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Come dilapidare i frutti di una riforma epocale. Condannati a crescere!

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CRESCITA: il problema del limite della crescita me lo sono risolto da ragazzino, dopo aver letto l'esempio dello "spillo" di Adam Smith. Non è questione di risorse né di tecnologia. Solo di "mano invisibile". Quella che la pressione fiscale, la burocrazia, la schizofrenia arbitraria del diritto, della giurisrudenza e dell'intervento pubblico hanno ridotto ad un moncherino

 

TAGLI:  secondo me, prima di chiedersi se tagliare un servizio pubblico, bisogna chiedersi se è proprio necessario che sia lo Stato a doverlo produrre e fornire direttamente. Anche perché, se poi si taglia, a chi si rivolge il cittadino?

E' il caso di porsi questa domanda per le maggiori voci della spesa pubblica: sanità, istruzione, pensioni.

La mia domanda è: ma per garantire questi servizi, è proprio necessario che sia lo Stato a fornirli direttamente, o può semplicemente agevolare l'accesso dei cittadini ad un mercato concorrenziale privato dello stesso servizio?

In altri termini: per lo Stato, è meglio pagare un valore X per un servizio di bassa qualità (pubblico), oppure molto meno di X per un servizio della migliore qualità (mercato concorrenziale) lasciando il compito al settore pubblico solo la gestione dei finanziamenti (in base al reddito, ad esempio) e la sorveglianza (sul mercato, sui propri amministarori, etc)?

Sembrerebbe una domanda retorica. In realtà è una domanda ideologica.

Ma soprattutto, quella che sembra la risposta ovvia non si udirà mai dalla bocca della classe politica.

 

NOTE: una proposta sull'istruzione l'ho formulata nel recente articolo sui redditi delle famiglie degli universitari (ma quasi nessuno mi ha risposto).  Una sulle pensioni (piccolissima, ma si potrebbe dire molto di più)  l'ho proposta tra questi commenti (ma ancora, nessuno mi ha risposto).