Titolo

Occupazione e ricambio intergenerazionale

1 commento (espandi tutti)

Mi scuso anticipatamente con l'autore dell'ottimo articolo, deviandone la relativa discussione su un altro ramo dell'argomento "occupazione".

Il grande Bruno Leoni riteneva importante la "certezza del diritto", che identificava con la prevalenza della giurisprudenza rispetto all'ondivaga e cangiante legislazione.

Ecco invece un caso in cui sarebbe necessario un bel "drizzone" di tipo costituzionale che modificasse in un colpo solo sia legislazione che la giurisprudenza che la burocrazia in materia di occupazione.

Sto parlando della definizione di "diritto al lavoro" di cui all'art. 4 della nostra costituzione.

A mio avviso, per "diritto al lavoro" si dovrebbe intendere la libertà di un individuo di offrire un servizio o un prodotto ad un altro individuo in cambio di un corripettivo pattuito liberamente.

L'ignobile sistema giuridico, insieme all'infame giudiziario, l'hanno trasformato nel "diritto di un individuo di farsi pagare da un altro per delle potenziali prestazioni che quest'ultimo non vuole e non necessita, e che magari non riesce neanche a pagare pena il fallimento della propria attività".
Inoltre, anziché "promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto" (art.4), la legislazione si è prodigata in ogni modo per ostacolarlo (obblighi di titoli, di iscrizioni, di permessi e licenze, di versamenti, di corsi, di curriculum, di raccomandazioni etc.).

Con questi livelli di disoccupazione, l'assenza di sensibilità del mondo intellettuale (?) su questo tema è veramente interessante.

Comunque, in Italia esiste una sola istituzione preposta a far rispettare la Costituzione. Ma per tradizione (o ambigua interpretazione del dettato costituzionale), non agisce se non sollecitata da un giudice nel corso di una vertenza in corso. Ed in ogni caso, essendo ideologizzata e parziale e non sanzionabile, potrebbe decidere in modo arbitrario come da esperienze pregresse.

Allora, che fare? Chi potrebbe riportarci al significato originario e logico del "diritto al lavoro" citato (o inventato?) dalla nostra costituzione?
Probabilmente una piccola ma rivoluzionaria integrazione costituzionale, che ne precisi il significato.

E chi può proporla con successo? Sappiamo anche questo. Nelle nostre istituzioni c'è un solo organo che ha questo potere: la segreteria di partito. Non certo raggiungibile dal cittadino comune, ma forse da qualche parlamentare (=partitocrate) sì.  Normalmente il partitocrate non è una cima, ma è influenzabile superficialmente dai dibattiti intellettuali (?).

Tra l'altro, la "nuova" interpretazione potrebbe influenzare anche il significato del valore minimo del reddito imponibile (ora solo 5000 Euro l'anno, soggetto però obbligatoriamente a ritenuta d'acconto del 20%, da considerare in credito IRPEF non liquidabile, e solo se si presenta dichiarazione annua relativa - solito controsenso all'italiana).