Titolo

Due argomenti fallaci riguardo alla politica fiscale in Italia oggi. I: Austerita' e recessione

1 commento (espandi tutti)

sintesi

Tommaso Gennari 20/11/2012 - 22:52

Scusa Jo se sono stato sintetico... :)

 

Devi partire da cosa intendi, appunto, per crisi. Giustamente la intendi come "produttiva e occupazionale": cioe' con aziende che non riescono a vendere prodotti o servizi e come conseguenza sono costrette a licenziare.

Di aziende che non riescono a vendere e sono costrette a licenziare ne esistono sempre e sempre ne esisteranno. E' molto difficile prevedere cosa vorranno i consumatori in futuro, e quindi e' molto facile che molte aziende "vadano in crisi" (=non riescano a vendere e licenzino).

Questo succedera' in qualsiasi tipo di organizzazione economica della societa', a parte in una societa' comunista perfetta (ma non mi dilungo su questo punto).

 

Per tornare alla tua domanda, do' quindi il significato di "crisi" alla tua frase al fatto che, nel complesso delle aziende e della societa', il numero di aziende che non ce la fa a vendere i loro prodotti aumenta, e di conseguenza aumentano il numero di persone senza lavoro.

 

Questo puo' accadere anche in quella che tu definisci "economia virtuosa", se, ad esempio, per una moda, tutti si vogliono mettere a fare gelati, e allo stesso tempo a tutti passa la voglia di mangiare gelati. Se le scelte di chi dirige le imprese vanno tutte contemporaneamente al contrario di quello che e' desiderato dai consumatori, queste imprese dovranno chiudere.

 

Come conseguenza, le "crisi" sono possibili anche in "economie virtuose", e la loro conseguenza e' che la gente deve cambiare lavoro, e produrre qualcosa che agli altri interessa.

 

Ha piu' senso adesso?