni di anni i livelli di CO2 sembra siano stati molto più elevati e la vita aveva luogo. Ma era una terra con configurazione e vita diversa (sto parlando di dinosauri per intenderci).

Mi sembra di individuare due aspetti:

1)innalzamento della temperatura e deglaciazione

2)sostenibilità dello sviluppo nell'ultimo secolo e mezzo.

Per il geologo le epoche durante le quali c'è stato un'innalzamento della temperatura sono spesso definite "optimum climatico", per contro le glaciazioni o raffreddamenti del clima sono. E' evidente che una glaciazione dall'Italia in su sarebbe un problema energetico. Ad ogni modo la le utlime centinaia di migliaia di anni sono stati un susseguirsi di glaciazioni e deglaciazioni. Le coste del mondo hanno quindi sempre subito trasformazioni, sia per il livello del mare che per abbassamenti e innalzamenti del terreno. Anche qui i calcoli sono assai complicati. Credo che l'unico vero innalzamento potrebbe essere causato dallo scioglimento dell'Antartide, ma mi sembra che neanche IPCC metta in conto una cosa del genere.

I modelli mettono in luce che la terra è un sistema instabile che ha trovato un equilibrio precario negli ultimo 10 mila anni. Ogni perturbazione, naturale o antropica, potrebbe dar luogo a cambiamenti improvvisi. Questi cambiamenti, descrivibili con modelli caotici e non lineari, sono difficili da trattare e quindi da prevedere.

Che la Terra sia un sistema retto su equilibri imperscrutabili è fuori dubbio, non vedo infatti come, detto questo, sia poi possibile lanciarsi in previsioni certe. Ma questo è un problema dei modellatori. In effetti è sempre meglio sapere cosa ci si può aspettare, ma è meglio anche ricordarsi bene che potrebbe essere sbagliato.

 

La storia ci dice che molte civilità sono svanite nel nulla dopo aver dilapidato le risorse, questo è più facile in assenza di interdipendenza fra civiltà diverse. Oggi la Terra è praticamente composta da un'unica civiltà, solo un UFO potrebbe prendere il sopravvento su di noi, qualcuno con una tecnologia talmente diversa da usare quello che noi non usiamo o non conosciamo. E' innegabile che il ritmo di sfruttamento degli idrocarburi (il carburante di questa civiltà) sia superiore a quello di produzione. E' anche innegabile che oggi le tecnologie ci consentono di trivellare più in profondità. D'altronde credo che gli idrocarburi abbiano consentito lo sviluppo ad una civiltà ancora tecnologicamente antica in quanto sorgente facile (è l'invenzione del fuoco, nulla più, brucia e produce energia, è un roba preistorica). Ha però avuto il grande merito di fare da volano, di consentire di esprimere un potenziale di innovazione che oggi è la ricerca tecnologica avanzata. In poche parole è molto conveniente usare il petrolio come energia di innesco per una civiltà che dovrà per forza ricorre in futuro ad altra energia.

 

Visto che filosofeggiamo, è anche normale, per me, pensare che distinguere il sistema Terra dal sistema uomo è un formalismo del tutto privo di significato. E' del tutto ovvio che noi come tutti gli esseri viventi siamo una componente di quell'equilibrio e non qualcosa di diverso o innaturale. La nostra sopravvivenza nei modi attuali è irrilevante per il sistema Terra. In ciò ho abbastanza fiducia nella natura. L'evoluzione della vita sulla Terra porta continuamente ad estinzioni e trasformazioni. Non ha molto senso in questo momento "preoccuparci" per ciò che potrà essere e pretendere, in un sistema così complesso, di non lasciare traccia o, paradossalmente, variare la nostra impronta in modo da rendere stabile il sistema. Mi sembra un grossa e pericolosa illusione. Ma anche questo credo faccia parte del gioco.

Scusate, volevo essere più breve, ma non ve l'ho detto all'inizio, almeno in questo sono stato onesto.

Ottimo post anche se secondo me questa affermazione

 

Se questo aumento di CO2 è dovuto alle attività umane, questa è mio parere la prova inconfutabile che l’attuale sviluppo mondiale non è sostenibile.

li' dove e' messa e per come e' messa e' piuttosto debole.

 

PS

Antardide mi suona strano ho visto qui http://www.treccani.it/vocabolario/tag/antardide/ e ho trovato questo http://www.treccani.it/vocabolario/tag/antartide/ 

 

 

CO2

alberto rotondi 16/10/2012 - 13:32

Il bilancio del pianeta della CO2 è molto interessante.

I meccanismi naturali emettono centinaia di  GigaTon (Gt) di CO2 e ne assorbono altrettante.  La terra sembra in questo momento in grado di assorbire 20 Gt/anno in eccesso. La produzione umana si somma a questo meccanismo, con la emissione di 30 Gt/anno. Il bilancio netto è quindi di cica +10 Gt/anno (un volume pari a 100 volte il lago di Garda)  che è proprio la derivata dell'incremento di CO2 che è misurato.

Quindi l'uomo perturberebbe il sistema ad un livello di qualche %, ma questo sarebbe possibile, in quanto l'ecosistema sembra bilanciarsi sulla piccola differenza tra quantità enormi.

Tuttavia, una accuratezza del qualche % è una sfida per qualunque modello ed anche per le rilevazioni sperimentali.

Da qui sta l'incertezza delle previsioni e lo scetticismo di molti.  L'unico dato certo è che la CO2 sta aumentando al ritmo di circa 10Gt/anno e che la concentrazione di CO2 è correlata alla temperatura.

Ma una correlazione non è un relazione di causa effetto. Nei sistemi complessi le relazioni di causa ed effetto si possono ricercare solo tramite modelli.

Per quanto riguarda l'Antartide, il dizionario Treccani  sembra un po' obsoleto

finalmente leggo un commento intelligente! Grande NV concordo in pieno. Mi sa che qui siamo gli unici 2 cani che usano la parola eretica DECRESCITA. E vedrai che o ignoreranno i nostri commenti (facile) o ci ricopriranno di lectio magistralis bocconiane. Non arriverà una risposta che sia una nel merito. Scommettiamo?

c'è anche la possibilità di essere presi a pernacchie dall'anonimo di turno.

io semplicemente non voglio essere obbligato da maurizio pallante a farmi lo yoghurt in casa. questione di stomaco