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Il malfunzionamento della giustizia italiana e la geografia giudiziaria: sequel con cupio dissolvi

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Egregio Pigi, siamo sicuri che tutte le leggi in vigore in questo felice Stato siano state informatizzate? va bene la raccolta elettronica della Cassazione, ma i precedenti delle corti di merito non contano nulla, secondo Lei?

In ogni caso: non crederà che avere archiviato in forma elettronica leggi e sentenze della SC sia sufficiente ad assicurare la piena conoscenza del diritto da parte di giudici ed avvocati, vero? se così fosse, il risultato dell'operazione sarebbe la sclerotizzazione del diritto, che è in continua evoluzione anche se le leggi non mutano, perchè al mutare delle condizioni sociali si accompagnano sempre mutamenti nell'interpretazione, condivisibili o no non importa. Il giudice del piccolo tribunale, privo di una biblioteca costantemente aggiornata, dovrebbe confidare nella completezza delle nozioni ricavabili dal suo notebook per dominare materie molto diverse, senza avere il tempo ed il modo di specializzarsi. 

Per altro verso, nel campo civile, almeno, la presenza del cittadino avanti il giudice è occasionale. Non vedo perché uno spostamento di qualche chilometro in più (p. es., da Broni a Pavia anziché a Voghera) si dovrebbe risolvere nell'impossibilità a ricorrere alla giustizia.

Questo è il dilemma.

Due tribunali distanti cinque chilometri non hanno ragione di esistere, certo, ma se sono distanti cinquanta le cose cambiano: anche l'avvocato costa di più, se lavora in una grande città, perché i suoi costi fissi sono superiori.

La sclerotizzazione o meno sono questioni filosofiche più che organizzative. Una considerazione sullo stato attuale della giustizia in Italia: di fronte alle sentenze "creative" di tanti giudici, ribaltate nei gradi successivi, forse una certa sclerotizzazione non guasterebbe.

Se il magistrato vuole dare sfogo alla propria creatività, dovrebbe cambiare mestiere e scrivere romanzi. Non scrivere sentenze che sembrano romanzi.

Possiamo pensare tutto il male posibile della giurisprudenza creativa, ma si deve prender atto che essa è la realtà, da sempre.

ed aggiungerei:

ab abusu ad usum non valet consequentia