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Metropoli in bici

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ebbene si, il bike sharing si sta diffondendo anche negli USA, paese amante dell'auto. Dopo che ha attecchito anche a New York, città non proprio bike friendly, forse si possono già trarre degli eleementi comuni dalle iniziative di successo da quelle di insuccesso. New York è un caso eccezionale, per la presenza di persone particolarmene visionarie, come il famoso sindaco Bloomberg, e per politiche del trasporto Janette Sadik-Khan. 

Il bikesharing è un topic molto interessante, finora limitato alla cerchia ristretta dei treehuggers e di altri visionari dal senso poco pratico, cioè quelli che pensano che le multinazionali boicottano le auto a idrogeno.

Il bike-sharing può salvare molte vite all'anno. Dei ricercatori spagnoli sul Brisith Medical Journal hanno pubblicato un articolo che calcola che ogni anno il bikesharing di Barcellona salva 12 vite. Se si usasse di più il bikesharing ne salverebbe di più. Come i binari per i treni, le piste ciclabili sono l'infrastruttura, peraltro economica, per favorire l'uso della bici e del bike sharing. In Italia nonostante i piani sulla carta di ciclabili se ne vedono poche, e sopratutto non integrate con il resto del trasporto pubblico.

Chi gestisce il bikesharing e il suo business model sono fattori chiave per il successo del bike sharing. Roma, ad esempio, ha sperimentato in modo prevedibilmente fallimentare il bike sharing affidandone la gestione alla società di trasporto pubblico ATAC, che oltre ad avere problemi a gestire i bus (con un consiglio di amministrazione di amministratori incompetenti e strapagati), non aveva nessun interesse specifico al successo dell'iniziativa. Infatti, le bici sono sparite a tempo di record, ma anche se non fossero sparite, sarebbero rimaste inutilizzate per il semplice fatto che le poche stazioni erano dislocate nell'area turistica di Roma, senza alcuna connessione alla rete della metro. Il bike sharing non è per i turisti, anche se possono farne uso e ne fanno. Il business medel dei casi di successo prevede che le entrate siano in termini di immagine (per il gestore), o come contropartita alla gestione degli spazi pubblicitari cittadini.

Finché ci saranno troppo auto in giro, il bike sharing sarà limitato alla cerchia dei più fanatici. Oltre alle ciclabili (che vanno da un punto degno a un altro punto degno, non le ciclabili fasulle che ci sono spesso in giro e che non portano da nessuna parte), il numero eccessivo di auto scoraggia l'uso della bici (sharing o di proprietà). In alcuni casi, le auto fanno risparmiare tempo e denaro a chi le usa, ma impongono costi di congestione e inquinamento agli altri, e sopratutto consumano spazio pubblico gratis o a bassissimo costo, in termini di strade e di parcheggi. Ciò favorisce l'acquisto e il possesso dell'auto, e si sa che una volta acquistata l'auto bisogna ammortizzarla e utilizzarla anche quando è più rapido e conveniente usare la pedovia o un altro mezzo di trasporto, perché tanto è già pagata.