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I redditi delle famiglie degli universitari

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In particolare il passaggio

 

togliamo i costi totalmente indipendenti dall'attività dei corsi di laurea e contiamo soltanto la metà dei costi generali, che andrebbero ripartiti tra tutte le funzioni dell'Università. Per stare larghi con le stime, consideriamo anche metà degli stipendi, nonostante la legge Gelmini preveda che i docenti dedichino un quarto delle ore lavorative ad attività inerenti alla didattica e i ricercatori non abbiano obblighi didattici.

 

è chiarissimo.

Michele perdomani ma a me piacerebbe vedere un conto economico con evidenziazione delle spese rimosse. Quello che c'è scritto qui sopra non vuol dire nulla: i costi totalmente indipendenti dall'attività dei corsi di laure quali sarebbero? Come sono stati scorporati? Anche il fatto che la ricerca non debba essere pagata dallo studente non son mica tanto d'accordo: un professore che fa ricerca offre un insegnamento migliore (in media) di uno che è rimasto a 30 anni fa. Sono sicuro che l'articolo sia stato scritto  sulla base di un'analisi completa ma sarebbe carino vederla prima di accostare Giulio di supponenza. Thanks.

Caro Vincenzo,

 

se vuoi vedere i dettagli del conto economico potresti scrivere direttamente all'autore, sono sicuro che te li dará volentieri. A parte i dettagli, non capisco che cosa non ti sia chiaro: i costi totalmente indipendenti sono

 

la retribuzione dei medici specializzandi, che di fatto svolgono il lavoro di medici all'interno dell'Azienda Ospedaliera Universitaria; il costo delle attività di ricerca, incluse quelle finanziate con fondi esterni e quelli effettuati per conto di imprese private; le borse di studio dei dottorandi e molte altre spese che non sto ad elencare

 

Giulio probabilmente non ha letto con attenzione, perchè dice 

 

Chiaro che i costi sono bassi una volta che hai tolto i costi fissi, la meta' dei costi generali e la meta' degli stipendi! Senza struttura, con meta' beni e servizi a disposizione e con meta' docenti come pensi che sarebbe l'Universita' di Pisa? 

che non c'entra nulla con quanto fatto e debitamente spiegato. 

 

Se però affermi che anche il costo della ricerca lo debbano sostenere gli studenti perchè grazie ad essa ottengono un "servizio" migliore, beh, siamo distanti anni luce. Se lo Stato non deve neanche occuparsi del progresso scientifico, tecnologico e culturale del Paese (progresso di cui godono tutti, mica solo gli studenti!) allora tanto vale abolirlo e buonanotte.

Ciao Miche,
scusa ma secondo me si è fatta confusione fra due cose: una è il costo per studente, l'altro è il costo che lo studente deve sostenere. Un'università senza studenti (a parte forse il lato ospedialero) è priva di senso, secondo me è un buon indicatore spese totali/numero studenti, perché, idealmente, tutto quello che l'università fa lo fa per i suoi studenti. Se ipoteticamente avesse un solo studente, tutto quello che spende lo farebbe per il bene di quel singolo studente.
Un altro discorso è dire che questo è quanto lo studente dovrebbe spendere. Cerco di spiegarmi con un esempio: università con 10 studenti, spende 1000u all'anno, per studente fanno 100u. Poi lo stato può decidere di finanziarne la totalità, finanziarne 80u e lasciarne 20u al singolo studente, finanziarne 60u, lasciare 20u allo studente e farsi dare 20u da un qualche sponsor: il costo per studente rimane comunque 100, è quanto spende lo studente che cambia.

Per quanto riguarda i fuori corso, quando si dice che costano di più secondo me si intende il costo del totale del loro percorso, non del singolo anno. Per il singolo anno, non vedo perché dovrebbero costare di più di quelli in corso.

Ciao Fede! Ma che siamo una community qui su nfa??

 

Per me il discorso è molto semplice. I pilastri su cui si basa l'attività dell'Universitá sono didattica e ricerca. Leggetevi lo statuto di una qualsiasi, anche la piú scalcinata, e vedrete che é cosí (o almeno dovrebbe). La domanda che ha senso porsi è: quanto spende lo Stato per formare un laureato? La risposta a questa domanda si ottiene con i conti dell'articolo. Prendere il totale delle spese e dividerlo per il numero di studenti non ha senso, perchè si inseriscono spese che niente hanno a che vedere con la formazione dello studente. Punto.

 

Una volta trovato il numeretto, lo Stato deve porsi quest'altra domanda: quanto voglio investire nella formazione terziaria dei miei sudditi? Finora era aritmetica, ora entra in gioco la politica. 

Puntare su un'istruzione superiore universale, aperta a tutti e gratuita, è una follia? Non me lo posso permettere, dite? Mmm potrebbe aprirsi una discussione interessante...

 

Per Giovanni Federico: la tutela dei redditi bassi (se vogliamo tutelarli) tocca ai privati, con un sistema tipo colletta? Siccome te non puoi pagare paghiamo un po' di più noi? La Costituzione, quella roba li, ti suona?  

 

Per Vincenzo Pinto: lo hai fatto da solo, ma mi sembra tu lo abbia fatto male. A pagina 1 leggo impieghi in competenza 649M euro. Se vuoi fare un conto serio prova a fare come scritto nell'articolo. Se sei pigro, lascia perdere e fidati di chi l'ha giá fatto.

Errata

Vincenzo Pinto 15/9/2012 - 15:41

Ottimo, non avevo tolto le partite di giro, cosi' imparo a fare le cose di fretta. Il mio banalissimo rapporto sale  a quasi il 18%. Aspetto risposte alla domanda fatta nel commento precedente, che resta valida: l'Università di Bologna utilizza l'82% delle risorse per attività non legate ai corsi di laure? Ho semplicemente invertito il ragionamento dell'articolo, niente di complesso se hai familiarità col concetto di "partita doppia". Se il mio conto non ti sembra serio puoi risparmiarti di rispondere, un pochino di esperienza nell'analisi di bilancio mi fa propendere  per il contrario :)

Sì, sembra che questo sito sia particolarmente frequentato da ex pisani :p

Comunque, io non sono d'accordo su questa visione che vede, come costo degli studenti, solo la parte della didattica. E' chiaro che la ricerca ha anche altri scopi ma ha anche una ricaduta enorme sulla formazione dello studente (basta pensare alla tesi, o progetti che possono essere fatti gli anni precedenti all'ultimo). E' spesso anche fattore di scelta per lo studente la qualità della ricerca di un ateneo (come poi questa qualità venga valutata e poi rivenduta è un altro problema), la qualità/quantità delle borse di dottorato.. Come ho già detto, anche se didattica e ricerca vengono considerate separatamente, io non vedrei il senso di una università senza studenti, di una ricerca fatta senza studenti a cui poterla insegnare. Per questo ritengo che costi/studenti sia un discreto indicatore.Dividere gli stipendi per il numero di ore dedicate alla didattica non ha senso secondo me, perché anche quando fa ricerca, il docente fa un bene agli studenti, ed anzi, spesso la fa con gli studenti tesisti. Così come levare i Dottorandi, che spesso partecipano al supporto dell'attività didattica (senza contare che la spesa fatta nei dottorandi è una spesa in formazione, e quindi potrebbe entrare nella spesa fatta per studenti). L'unica cosa che effettivamente andrebbe parzialmente tolta è la parte di spesa del settore ospedaliero.

Poi, come ho già detto, chi questo costo deve sobbarcarselo, è tutta un'altra storia.

Caro Michele

tu suggerisci che lo stato paghi interamente i costi della ricerca perchè ha esternalità positive sul resto della società. Principio in astratto condivisibile ed in effetto lo stato paga il CNR per fare esclusivamente ricerca. Ma allora gli studenti dovrebbero pagare interamente la didattica, che ha ricadute positive sul loro reddito e non sulla società (e se non pensassero di averle, non si iscriverebbero).  Quindi le tasse medie devono essere di 2900 euro. almeno prendendo per buoni i calcoli che citi.  Presumo che tu voglia esentare gli studenti meritevoli ma poveri (2900 euro a testa) - diciamo un 30%? La retta per gli altri sale a 4100 euro a testa. Vogliamo dargli una borsa di studio da 4000 euro l'anno o servizi equivalenti (case dello studente, mense)? Il conto per gli studenti normali sale a 4600.

Vabbé ho capito, faccio da me. Dati Bilancio Università di Bologna 2011, relazione di accompagnamento disponibile qui e risultato di gestione disponibile qui. Siccome sono pigro ho fatto il ragionamento inverso, e ho preso la % di spese finanziate dalle tasse universitarie: dettaglio entrate proprie (pag. 25) , le contribuzioni per i corsi di laurea (no Master, no corsi di formazione) sono pari a 116 milioni di EUR. Spese dell'ateneo nel 2011, per competenza, 784 milioni. Piu' o meno il 15%. Non conosco l'Università di Bologna, quindi chiedo a qualcuno che ne sa di piu' (Gilberto Bonaga?): l'Alma Mater fornisce servizi non legati ai corsi di laurea per l'85% della sua attività complessiva? 

 

Per chi avesse tempo e voglia, il bilancio è presentato benissimo e leggibile. Torno ad argomenti piu' interessanti.