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L'inglese per tutti

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"Internazionalizzazione" non vuol dire niente. Quali sono i benefici concretamente misurabili a cui questa riforma mira, e qual è il meccanismo concreto con cui dovrebbero prodursi? Questo il Politecnico ha sempre rifiutato di spiegarlo, che io sappia.

L'obiettivo è che gli studenti imparino l'inglese? Al Politecnico è richiesta la conoscenza dell'inglese già solo per iscriversi a una laurea magistrale, quindi il problema dovrebbe essere già risolto. Per di più, non è affatto detto che le capacità degli studenti migliorino solo perché ascoltano lezioni in inglese da un professore che non ha un'ottima conoscenza della lingua, anzi. E questo non è un problema di provincialismo italiano: il professore cinese o indiano con un accento strano (un classico nelle università americane) sortirebbe lo stesso effetto.

Forse l'obiettivo è attirare studenti stranieri? Ma a che titolo? Le università americane sono piene di studenti stranieri, ma ci sono due categorie ben distinte: lo studente straniero bravo, su cui l'ateneo investe (e spesso hanno assegni di ricerca, tuition waiver eccetera), e lo studente straniero ricco, da cui l'ateneo guadagna fior di quattrini (vedi le ondate di ricchi cinesi che le università USA fanno a gara ad attirare - senza nulla togliere ai cinesi della prima categoria, ovviamente).

Attualmente gli studenti stranieri del Politecnico stanno a metà: non sono particolarmente bravi (direi anzi che la media è più bassa di quella degli italiani), né portano un beneficio economico, anzi, costano perché sono quasi tutti sussidiati (e se fanno ridere le dichiarazioni fiscali di certi italiani, figuratevi cosa dichiarano gli stranieri). La maggior parte viene da paesi di fascia media (India, per dire), pochi però dalla Cina, qualcosina dall'Europa dell'est, praticamente nessuno dal mondo occidentale.

Fra l'altro, questi studenti stranieri (così come gli italiani) hanno già la possibilità di seguire praticamente tutti i corsi in inglese. Quindi dubito che ci siano studenti bravissimi (o ricchissimi) che vorrebbero venire al Politecnico, ma non lo fanno per via dell'ostacolo linguistico. Davvero il Politecnico spera di veder crescere enormemente la sua attrattiva per il solo fatto di eliminare l'italiano? Ho i miei dubbi.

Benefici

Turz 14/6/2013 - 12:10

Avendo studiato Ingegneria, posso brevemente rispondere che il beneficio di studiare una materia scientifica in inglese è quello di conoscere i termini tecnici in inglese, che è la lingua di gran lunga più usata per le pubblicazioni scientifiche nel mondo.

Dato che l'università non deve insegnare nozioni (che diventano presto obsolete) ma concetti di base e metodi, e in particolare deve "insegnare a imparare", l'università ideale è quella che ti prepara a imparare nella lingua in cui hai a disposizione il più ampio materiale possibile per imparare. Al momento questa lingua è senza dubbio l'inglese.

I corsi in inglese al Politecnico ci sono già. Se uno vuole, può fare tutta la laurea magistrale (o almeno il 90%) in inglese. Qui non si tratta di introdurre l'inglese, ma di eliminare l'italiano.

Il tuo argomento è valido, ma dovrebbe spingere a usare entrambe le lingue (com'è già ora al Politecnico). Per un ingegnere italiano che si trova a lavorare in un'azienda italiana (cosa che, per fortuna, è ancora possibile), sarebbe ridicolo non sapere che il capacitor in italiano si chiama condensatore, tanto per fare un esempio.

Peggio ancora se finisse per parlare con quella ridicola mistura di italiano e di inglese che piace tanto nel mondo degli affari. Un ingegnere non può ridursi a parlare come un manager.

A parte la valutazione sulla qualità del Politecnico, cosa che dovrebbe dimostrare e non asserire in maniera tanto apodittica, rimane che l'eliminazione dell'ostacolo linguistico è uno dei più importanti per internazionalizzare un ateneo.

L'ostacolo linguistico non esiste, perché praticamente tutti i corsi del Politecnico (almeno ad ingegneria) hanno un equivalente offerto interamente in inglese. Qui non si tratta di introdurre l'inglese, ma di eliminare l'italiano.

Non ho parlato della qualità assoluta del Politecnico, ma di quella dei suoi studenti stranieri in confronto a quella dei suoi studenti italiani. Se fossero importati in quanto bravi, la loro qualità media dovrebbe essere superiore a quella dei locali. Così è in molte università americane, ad esempio, ma non al Politecnico, almeno per quel che riguarda ingegneria.