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Occupazione e ricambio intergenerazionale

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Concordo con l'articolo; su questo sito siamo tutti d'accordo che la ricchezza si crea lavorando tutti e non "trasferendo lavoro" da una persona all'altra per decreto. Mi sono anche calcolato la correlazione tra le variazioni dei tassi d'occupazione tra i 25-29enni e i 55-59enni su dati trimestrali dal 1998 ad oggi, Italia e qualche paese europeo, e anche tenendo conto delle variazioni di PIL, e questa correlazione e' zero o positiva.

Pero', quando un giornalista, un sindacalista, o un politico leggono che, in Italia, dal quarto trimestre 2008 al quarto trimestre 2012 il tasso di occupazione tra i 25-29enni e' diminuito di 9 punti percentuali (-390mila occupati) e quello tra i 55-59enni e' aumentato di 7 punti (+390mila), cosa possono pensare? Bastano i grafici di Boeri, Galasso e Moro per fargli capire che il modello superfisso non funziona?

(volevo copiare un bellissimo grafico che illustra il trend ma mi sa che nei commenti non si possono copiare immagini (o io non riesco, che agli effetti pratici e' equivalente))

(Dati tratti dal sito Eurostat)

la risposta che mi verrebbe in mente è: c'è stata la crisi, le imprese hanno dovuto licenziare o non ri-assumere i precari. Poiché gli anziani sono meno facilmente licenziabili e data anche la riforma pensionistica che li tiene più a lungo sul posto di lavoro, il loro tasso di occupazione è aumentato. I giovani precari hanno pagato per intero o quasi le conseguenze della crisi e il loro tasso di occupazione è diminuito.

Quindi, avrebbero ragione Letta e Landini a forzare il part-time negli ultra55enni in cambio di qualche assunzione di 25enni?