Titolo

L'inglese per tutti

5 commenti (espandi tutti)

Non ho niente di intelligente da aggiungere alla discussione tranne i commenti di due nipoti:

Maschio, Ingegneria, Poli Milano, mooooolto "fluent in english": i professori sono talmente concentrati sulla "lingua", che l'insegnamento della "materia" ne risente. Devono pensare più a come dicono le cose, che a quello che dicono.

Femmina, altra Università, altra facoltà, pressochè bilingue: siamo in otto, tutti Italiani con una docente che deve parlarci in Inglese di diritto italiano. Ha problemi così grandi con la lingua che mi sento in imbarazzo per lei, vorrei aiutarla, ma non capisco perchè dobbiamo sottoporci a questo strazio. 

Il problema sono i professori. Non sanno insegnare in inglese. Quindi mancano di una professionalità essenziale per tutte le discipline, tranne forse quelle umanistiche e legge (per gli addetti ai lavori, aree 10, 11 e 12). A fortiori il discorso vale per i professori che vogliono insegnare alla laurea magistrale del Politecnico di Milano, che (presumo) vuole essere all'avanguardia in Italia. Fra l'altro, se ho capito bene, l'obbligo di insegnamento in inglese non si estende alle lauree triennali. Nel breve periodo, quindi, un professore incapace di insegnare in inglese può trovare una collocazione didattica senza alcun problema.

Ok, il problema sono i professori, quindi? Il ragionamento continua a stare in piedi: passare all'uso esclusivo dell'inglese è un errore e le argomentazioni di Boninu rilevano in misura molto marginale sul dibattito. Un decreto che obbliga l'inglese in tutti i corsi non ha senso, anche se ogni due anni fai dei test per vedere se i prof hanno migliorato la lingua, perché le università non hanno una struttura così mobile da poter rimuovere o ricollocare i professori al volo e gli stessi professori, con tutte le cose che hanno da fare, non hanno un incentivo serio ad impegnarsi nel migliorare. Fintanto che si possono fare corsi sia in italiano che in inglese va benissimo, così assicuri standard didattici sia ai ragazzi italiani che agli stranieri/exhange.

si mettono i professori che non sanno l'inglese ad insegnare alla triennale in italiano e si fanno insegnare alla magistrale quelli che sanno l'inglese. E da ora in poi non si assume nessuno che non sappia insegnare in inglese

Io non so se tenere corsi esclusivamente in inglese sia giusto o no nel caso della magistrale del Politecnico, che mi sembra un caso molto speciale.  Ritengo però che se la maggioranza dei professori, in quanto rappresentata nel Senato accademico approva, la minoranza debba adeguarsi e non invocare un aiuto esterno dalla magistratura amministrativa che non ha alcuna competenza specifica in materia universitaria. In tal modo si è impedito un esperimento utile per il sistema (e comunque reversibile)  in nome di principi astratti. Un tipico modo di procedere dell'amministrazione pubblica italiana che in altri campi ha fatto danni enormi.

 

Ottimo commento! Delegare al gudice un punto simile è sbagliato perché lo si sarebbe dovuto affrontare nei giusti termini di un sano sperimentalismo: si prova e si aggiusta il carico durante la marcia. Inutile, invocare guerre stellari a colpa di Dante contro mostarda, o lingua e patria.