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L'inglese per tutti

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Bisogna saper rispondere a domande molto più insidiose di quelle di qualsiasi studente

Non so in che ambito di studi sia specializzato, ma nella mia esperienza, in ambito scientifico più si sale di livello tecnico, meno la lingua diventa rilevante, per un motivo molto semplice: c'è un "common ground", si sa tutti di cosa si sta parlando, e la comunicazione rimane nel "gergo" dell'ambito di studi in questione (in cui tra l'altro il 90% dei termini rimangono in inglese anche parlandone in italiano).

Al contrario, dovendo spiegare un argomento ad una platea che ne è digiuna la questione è molto più complicata, proprio perché bisogna introdurre concetti nuovi, eventualmente attingendo esempi dalla vita quotidiana, ed è lì che la questione diventa più spinosa, come sa benissimo anche lei, visto che dice:

PS Lo sa qual'è la cosa più difficile da fare in inglese? Tradurre i menu dei ristoranti per gli ospiti stranieri.

... e sull'interazione spicciola comunque ci si riesce ad arrangiare, perdendo poco-nulla del contenuto scientifico dei convegni.

In ogni caso, mi pare si sia perso di vista il punto del discorso, ovvero che articoli come questo (e ovviamente il corrispettivo di parte opposta) sono sostanzialmente chiacchiere e luoghi comuni, buoni per il temino di Alberoni sul Corriere, in cui si riconducono in maniera questionabile problemi pratici a concettoni astratti per dimostrare i propri teoremini.

Cito il commento di Marco Ruzzante: "i problemi non sono la cultura umanista degli italiani eccetera, il problema è che i professori non sanno tenere lezioni in inglese"; e dall'altro lato, il Politecnico non introduce i corsi in inglese perché è buono e bravo e vuole catapultarci nella modernità, lo fa per un ritorno di immagine e perché spera in un ritorno economico. Sicuramente ci sono altre motivazioni, ma sono sempre di ordine molto più pratico di tutte le baggianate che si sono dette sull'argomento.

I professori non sanno fare lezione l'inglese? Si può discutere su come risolvere questo problema, su come organizzare corsi di inglese, eccetera, così come si può discutere su quanto senso possa avere la mossa del Politecnico dal punto di vista della effettiva domanda che c'è di una magistrale completamente in inglese.

Di tutto si può discutere, ma, di nuovo: se vogliamo fare una discussione che abbia un senso sull'argomento è da questo genere di discorsi che bisogna partire, non da premesse assurdamente astratte e che nulla hanno a che vedere con quelli che sono i problemi reali della vita universitaria.