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L'inglese per tutti

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Ok, il problema sono i professori, quindi? Il ragionamento continua a stare in piedi: passare all'uso esclusivo dell'inglese è un errore e le argomentazioni di Boninu rilevano in misura molto marginale sul dibattito. Un decreto che obbliga l'inglese in tutti i corsi non ha senso, anche se ogni due anni fai dei test per vedere se i prof hanno migliorato la lingua, perché le università non hanno una struttura così mobile da poter rimuovere o ricollocare i professori al volo e gli stessi professori, con tutte le cose che hanno da fare, non hanno un incentivo serio ad impegnarsi nel migliorare. Fintanto che si possono fare corsi sia in italiano che in inglese va benissimo, così assicuri standard didattici sia ai ragazzi italiani che agli stranieri/exhange.

si mettono i professori che non sanno l'inglese ad insegnare alla triennale in italiano e si fanno insegnare alla magistrale quelli che sanno l'inglese. E da ora in poi non si assume nessuno che non sappia insegnare in inglese

Io non so se tenere corsi esclusivamente in inglese sia giusto o no nel caso della magistrale del Politecnico, che mi sembra un caso molto speciale.  Ritengo però che se la maggioranza dei professori, in quanto rappresentata nel Senato accademico approva, la minoranza debba adeguarsi e non invocare un aiuto esterno dalla magistratura amministrativa che non ha alcuna competenza specifica in materia universitaria. In tal modo si è impedito un esperimento utile per il sistema (e comunque reversibile)  in nome di principi astratti. Un tipico modo di procedere dell'amministrazione pubblica italiana che in altri campi ha fatto danni enormi.

 

Ottimo commento! Delegare al gudice un punto simile è sbagliato perché lo si sarebbe dovuto affrontare nei giusti termini di un sano sperimentalismo: si prova e si aggiusta il carico durante la marcia. Inutile, invocare guerre stellari a colpa di Dante contro mostarda, o lingua e patria.