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Il mito della prima casa

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eppure qualore questo

NV 25/6/2013 - 23:18

eppure qualore questo investimento produca reddito questo viene tassato DUE volte, la prima in capo all'azienda e la seconda in capo all'azionista

Qual'è il problema?

Il principio supremo, sovraordinato ad ogni altro dellaCostituzione è quella del diritto di imporre qualsivoglia tassa

Ritieni che dovrebbero esistere dei divieti costituzionali su certi tipi di tasse? Quali? E quale finalità sociale dovrebbero tutelare?

Un livello di tassazione intorno al 50% supera il confine fra libertà e schiavitù: esso è IL problema dell'Italia del XXI secolo.

Diversi paesi europei hanno una tassazione superiore al 50% del PIL. Tutti schiavi?

Un livello di tassazione intorno al 50% supera il confine fra libertà e schiavitù: esso è IL problema dell'Italia del XXI secolo.

Diversi paesi europei hanno una tassazione superiore al 50% del PIL. Tutti schiavi?

Scusate ma così rischiate di parlare a vuoto.
Il punto non è quanto si paga, ma cosa si paga.

In una società dove non esiste un serio sussidio di disoccupazione, le spese odontoiatriche e di diverse protesi non sono coperte, il servizio scolastico è pessimo, gli anziani non sono quasi assistiti e per la casa arrangiati, il 50% può essere schiavitù. In paesi dove questi servizi sono forniti il 50% è giustificabile, potrebbe essere persino poco!

Vedete voi in quale dei due casi rientri l'Italia.

Se volete aggiungiamo che la pressione fiscale sta aumentando mentre i servizi tendono ad essere ridotti.

Certo, per diletto, possiamo discutere dei massimi sistemi: se sia meglio una socialdemocrazia dove ho una forte pressione fiscale in cambio di uno stato "chioccia" o una società liberale dove ho più libertà di decidere cosa fare dei miei sudati risparmi.

Ma quando si parla della realtà italiana bisogna rendersi conto che le nostre tasse servono principalmente a pagare il debito statale, di uno stato che non ha nessuna intenzione di riformarsi per spendere meno e nemmeno per spendere meglio.

PS

Non so perchè a volte mi obiettano: " lo stato siamo noi", embè? Questo non sposta di una virgola il problema, semplicemente evidenzia che qualcuno ha goduto di quel debito.

non siamo noi, sia perché - in linea di diritto - è una persona giuridica distinta dai cittadini, sia perché - in linea di fatto - la sua azione esprime gli interessi di coloro che lo governano e dei loro elettori.

la sua azione esprime gli interessi di coloro che lo governano e dei loro elettori.

Ritengo utile precisare che, nel caso di legge elettorale a liste chiuse (come il nostro), gli "elettori" di un eletto sono costituiti dal consiglio direttivo del partito che ha stilato la lista.

Nulla a che fare con i cittadini o una parte di essi (che votano solo il partito, non i candidati).

Non per niente la legge elettorale classifica il ns. sistema istituzionale come "partitocrazia" (On. Lucifero, 1948), non "democrazia".

Ritengo sia un sistema molto difficile da modificare, qualora radicato. Specialmente in caso di prevalenza del legislativo sull'esecutivo (parlamentarismo).

I casi di riforma (esempi: di Mussolini, Hitler e Degaulle) difettavano di almeno uno dei due presupposti di cui sopra (radicamento e parlamentarismo).

Abbastanza illuminante il caso di Berlusconi, che dopo aver appoggiato il referendum per l'uninominale ed essere stato eletto grazie alla conseguente riforma (parziale), trovò più conveniente per il consolidamento del proprio potere in ambito parlamentarista tornare alla legge elettorale a liste chiuse.

Una pressione fiscale attorno al 50% del PIL (qui i dati del 2011, prima delle manovre del governo Monti del 2012 e di quelle del governo Letta del 2013) significa che qualcuno si prende oltre la metà della ricchezza da te prodotta e decide come, quando e perchè spenderla, questo è un problema in sè, a prescindere dalla qualità della spesa. Siamo fuori dal conectto solidaristico della redistribuzione: non si tratta di tassare i ricchi per assistere i poveri; il grosso è tassare la classe media per poi fornire servizi alla stessa classe media, che magari non sono quelli che i contribuenti sceglierebbero. In pratica vuol dire: tu sei troppo scemo per sapere quello che è bene per te; lo sceglaimo noi che siamo molto più illuminati. Rimpiango i governi Berlusconi: era più facile far comprendere questo concetto :-)

Fin qui la questione di principio, ma c'è altro. Se il livello della tassazione diventa punitivo per i redditi alti, chiunque abbia capacità di produrre reddito molto semplicemente se la squaglia, sia egli imprenditore, talentuoso artista, raffinato intellettuale o brillantissimo professionista; alla fine restano solo indigenti e faccendieri e il reddito nazionale crolla.

Ma torniamo all'argomento originale del post. Penso di aver chiarito che la Costituzione non offre alcuna tutela contro alcun tipo di tassa, e pertanto neanche alla prima casa. Se le cose stanno così, tanto vale tassare gli immobili, che almeno non possono scappare, e che rincari l'IVA che non si paga sui beni esportati, dando un piccolo aiuto alla competitività delle aziende italiane.

 

 

Direi che la Costituzione Svizzera insegna qualcosa a questo riguardo.

Da copiare tout court, se sei un liberale moderato.

Da integrare eliminando la progressività e la tipologia patrimoniale, se sei F. Hayek.

No, Massimo tu stai già facendo un ragionamento da "liberale".

Niente di male (anzi) ma come faceva notare NV in Europa esistono altri paesi, con tassazioni simili, dove sarebbe ridicolo parlare di schiavitù, sia per la qualità dei servizi, sia per il coinvolgimento del popolo nelle scelte fiscali e sociali e lo dico non essendo certo un "socialdemocratico". Certo si può non essere d'accordo con come quei sistemi organizzano la vita e pensare che esistano sistemi migliori, ma non si può parlare di schiavitù.

Per usare un termine così forte è importante non solo  il "quanto", ma anche il "cosa"  il "come".

PS

Sia chiaro invece che sono assolutamente d'accordo con te nell'utilizzare il termine "schiavitù" per la situazione italiana.

 

 

In una società dove non esiste un serio sussidio di disoccupazione, le spese odontoiatriche e di diverse protesi non sono coperte, il servizio scolastico è pessimo, gli anziani non sono quasi assistiti e per la casa arrangiati, il 50% può essere schiavitù. In paesi dove questi servizi sono forniti il 50% è giustificabile, potrebbe essere persino poco!

Su questo sono d'accordo con te. La mia osservazione era rivolta ai "liberisti" che si focalizzano solo sul valore numerico della pressione fiscale, secondo i quali basterebbe tagliare e (s)vendere pezzi dello stato per risolvere automaticamente tutti i problemi.

Ma quando si parla della realtà italiana bisogna rendersi conto che le nostre tasse servono principalmente a pagare il debito statale, di uno stato che non ha nessuna intenzione di riformarsi per spendere meno e nemmeno per spendere meglio.

Sinceramente mi domando se il debito pubblico italiano sia realisticamente sostenibile:

Attualmente abbiamo il PIL che decresce del 2-3% all'anno. Al meglio potremmo riuscire a tenerlo stazionario. Se anche accadesse un miracolo e diventassimo come la Germania il PIL crescerebbe del 1% all'anno.

Ora non so esattamente quanto sia l'interesse medio che paghiamo sul debito e come si evolverà nel futuro, ma suppongo sia comunque più del 1%, e sicuramente più di zero. Come facciamo a pagare?