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I redditi delle famiglie degli universitari

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L’articolo snocciola dati interessanti ma purtroppo lo fa solo per confermare un’ipotesi scontata (la frequenza universitaria è più diffusa nelle famiglie abbienti che in quelle meno abbienti) e per trarne una conclusione la cui logica risulta assolutamente incomprensibile ("il sussidio pubblico all’università è un trasferimento di risorse dai poveri ai ricchi").
Il denaro con il quale lo Stato sussidia l’università è infatti raccolto attraverso le entrate dello Stato che sono principalmente legate all’imposizione fiscale. La conclusione potrebbe avere una parvenza di logicità se tutti contribuissimo nella stessa misura, indipendentemente dal reddito, alla fiscalità. Non essendo così ed essendo addirittura la fiscalità in Italia progressiva (quindi all’aumentare del reddito la quota versata al fisco è maggiore) risulta falso che lo scenario attuale di sussidio, rispetto ad uno scenario nel quale l’università la paga solo chi la frequenta, costituisca un trasferimento di denaro dai poveri ai ricchi.

Faccio due conti della serva giusto per quelli che non si fidano. Partendo dai dati di distribuzione del reddito in Italia, con un’enorme semplificazione e approssimazione, possiamo modellizzare la situazione come se in Italia ci fossero cinque tipologie di famiglie di identica consistenza numerica: quelle ricche (50K€ di reddito netto), quelle medio-ricche (30 K€), quelle medie (20 K€), quelle medio-povere (15 K€), quelle povere (10 K€ ).

A spanne, sulla base di alcune simulazioni trovate in giro, posso azzardare che i “ricchi” (quintile dal reddito più alto) abbiano un prelievo fiscale di circa il 50% per cui si presume che verseranno 50K€ al fisco all’anno, i medio ricchi diciamo il 40% (quindi 20K€), i medi il 35% (9 K€), i medio-poveri il 30% (6,5 K€), i poveri il 25% (3,5 K€).

Questo significa che il sussidio pubblico all’università è pagato per il 56% dal quintile di famiglie con il reddito più alto e per il 4% dalle famiglie che stanno nel quintile di reddito più basso. Anche se scoprissimo quindi che nel quintile più ricco la frequenza universitaria fosse dieci volte maggiore (mentre si parla del doppio), rispetto al quintile più povero, resterebbe ancora falsa l’affermazione che sto trasferendo denaro dai poveri ai ricchi. I dati ovviamente sono raccolti un po’ alla buona e i conti sono stati fatti con buona dose di approssimazione ma l’obiettivo era dimostrare quanto grossolanamente infondata, a mio modo di vedere, fosse la conclusione dell’articolo, presentata invece come ovvia.

Bravo! Io avevo fatto la stessa osservazione, senza però fare calcoli precisi, e non mi hanno neanche degnato di una risposta. Visto che tu hai fatto lo sforzo di raccogliere i dati, spero che almeno a te rispondano.

In un blog come questo, dove giustamente si promuovono la logica e la matematica contro ai numeri sparati a caso dai politici, quando un lettore porta un'obiezione circostanziata e suffragata da dati dovrebbe essere considerata una vittoria!

Alle pagine 22-27 di questo rapporto vengono fatti i conti che proponete, arrivando a conclusioni diverse. Ho già segnalato che io nel conto metterei però anche gli assegni familiari, dai quali le famiglie abbienti sono escluse.

Incoerenza

Coloregrano 26/9/2012 - 18:50

Ho guardato rapidamente il rapporto che citi ma vi trovo un'apparente incoerenza, anche se mi pare un errore talmente enorme da avere il sospetto di essermi sbagliato io. A pagina 24 si ripartiscono gli studenti universitari tra i quartili di reddito sulla base del reddito familiare, mentre a pagina 25 si parla di ripartizione sulla base dell'IRPEF quindi di reddito delle persone fisiche e non delle famiglie, dopodiché si fa il raffronto tra i due valori che apparentemente però sono totalmente disomogenei. Se l'errore è questo (e sarebbe davvero marchiano) si spiega come mai c'è una divergenza così abissale tra la ripartizione di gettito fiscale tra i quintili di reddito nel mio calcolo (ripeto approssimativissimo) e quello del rapporto Ichino-Terlizzese ma spero davvero di essermi sbagliato io a questo punto.
Sia come sia il mio calcolo aveva soprattutto lo scopo di dimostrare come una conclusione che nell'articolo veniva mostrata come ovvia non lo è affatto, e dipende invece interamente da quanto progressiva è la fiscalità e da quanto è distributo il numero degli iscritti all'università tra le diverse fascie sociali.

Provato a prendere la percentuale complessiva di gettito pagato dalle 5 categorie di reddito identificate? Se 90% classe 1-3 e 10% classe 4-5, come credo, direi che la vostra osservazione decade visto che le tasse per finanziare il sistema universitario le pagano TUTTI e non solo chi ci va. Edit: ovviamente la difficoltà è data dal fatto che per le imposte indirette è impossibile imputarle con precisione ad una categoria di contribuenti. Edit2: letto il link del rapporto Ichino-Terlizzese, direi che rifacendo i conti si ottiene piu' o meno il risultato dell'articolo.

Le famiglie che non mandano figli all'universita' pagano tasse che finanziano anche l'universita'. Siccome queste famiglie sono piu' povere delle famiglie che mandano figli all'universita' ...

I calcoli precisi si possono e debbono fare; sul fatto che i ricchi diano piu di quanto ricevano, nel complesso, ed i poveri viceversa mi pare non ci siano dubbi. I nullatenenti disoccupati non percependo reddito non pagano tasse ma ricevono una zuppa calda alla mensa dei poveri comunale (non so se sia vero ma facciamo finta che lo sia). Embe'? Qui si parlava di universita', non del complesso delle entrate ed uscite del sistema. Qualunque fosse la scelta della progressivita' del sistema fiscale e di spesa, tale progressivita' viene diminuita dal sistema di finanziamento universitario. 

Ho sempre sostenuto la tesi che i poveri finanziano le spese universitarie dei ricchi, ma le obiezioni onestamente mi hanno fatto sorgere un dubbio.

Se i poveri finanziano l'Università per un 5%, ma i loro figli sono il 6% degli universitari, la (mia) tesi crolla. Dati da verificare, se non è già stato fatto (nel caso, mi scuso.)

Sosterrei comunque, per altre ragioni, che il contributo dei ricchi alle spese universitarie è da aumentare, a favore degli studenti poveri e bravi.