Titolo

L'inglese per tutti

3 commenti (espandi tutti)

Io sto frequentando un Bachelor di Economia alla Bocconi con insegnamento totalmente in inglese (anche gli esami naturalmente). La maggior parte dei nostri professori sono italiani ma...l'inglese lo parlano anche se alcuni non perfettamente. Ma questo non risulta essere un problema perché le posso assicurare che la materia arriva comunque dritta al cervello, senza "traviamenti" di sorta. Il discorso dei professori cinquantenni che non lo parlano (anche se io avevo letto da qualche parte i lamenti di un phd del poli) o delle complicazioni che potrebbe avere la lecture mi puzza molto di "Apologia dei Perdenti", ovvero cercare una scusa per giustificare la propria arretratezza

È naturale che nel suo bachelor incontri professori che riescono a comunicare in inglese senza eccessivi problemi, per una semplice questione di sampling bias; ovvero, se la Bocconi ha 100 professori di cui 40 non hanno alcun problema a tenere lezioni in inglese, è naturale che sia soprattutto da questi che si attinga per tenere un corso di studi in inglese (ovviamente compatibilmente con le specialità di ciascun professore).

È naturale ed è giusto procedere inquesta maniera, visto che si valorizzano le risorse umane di cui si dispone e si amplia l'offerta formativa; in questo modo vincono tutti.

La situazione del Politecnico è differente per un motivo molto semplice: la proposta, come ho già ripetuto alla nausea, era di abolire completamente i corsi in lingua italiana alla magistrale. A questo punto, è ovvio che non si può più fare una selezione dei più adatti a fare lezione in inglese, visto che tutti i professori sono necessariamente coinvolti. Questo, a differenza del suo bachelor, è un uso stupido che si fa delle risorse umane disponibili, visto che si costringe tanta gente a lavorare peggio di come potrebbe, oltre a ridurre l'offerta formativa (non si offre più allo studente una possibilità che prima c'era).

L'altro errore fondamentale di questa scelta è la repentinità e la dubbia pianificazione che ci sta dietro: "dall'anno prossimo, tutto in inglese". Calma, andiamo per gradi; iniziamo a riqualificare le risorse umane - corsi di inglese -, e intanto attiviamo via via sempre più corsi in inglese dove è possibile e sensato (=c'è domanda).

 

Quanto all'"apologia dei perdenti", è completamente fuori strada. Con i miei commenti non sto giustificando o compatendo nessuno, sto solo cercando di riportare con i piedi per terra una discussione che è diventata di massimi sistemi e luoghi comuni (da cui il titolo del mio primo commento), e che non considera quali sono gli aspetti concreti che stanno alla radice delle posizioni (favorevoli o contrarie) di chi da questa scelta è effettivamente toccato.

Scrivere un articoletto di questo tipo è facile: basta dipingere lo "scenario" in maniera favorevole alla propria posizione. Sono a favore della decisione? Il Politecnico è il Progresso che si scontra con le solite arretratezze e non-voglia di cambiare italica; i professori sono dei retrogradi, perdenti e ludditi linguistici del 21esimo secolo. Sono contro? Il Politecnico è l'autorità oppressiva, che vuole imporre dall'alto un'astratta internazionalizzazione che nessuno ha chiesto; i contrari a questa decisione sono gli eroi che vogliono difendere la nostra cultura. E a seconda illustrerò esclusivamente statistiche a favore della mia posizione: come gli italiani siano i peggiori in europa in inglese; o come, dal lato opposto, già gli italiani non sanno la loro lingua, figurati imporre l'inglese a pedate.

Baggianate in entrambi i sensi, ma che danno una risposta emozionale molto superiore rispetto ad elencare pro e contro più concreti di questa decisione e cercare di decidere razionalmente; molto più facile far diventare la questione una improduttiva guerra di valori.

A questo punto, è ovvio che non si può più fare una selezione dei più adatti a fare lezione in inglese, visto che tutti i professori sono necessariamente coinvolti.

Questo è vero per i docenti che insegnano alle lauree magistrali, ma il Politecnico offre anche lauree triennali. Quindi un docente può benissimo insegnare solo in italiano alla triennale.

Inoltre, la battaglia di civiltà è stata ingaggiata dalla minoranza che ha ricorso al TAR  chiedendo quindi un intervento esterno. Se avessero accettato pragmaticamente la sconfitta e l'inizio del nuovo regime, forse avrebbero scoperto che non era male. Oppure la maggioranza pro-inglese avrebbe scoperto dopo alcuni anni, che l'idea era errata (p.es. se si fosse verificato un crollo di iscrizioni) e sarebbe tornata indietro. Dalla mia esperienza, anche senza aver mai messo piede al Politecnico di Milano, sospetto che dietro alla querelle ci sia qualche scontro di potere accademico.