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I redditi delle famiglie degli universitari

3 commenti (espandi tutti)

Ciao Fede! Ma che siamo una community qui su nfa??

 

Per me il discorso è molto semplice. I pilastri su cui si basa l'attività dell'Universitá sono didattica e ricerca. Leggetevi lo statuto di una qualsiasi, anche la piú scalcinata, e vedrete che é cosí (o almeno dovrebbe). La domanda che ha senso porsi è: quanto spende lo Stato per formare un laureato? La risposta a questa domanda si ottiene con i conti dell'articolo. Prendere il totale delle spese e dividerlo per il numero di studenti non ha senso, perchè si inseriscono spese che niente hanno a che vedere con la formazione dello studente. Punto.

 

Una volta trovato il numeretto, lo Stato deve porsi quest'altra domanda: quanto voglio investire nella formazione terziaria dei miei sudditi? Finora era aritmetica, ora entra in gioco la politica. 

Puntare su un'istruzione superiore universale, aperta a tutti e gratuita, è una follia? Non me lo posso permettere, dite? Mmm potrebbe aprirsi una discussione interessante...

 

Per Giovanni Federico: la tutela dei redditi bassi (se vogliamo tutelarli) tocca ai privati, con un sistema tipo colletta? Siccome te non puoi pagare paghiamo un po' di più noi? La Costituzione, quella roba li, ti suona?  

 

Per Vincenzo Pinto: lo hai fatto da solo, ma mi sembra tu lo abbia fatto male. A pagina 1 leggo impieghi in competenza 649M euro. Se vuoi fare un conto serio prova a fare come scritto nell'articolo. Se sei pigro, lascia perdere e fidati di chi l'ha giá fatto.

Errata

Vincenzo Pinto 15/9/2012 - 14:41

Ottimo, non avevo tolto le partite di giro, cosi' imparo a fare le cose di fretta. Il mio banalissimo rapporto sale  a quasi il 18%. Aspetto risposte alla domanda fatta nel commento precedente, che resta valida: l'Università di Bologna utilizza l'82% delle risorse per attività non legate ai corsi di laure? Ho semplicemente invertito il ragionamento dell'articolo, niente di complesso se hai familiarità col concetto di "partita doppia". Se il mio conto non ti sembra serio puoi risparmiarti di rispondere, un pochino di esperienza nell'analisi di bilancio mi fa propendere  per il contrario :)

Sì, sembra che questo sito sia particolarmente frequentato da ex pisani :p

Comunque, io non sono d'accordo su questa visione che vede, come costo degli studenti, solo la parte della didattica. E' chiaro che la ricerca ha anche altri scopi ma ha anche una ricaduta enorme sulla formazione dello studente (basta pensare alla tesi, o progetti che possono essere fatti gli anni precedenti all'ultimo). E' spesso anche fattore di scelta per lo studente la qualità della ricerca di un ateneo (come poi questa qualità venga valutata e poi rivenduta è un altro problema), la qualità/quantità delle borse di dottorato.. Come ho già detto, anche se didattica e ricerca vengono considerate separatamente, io non vedrei il senso di una università senza studenti, di una ricerca fatta senza studenti a cui poterla insegnare. Per questo ritengo che costi/studenti sia un discreto indicatore.Dividere gli stipendi per il numero di ore dedicate alla didattica non ha senso secondo me, perché anche quando fa ricerca, il docente fa un bene agli studenti, ed anzi, spesso la fa con gli studenti tesisti. Così come levare i Dottorandi, che spesso partecipano al supporto dell'attività didattica (senza contare che la spesa fatta nei dottorandi è una spesa in formazione, e quindi potrebbe entrare nella spesa fatta per studenti). L'unica cosa che effettivamente andrebbe parzialmente tolta è la parte di spesa del settore ospedaliero.

Poi, come ho già detto, chi questo costo deve sobbarcarselo, è tutta un'altra storia.