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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Ci vuole molto per digerire tutte queste portate e comunque non possiedo assolutamente gli strumenti necessari per porre questioni di rilevo a quanto scritto, ma da grande appassionato al tema "crisi europea" sono contento che qualcuno abbia finalmente intrapreso una critica alle (legittime) tesi anti-euro con i toni e gli argomenti giusti. Attendo con impazienza il seguito e la (spero adeguata) replica da chi si fa portatore delle tesi opposte. Pongo solo una domanda, da perfetto ignorante: perchè ritiene che la Granger causality sia un "artificio retorico"? Non ha una sua validità scientifica nel determinare la direzione di causalità? Grazie Gianluca Frattini

Granger causality è un test debole, spesso inconclusivo, per testare la esogeneità di una variabile rispetto ad un'altra. La debolezza di GC è stata ampiamente dimostrata da Sims negli anni '70, che quindi ha lanciato il programma di di ricerca degli structural VARs (vector autoregression) proprio per superare il problema. Nei VAR non c'è nessuna assunzione ex ante sulla endogeneità o esogeneità di una variabile, ma "tutto è endogeno a tutto". Il caso di dY e dLP è un caso macroscopico di due variabili endogene. Usare GC test per stabilire che una è esogena rispetto ad un'altra è come stabilire che una donna sia incinta semplicemente guardandole la pancia

Ho compreso il punto e ringrazio per la risposta

Post molto interessante, avrei alcuni punti di discussione (che introduco qui perchè il primo riguarda i test di GC).

1. Mi sembra che il giudizio sui test di Granger Causality sia un po' troppo netto. Ci sono vari contributi, anche recenti, che propongono metodi per rendere i GC test più 'robusti' (e.g. http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0304407612000334) e, più in generale, questi test sono tuttora piuttosto diffusi nella letteratura (in particolare nel caso di cointegrazione tra le variabili oggetto di analisi). A mio modo di vedere, quando si usano test di GC è importante ricordare che non si tratta di un test 'definitivo' sulla relazione di causalità, ma appunto di un test di Granger causality (che è cosa diversa). Personalmente, in generale, non credo che gli studi empirici basati su test di cointegrazione e GC test con VAR o VECM siano così poco credibili.

2. Che la relazione tra DLP e DY sia una relazione tra due variabili endogene è indiscutibile. Tuttavia, nella gran parte degli studi la cosidetta Legge di Verdoorn viene stimata usando il tasso di crescita dell'occupazione (DN) come variabile dipendente (invece che DLP), proprio per ovviare all'evidente problema di endogeneità di cui parla nella nota [7] - ovviamente, questo non risolve il problema (DY rimane endogeno rispetto a DN). Ma il problema di variabili endogene non è certo specifico di questa letteratura e ci sono metodi di stima che, almeno in teoria, potrebbero risolverlo - in uno studio panel, GMM alla Arellano-Bond o system GMM. Ovviamente, questo non risolve il problema del distinguere tra correlazione e causalità.

3. Per quanto riguarda l'intepretazione dell'approccio Kaldoriano e, più precisamente, di Dixon-Thirlwall, devo dire che sono d'accordo solo in parte con l'interpretazione che ne da nel post. Onestamente, non ho seguito bene la discussione relativa alla euro-exit nè letto i vari post (me ne scuso), quindi mi limito a dire che l'intepretazione che Tony Thirlwall (che conosco personalmente) propone del cosidetto apporccio 'post-keynesiano' non assume che gli shock di offerta non possano influenzare la crescita nel lungo periodo, ma che nella gran parte dei casi è la domanda aggregata (ed, in particolare, gli shock negativi ed i vincoli alla domanda aggregata) a determinare il tasso di crescita. Si tratta di una piccola precisazione, ma credo importante - il paper di Dixon-Thirlwall è del 1975, non sempre quello che ne è seguito nei successivi 40 anni risponde al pensiero originale degli autori...

Tanto per essere chiari, le mie non vogliono essere critiche al post, che condivido in gran parte. In particolare, sono d'accordo che sia difficile spiegare la cattiva perfomance in termini di TFP/LP con l'introduzione dell'euro.

Saluti

Grazie. Mi pare siamo in quasi accordo. Ovviamente come lei dice usare dN (=tasso crescita occupazione) come strumento di dLP è del tutto arbitrario, e mostra quanto aleatorio sia l'approccio di verifica empirica della legge di KV con dati aggregati nella letteratura post-keynesiana. A mio avviso KV è una relazione intestabile a quel livello di aggregazione, e per giunta in un'ottica di lungo periodo. Da questo costruire poi tutta una tesi di effetto euro su produttività è un salto che lascia senza fiato.