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I redditi delle famiglie degli universitari

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domanda

marcodivice 13/9/2012 - 15:22

Ma siamo sicuri che la causa dei minor iscritti provenienti da famiglie meno abbienti sia solo  il costo? non è che c'è anche una motivazione culturale? Non c'è nessuna differenza tra il crescere in un ambiente dove è considerato "normale" lasciare gli studi dopo la scuola dell'obbligo e crescere in uno dove la "normalità" è iscriversi all'università? non ha alcun effetto, in termini di propensione all'iscrizione all'università, crescere in un ambiente dove  si può esser invogliati dalla lettura di un libro trovato nella biblioteca del padre o da un articolo letto sulla rivista d'aggiornamento della madre o dai discorsi dello zio?

 

Non sono convinto che il reddito della famiglia di provenienza sia l'unica causa .

Non sono convinto neanche io

E non solo

marcospx 13/9/2012 - 18:19

Vi è anche una possibile correlazione tra reddito (a sua volta correlato all'istruzione dei genitori) e capacità di "far fruttare" il titolo di studio (dovuta, a sua volta, a skill di base o anche a legami sociali che aiutano a conquistare posizioni in cui si guadagna, per al quali la laurea è condizione necessaria).
Inoltre, se la preparazione di base è in qualche misura correlata al reddito (so che c'è dibattito su questo, ma non so se vi siano evidenze largamente condivise), ci sarebbe da considerare la classica osservazione di Stiglitz secondo la quale la spesa in education avrebbe natura regressiva (più efficiente sussidiare gli higher-skilled... che però sarebbero anche i più ricchi).

mi faceva notare una collega in un dialogo via facebook che se lo scopo e' dare opportunita' a chi sta peggio, bisogna intervenire ben prima che all'eta' del college. Oramai c'e' un consenso generalizzato in letteratura che prima si interviene meglio e' (si parla, infatti, di interventi early-childhood, fatti durante i primi mesi di vita). Pero' nel post non mi ponevo il problema in termini cosi' generali, certamente interessanti. Volevo solo quantificare l'effettiva redistribuzione che avviene tramite rette a basso prezzo. 

Anche a  Washington D.C. le famiglie meno abbienti vengono per cosi' dire "sostenute" molto prima dell'eta scolare dell'obbligo e questo gia' da prima della legge "no child left behind"

negli ultimi anni 90 facevo volontariato nella  elementary public school di SW e non c'era nemmeno un bambino bianco, gli unici diversi erano latini e ai bambini dell' housing  project (che erano la maggioranza degli scolari pre-k and K) venivano insegnati concetti che mia figlia faceva in prima elementare. La maestra con cui collaboravo mi spiegava che la policy del ministero dell'educazione era di dare ai bambini subito tutto quello che in casa non ricevevano perche' statisticamente la probabilita' che questi figli del housing project arrivassero ad un high school diploma era molto bassa, come bassissima era la possibilita' che questi bambini venissero seguiti dagli adulti a casa (come avviene in genere per le famiglie benestanti)

concordo

Carlo Carminati 13/9/2012 - 22:05

Concordo con marcodivice.

Penso inoltre che sarebbe bene fare lo stesso tipo di studio su altri paesi.

Infine, un'osservazione: credo che, in una certa misura, favorire incentivare l'accesso allo studio sia una politica desiderabile per la collettività.

Le iniquità peggiori sono quelle determinate da un tasso di evasione patologico, fattore questo che mette in crisi la possibilità stessa di far funzionare un sistema di borse di studio per i meno abbienti.