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I redditi delle famiglie degli universitari

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Oggi il costo di uno studente universitario per una famiglia di reddito medio-alto (dichiarato) è di circa 2000-3000 Euro anno (circa uno stipendio netto mensile). Chi ha basso reddito presenta la denuncia ISEE e non paga praticamente niente. In un sistema ideale senza evasione fiscale, i cittadini si vedono remunerato con un servizio ciò che a loro è stato tolto con una pressione fiscale molto dura e progressiva e con una legislazione ostile, che nega anche gli assegni famigliari per le fasce di reddito alte. Non mi sembra un trasferimento dal povero al ricco. Inoltre, fino a poco tempo fa, c'erano molti sostegni e borse di studio per gli studenti a basso reddito, che sono stati progressivamente ridotti. Non mi sembra un sistema ingiusto, sempre in assenza di evasione fiscale.... A questo punto sono possibili due strade: 1) abbassare drasticamente le aliquote fiscali e aumentare le rette universitarie per tutti allo stesso modo. Si combatte l'evasione fiscale, ma cosa fanno i poveri veri? 2) si mantiene 'attuale sistema combattendo l'evasione fiscale.

Nella tabella a pagina 67 di questo paper sono riportati i costi medi pagati per la retta universitaria per il 2010. Vanno dal 400 euro circa (il 15% del reddito della fascia piu' povera) a poco meno di 2000 (poco piu' del 4% del reddito della fascia corrispondente). Cosa sia equo e' un giudizio di valore. 

Non ho i dati alla mano, ma il costo dello stato per studente corrisponde ad una cifra notevole, diciamo N, dove N sono diverse migliaia di euro. Lo stato sta sussidiando le famiglie ricche N-2000, e le famiglie povere N-400. Quando si fa policy, si deve guardare al margine. Quanti figli di famiglie ricche smetterebbero di frequentare se aumentassimo le rette di 1000 euro, e quanti di famiglie povere comincerebbero a frequentare se  trasferissimo loro quell'ammontare? 

Le aliquote fiscali vanno abbassate indipendentemente dalla politica di diritto allo studio. Esiste una buona percentuale di persone scoraggiata dal frequentare perche' non se lo puo' permettere. 

Un sistema universtario che pesi percentualmente in modo equo su tutte le fasce di reddito, che selezioni solo  in base al merito e che aiuti con facilitazioni di vario tipo gli studenti che partono più svantaggiati, mi vede favorevole.

Nel rapporto che hai citato ci sono alcune cose sorprendenti, come la differenza tra le varie regioni (per restare al nord, la tassazione per le fasce alte  va dai 1200 euro dell'Emilia ai 3200 della Lombardia, dove vivo) e altre cose  interessanti come il calcolo dei contributi delle varie fasce di reddito al sistema universitario. Se è  necessario in questa ottica un riaggiustamento delle tasse, prima o poi andrà fatto. Forse nel calcolo del dare/avere delle varie fasce di reddito, si dovrebbe tenere conto che, per portare un figlio di 18 anni all'università, chi ha un reddito inferiore a 40 mila EUro percepisce un assegno familiare   medio intorno ai 70 Euro/mese, quindi riceve un contributo totale di circa 15 mila Euro. Questa cifra  non ha alcun impatto sull'imponibile contributivo. Le fasce alte ricevono zero.

Complessivamente trovo l'analisi utile. Sarebbe interessante forse una discussione più dettagliata sulla proposta Ichino.

Lo stato sta sussidiando le famiglie ricche N-2000, e le famiglie povere N-400.

E quegli N lo stato da dove li prende, dall'albero degli zecchini? No, vengono dalle tasse delle famiglie. Noi in Europa paghiamo tasse elevate per avere in cambio servizi pubblici di un certo livello. Dovremmo sentirci in colpa quando li utilizziamo? Sembra che sia proprio questo l'intento, quando si metton su discorsi alla Robin Hood come la bella chiusa dell'articolo.

Ovviamente a pagare più tasse sono i ricchi e i medi, assai meno i poveri (guardate nel grafico "Money" di xkcd che piccola parte delle tasse statali e federali viene dal 50% della popolazione con redditi più bassi; e dire che si tratta dell'America, con un sistema di tassazione assai meno progressivo del nostro!). Altro che stato che ruba ai poveri per dare ai ricchi! Semmai i ricchi si riprendono un po' di quel che han dato in tasse, sussidiano un po' i medi, e sussidiano molto di più i poveri. E lo fanno senza lamentarsi troppo, perché in questo modo le università producono gli ingegneri che, in cambio di un magro salario, progetteranno i prodotti che consentiranno ai ricchi di continuare ad arricchirsi. Anche il povero è contento: magari non riesce a far studiare i suoi figli nella misura in cui ci riesce il medio (e non solo per ragioni economiche), ma almeno sa che troverà un dottore ben preparato quando si rivolgerà al servizio sanitario nazionale (un altro servizio pubblico simile alle università, su cui non mi sorprenderei di vedere futuri articoli dello stesso tenore).

A conti fatti, gli unici a cui questo sistema proprio non va giù sono certi economisti che (tiro a indovinare) preferirebbero ridurrre gradualmente la quota di finanziamento che arriva tramite lo stato, aumentando gradualmente le rette (con qualche borsa per i poveri e meritevoli in modo da salvare l'anelito di giustizia sociale che soffia sempre nei salotti buoni), fino ad arrivare a un sistema all'americana in cui la gente si indebita fin sopra i capelli per poter studiare. Così si risolve anche il problema del debito pubblico, trasformandolo in debito privato, pensa un po' che trovata geniale. Chissà se un giorno qualcuno si ricorderà che ci troviamo in una crisi di sovraproduzione, e che se vogliamo tornare a crescere abbiamo bisogno di alimentare la domanda, non di strozzarla.

Si ricordi che il vero costo non è quel "praticamente niente" che viene a pagare chi ha un basso reddito. C'è il costo per i libri, le dispense, per un personal computer con accesso a internet, per gli spostamenti... e per chi è fuori sede anche un affitto. Tutti costi esterni alla retta, e che più di tanto non vengono coperti.
E poi c'è il sottovalutato (dai benestanti ma anche solo dalla classe media) costo del pane quotidiano: una famiglia povera farà fatica a dare anche solo da mangiare ad un figlio che studia. E che quindi sarà incoraggiato a trovarsi un lavoro piuttosto che a gravare sulle spalle dei genitori.