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Come dilapidare i frutti di una riforma epocale. Condannati a crescere!

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Proviamo a riassumere: la riforma Fornero, per quanto abbia avuto qualche merito in più, non si è discostata molto da quelle dei suoi predecessori ovvero produce dei risparmi futuri abbastanza consistenti ma non incide minimamente sulle spese correnti. E intanto, a causa della recessione in corso, l’incidenza della spesa pensionistica sul PIL raggiunge nuove vette inattese che non hanno paragoni negli altri paesi simili al nostro. Cosa significa ciò ? Che la spesa pensionistica corrente è sostanzialmente intoccabile e, mentre il paese si impoverisce il monte pensioni cresce (lo so che le singole pensioni in media crescono poco, però se il paese finisce a gambe all’aria il peso di questo argomento rischia di essere scarsamente rilevante). Qual è la colpa della Fornero ? La lacrimuccia, ovvero il fatto di non aver saputo (o voluto) approfittare del momento favorevole per affrontare anche il problema dell’eccessiva incidenza corrente della spesa pensionistica unificando il criterio di calcolo delle pensioni anche per quelle in essere, cioè contributivo per tutti. Che non vuol dire stessi coefficienti per tutti perché la vita attesa degli attuali pensionati superstiti era inferiore. In fondo anche la ministra ha l’età della pensione e probabilmente prova una maggiore simpatia (bias ?) per i suoi coetanei…quanto ai famigerati ‘diritti acquisiti’ non si capisce perché i cittadini non debbano essere tutti uguali e chi già riceve un benefit non più sostenibile debba mantenerlo per sempre mentre chi non lo riceve  si arrangi ovvero non solo ‘chi ha avuto ha avuto…’ ecc ma addirittura ‘chi ha avuto avrà’ e il passato non si scorda ma si proietta nel futuro.

 

Ovviamente si potrebbe ancora fare e inoltre non è affatto vietato (anzi è necessario) introdurre dei semplici correttivi per non scendere al di sotto del ‘minimo vitale’. Sarebbe però importante cominciare a predisporre le modalità (le regole o le ipotesi)  per effettuare i calcoli che, data la proverbiale efficienza dell’INPS (e degli altri enti pensionistici) non sarebbero immediati,  in modo da capire quale potrebbe essere l’entità complessiva della posta in gioco. Una volta noti i numeri si possono valutare le possibili alternative come il dilazionamento temporale delle correzioni. Come soluzione estrema si potrebbe ipotizzare di eliminare gli adeguamenti futuri all’inflazione delle pensioni  maggiormente distanti dal ‘contributivo’ (ovviamente ciò che rileva è la distanza assoluta non quella relativa), salvaguardando una soglia minima. A quale scopo ? Per poter ridurre il cd ‘cuneo contributivo’ ovvero l’entità dei contributi pensionistici pagati dai lavoratori (e dalle aziende) in attività. Visto che, anche la Fornero, pensa che l’attuale 33% sia una pesante zavorra per la crescita. Se tali livelli di prelievo non hanno uguali negli altri paesi ci sarà un motivo ? In realtà anche qui si potrebbe introdurre qualche distinzione: ad esempio un livello contributivo più basso per i neo-assunti (magari lasciandone una parte disponibile per la contrattazione) con un progressivo adeguamento verso il livello standard e una successiva progressiva riduzione a partire da una certa età (ad esempio -1% all’anno a partire dai 55 anni). Magari così facendo si riuscirà a stimolare un po’ la crescita e così potranno trarne beneficio anche le pensioni future attraverso la rivalutazione del montante contributivo che adesso si sta riducendo in termini reali (a causa della recessione). Le pensioni contributive future infatti, per effetto del sistema di calcolo,  si possono ridurre perfino in termini nominali (come è in effetti è già successo per il 2009) anche se, per l’utilizzo della media mobile, la riduzione viene spalmata nel tempo, perlomeno se negli altri anni c’è un barlume di crescita.

 

Devo peraltro ammettere che questi argomenti sono completamente ‘perdenti’ dal punto di vista elettorale perché ormai l’Italia è diventata una Repubblica fondata sulla pensione (l’aspettativa della) e nemmeno la crisi attuale è riuscita a scalfire queste aspettative che sono ormai profondamente radicate nella testa della gente per cui la pensione è un diritto e non una assicurazione per la vecchiaia.