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Il mito della prima casa

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Una pressione fiscale attorno al 50% del PIL (qui i dati del 2011, prima delle manovre del governo Monti del 2012 e di quelle del governo Letta del 2013) significa che qualcuno si prende oltre la metà della ricchezza da te prodotta e decide come, quando e perchè spenderla, questo è un problema in sè, a prescindere dalla qualità della spesa. Siamo fuori dal conectto solidaristico della redistribuzione: non si tratta di tassare i ricchi per assistere i poveri; il grosso è tassare la classe media per poi fornire servizi alla stessa classe media, che magari non sono quelli che i contribuenti sceglierebbero. In pratica vuol dire: tu sei troppo scemo per sapere quello che è bene per te; lo sceglaimo noi che siamo molto più illuminati. Rimpiango i governi Berlusconi: era più facile far comprendere questo concetto :-)

Fin qui la questione di principio, ma c'è altro. Se il livello della tassazione diventa punitivo per i redditi alti, chiunque abbia capacità di produrre reddito molto semplicemente se la squaglia, sia egli imprenditore, talentuoso artista, raffinato intellettuale o brillantissimo professionista; alla fine restano solo indigenti e faccendieri e il reddito nazionale crolla.

Ma torniamo all'argomento originale del post. Penso di aver chiarito che la Costituzione non offre alcuna tutela contro alcun tipo di tassa, e pertanto neanche alla prima casa. Se le cose stanno così, tanto vale tassare gli immobili, che almeno non possono scappare, e che rincari l'IVA che non si paga sui beni esportati, dando un piccolo aiuto alla competitività delle aziende italiane.

 

 

Direi che la Costituzione Svizzera insegna qualcosa a questo riguardo.

Da copiare tout court, se sei un liberale moderato.

Da integrare eliminando la progressività e la tipologia patrimoniale, se sei F. Hayek.

No, Massimo tu stai già facendo un ragionamento da "liberale".

Niente di male (anzi) ma come faceva notare NV in Europa esistono altri paesi, con tassazioni simili, dove sarebbe ridicolo parlare di schiavitù, sia per la qualità dei servizi, sia per il coinvolgimento del popolo nelle scelte fiscali e sociali e lo dico non essendo certo un "socialdemocratico". Certo si può non essere d'accordo con come quei sistemi organizzano la vita e pensare che esistano sistemi migliori, ma non si può parlare di schiavitù.

Per usare un termine così forte è importante non solo  il "quanto", ma anche il "cosa"  il "come".

PS

Sia chiaro invece che sono assolutamente d'accordo con te nell'utilizzare il termine "schiavitù" per la situazione italiana.