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Due argomenti fallaci riguardo alla politica fiscale in Italia oggi. I: Austerita' e recessione

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In Serbia gli operai FIAT hanno un salario medio di 320 euro.

Quanto di più deve lavorare un piemontese per ritornare competitivo ?

Tralascio le ripercusioni sul turismo e il fatto che per quanti televisori la Mivar possa produrre difficilmente farà concorrenza alla Samsung e difficilmente la Lancia spodesterà la Bmw

Il punto è che era Berlusconi a dire che l'Italia andava male perchè faceva troppe ferie e che bisognava celebrare le festività la domenica.

Mi risulta strano che siano stati scritti 10 punti di programma e che si spieghi come l'austerità serva se bastava cinesizzarci. Mi risulta ancora più strano che Germania, scandinavia e svizzera non si siano cinesizzate ma abbiano fatto politiche diverse (appunto simili, per quel che ne capisco, ai punti di fermare il declino e ad una spesa pubblica oculata).

Ripeto: non che lavorare di più non abbia una sua efficacia in teoria e in generale, tuttaltro, ma il sottolinearlo come principale rimedio alla crisi attuale dei paesi mediterranei mi sbigottisce.

La frase di Andrea (probabilmente perchè è fuori dal un suo comtesto) sembra uscire da una caricatura dei Chicago boys ultraliberisti di quelle che fanno i giornali di sinistra italiani e oltretutto ricorda anche questo (sempre Seminerio, ma è un caso)

non ho letto tutti i commenti e non so cosa ha generato la discussione. Mi aggancio al dato sul costo del lavoro fiat citato da Corrado Ruggeri.

 

Quando Marchionne era l'idolo della sinistra, oh yes è stato anche questo, diceva questo:

"Mi sono limitato a dire quello che penso e che molti dovrebbero già sapere. E cioè che il costo del lavoro rappresenta il 7-8 per cento e dunque è inutile picchiare su chi sta alla linea di montaggio pensando di risolvere i problemi. 

link .

 

Quindi se anche ci fosse chi lavora gratis, al max si potrebbe vendere la panda a 9200 euro piuttosto che 10000. Mi sembra un incentivo decisivo all'acquisto  (sono ironico).

 

 

Nel 2007 la divisione Fiat Auto su 27 miliardi di fatturato ottenne un utile operativo di circa 800 milioni, quindi un margine medio del 3% a cui devi sottrarre oneri finanziari e imposte. Gran parte di quel 3% proveniva dalle attività in Brasile mentre le attività in Europa stentavano. Da allora i margini sono peggiorati notevolmente in Europa ed ora sono in profondo rosso. L'8% dei costi per chi lavora con margini bassi se non negativi è trascurabile?
(non sto dicendo che non esistano possibili risparmi realizzabili in altre voci di costo)

appunto

marcodivice 21/11/2012 - 12:09

 

(non sto dicendo che non esistano possibili risparmi realizzabili in altre voci di costo)

come da oggetto.

 

La mia affermazione di sopra prendila come una piccola provocazione.Affermazione, tra l'altro, che fece pari pari Marchionne all'epoca.

 

 

Penso che l' investimento in Serbia della Fiat non sia il miglior esempio da portare, perchè questo investimento è sostanziosamente sussidiato dalla stato serbo, nonostante i bassi salari, quindi il paese in sè non è così attrattivo! Agevolazioni fiscali e contributi vari. Agevolazioni che non sono consentite negli altri paesi della UE, dove verrebbero considerati aiuti di Sato. La Serbia è il più vicino paese Extra UE a pochi passi dell' Italia. Non mi stupirei che la gran parte della produzione sia venduta in Italia e non nei paesi balcanici. Giusto non dare sussidi nella UE perchè distorcono l' attività economica. Ma se una produzione è sussidiata in un paese Extra UE non sarebbe corretto imporre dei dazi ? Mi pare che ci sia un po' troppa gente che gioca con le carte truccate.

L'UE pone una serie di limiti all'erogazione di aiuti di stato (anche se sussidi ne vengono pagati ugualmente), però nessun regolamento comunitario ci chiede di strangolare di tasse le imprese http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-19/terzi-profitti-vanno-f...

ma e' anche colpa mia che ho assunto che il lettore riempisse le parti che mancavano. Per esempio leggendo il vecchio post di alberto linkato in risposta da GiovanniVera (in sostanza: possiamo lasciar fare le auto ai serbi ed essere felici lo stesso - il problema essendo proteggere il consumo dei lavoratori piuttosto che il loro vecchio lavoro). Ma il senso del mio post era piu' quello di cercare di rendere il lettore consapevole che per anni e anni, in Italia, c'e' stata in atto un massiccio trasferimento di risorse intergenerazionale che andava dai giovani e dai non nati verso gli adulti di allora.  Questo problema non e' mai stato affrontato e si traduce nella situazione finanziaria attuale. Pretendere che possa essere risolta con miracoli di politica monetaria mi pare assurdo. Dovrebbe essere gia' tanto sapere che dovrebbe, secondo i calcoli del nostro Brusco, bastare una riduzione di spesa piuttosto mediocre, 6 punti di pil in 5 anni. 

Però quello che mi chiedo io è come mai nei 10 punti non si accenna a nulla che riguardi l'Europa e la moneta unica. Voi di FiD (o nfA) considerate la costruzione di questa benedetta unione monetaria come stabile e che nel suo complesso non necessita (al momento) di grandi revisioni, oppure c'è qualche cosa che non funziona e va cambiato alla svelta?
Perché la Spagna e la sua economia si stanno sfaldando sebbene la pressione fiscale bassa e le ruberie della politica poche (se paragonate a quelle nostre e della Grecia)? Non è forse una spia di allarme che qualche cosa nell'Euro non funziona a dovere? La Slovenia sta per fallire e lo farà prima della Spagna, perché?

Vedi oggetto.  FID si propone di interrompere una situazione di generale declino del paese che dura da almeno venti anni, e non ha di per sé molto a che vedere con la crisi globale iniziata nel 2008, o anche con la crisi dell'Eurozona.  Paesi come la Spagna e soprattutto l'Irlanda sono in una situazione diversa: nel loro caso, ha evidentemente senso pensare che l'unificazione monetaria sia stata fonte di difficoltà.  Ma il declino italiano ha chiaramente ragioni strutturali, e del resto è avvenuto anche in concomitanza con eventi quali l'uscita dallo SME nel 1992, e con il periodo di "boom" dei paesi periferici dell'Eurozona nei primi anni 2000:  questo fatto smentisce completamente la tua tesi.

Guarda che non sto discutendo la parte della crisi specifica dell'Italia, incontestabile ovviamente, quello che cerco di capire è quale possa essere la visione di FiD/nfA riguardo l'Euro/Europa. Secondo me nella moneta unica ci sono problemi di stabilità con il risultato di penalizzare oltremodo i paesi in cui si manifestano debolezze. Manca insomma quella filosofia statunitense "United we stand, divided we fall", che poi si traduce nei mercati con spread stellari e interessi insostenibili perché da un lato l'autonomia monetaria manca da parte dei singoli paesi e dall'altro manca alcuna certezza o regola precisa che definisca per bene chi resta dentro e chi va fuori dal club dell'Euro.

Sarà un abbaglio mio ma l'€ mi sembra progettato come se l'economia dovesse andare sempre bene.

Concordo sul fatto che l'Italia abbia bisogno di una riduzione della pressione fiscale su cittadini ed imprese ed anche che sia necessaria una riduzione della spesa pubblica per finanziarla oltre che per raggiungere il pareggio di bilancio, ma Corrado Ruggeri si chiedeva quanto gli Italiani debbano impoverirsi o ammazzarsi di lavoro per non diventare disoccupati per colpa della concorrenza della manodopera straniera (letteralmente ''quanto deve lavorare di più un piemontese per tornare competitivo?'' ). Il post di Bisin sui vantaggi comparati a cui aggiungerei quello di Boldrin sui costi di riallocazione di capitale e lavoro   http://noisefromamerika.org/articolo/horror-economics-ii   mi  sembra rispondano alla sua preoccupazione.

Giovanni, ti ringrazio per lo sforzo (peraltro superfluo in quanto avevo letto al tempo i due articoli) ma guarda che, da parte mia, non c'é proprio nessuna preoccupazione sull' argomento. Lo usato come esempio (a caso tra i tanti possibili, vedi badanti e mortadelle ;-) per fare una domanda retorica legata al commento di Francesco. Al solito mi son dimenticato del consiglio di Flaiano : "se lei si spiega con un esempio, non si capisce piú niente" :-)