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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Esistono varie combinazioni di fattori produttivi che permettono di ottenere un determinato livello di output.

Quale sceglierà l’impresa?

Ovviamente la combinazione meno costosa. Obiettivo dell’impresa è la massimizzazione del Profitto (Π) definito come differenza tra Ricavo Totale (RT) e Costo Totale (CT)

Π = RT – CT

Ricavo Totale: ammontare incassato dall’impresa per la vendita del suo prodotto (quantità x prezzo)

Costo Totale: valore di mercato di tutti i fattori produttivi usati dall’impresa per la produzione

Struttura semplificata dei costi fissi

(CF): costi che non variano al variare della quantità prodotta esempi: affitto del locale, servizio di vigilanza, ecc.

Costi variabili (CV): costi che cambiano al variare della quantità esempi: acquisto materie prime, salari per i lavoratori, ecc

Costo Totale: (CT) costo complessivo sostenuto dall’impresa, somma di costi fissi e variabili:

CT = CF + CV

Teoria dell'equilibrio.

Se ho capito bene, siccome l'impresa intesa come singola unità produttiva per rimanere in vita deve superare il suo punto di pareggio, dato che i costi fissi non si possono ridurre (do per scontato che siano ottimizzati), i costi variabili esterni per l'acquisto delle materie prime non sono controllabili e possono creare shock esterni (vedi quello petrolifero) per rimanere in vita l'unica cosa che può fare è riaggiustare il prezzo di vendita ( anche qui do per scontato che sia almeno il prezzo medio non potendo l'impresa influenzare il prezzo) per rimanere sul mercato, di conseguenza per rimanere in vita, deve necessariamente trovare il suo equilibrio all'interno dei costi che può controllare (gli accidenti ai sindacati si sprecano), e in mancanza di innovazioni tecnologiche (che di fatto, se sono a disposizione di tutti nel lungo periodo perdono il loro vantaggio competitivo) il salario deve abbassare, cosi quando misuro la produttività come incidenza del fattore lavoro per unità prodotta l'azienda risulterà produttiva ( che scemo che sono fino ad oggi pensavo che la produttività di un cristiano si misurasse dividendo le quantità prodotte per le ore lavorate. inoltre a mio modesto parere si confonde produttività con competitività dell'impresa, le due cose sono correlate ma la seconda è influenzata anche da altri fattori spesso esterni all'impresa).

Ho capito bene?

Do per scontato di si.

Riflessione (provocazione).

Per questo motivo è nato il marxismo e Lenin ha scritto “Imperialismo fase suprema del capitalismo”, dopo è venuto Keynes e ha scritto la Teoria Generale demolendo la legge di Say e affermando l'ovvio in quanto:

Dal punto di vista puramente logico

- non esiste impresa commerciale che possa esistere senza consumatori che domandano quei prodotti (riflessione mia ispirata dalle letture di e su Keynes),

Dal punto di vista etico sociale

- " Supponiamo che vi siano due paesi dove i fattori della produzione abbiano esattamente la stessa efficienza e che intrattengano relazioni commerciali e finanziarie simili quelle oggi esistenti, [......]. Si supponga che il partito degli alti salari (qui Keynes intende aumento salariale a completo carico dell’imprenditore) raggiunga i suoi obbiettivi in un paese, ma non nell’altro. Ne consegue che il capitalista riceverà una più alta remunerazione del capitale investito nel paese con bassi salari. Di conseguenza preferirà investire i suoi capitali in quei paesi dove sono meglio remunerati. Ne consegue che il paese degli alti salari subirà una maggiore disoccupazione[......].In conclusione le conseguenze di una estrema libertà dei mercati che viene concessa alla finanza che investe all’estero dove viene meglio retribuito l’investimento dei capitali, a causa di una diversità storica e socioeconomica mi a sempre turbato. “ Fino a che punto è legittimo investire in paesi con condizioni socioeconomiche diverse godendo dei vantaggi dei bassi salari, aumentando e migliorando gli utili delle nostre aziende Nazionali.” J.M.K.

Concludo affermando:

- in uno Stato serio (inteso come entita dodata di forza giuridica per l'attuazione della sintesi politica  derivante dalla mediazione collettiva, nell'interesse dei molti che lo compongono) dato che l'impresa è un bene perchè crea occupazione e con l'occupazione il reddito che è la fonte primaria dei consumi e del risparmio aggregati fondamentali del PIL, le infrastrutture materiali e immateriali ( burocratiche) devono essere efficienti e di qualità, le infrastrutture sono un elemento di competizione che creano un vantaggio competitivo di sistema paese (M. Porter),

- in uno Stato equo, la tassazione deve essere efficiente (giusta) i profitti di impresa creano dividendi ( redditi) e nel lungo termine secondo M. Porter sono vantaggi competitivi intesi come risorse a disposizione per gli investimenti e la ricerca,

- in un sistema economico che basa il proprio benessere sull'economia di mercato che è di fatto una istituzione umana, il fine ultimo è il benessere dei molti e non dei pochi, l'obbiettivo degli Stati dovrebbe essere nel favorire gli scambi commerciali su una competizione che competa sui fattori produttivi e tecnologici ad eccezione del costo del lavoro.

Chiamiamo le cose con il loro nome, salari da 200 euro al mese per 40 ore settimanali, in società come quelle dell'est Europeo (e 60 ore settimanali in ASIA) dove per vivere una famiglia di quattro persone necessita di 900 euro al mese di fatto legalizzano la schiavitù (E QUI NON C'È DOTTORATO CHE TENGA) .

La Grecia è li, la disoccupazione in Europa anche, è questo che dovete smontare non le NON tesi di Bagnai che di fatto come afferma lui non sono sue ma sono riportate nei testi di economia del secondo anno Universitario e supportate da economisti che il vostro mondo accademico ritiene degni di nota e titolo anche nell'eccezione fatta dal  Prof.Bisin.

“Se è l'azione di politica economica l'obbiettivo, quella esige che camminiate in mezzo alla gente soffermandovi per sentirne le istanze” F. Caffè

La prima è che evidentemente non ha letto bene quanto scritto da Monacelli, se dice che SIA le teorie che si basano solo sull'offerta che quelle che si basano solo sulla domanda sono superate e obsolete, la sua interpretazione di Keynes è irrilevante, il fatto che ci siano persone disposte a comperare un bene , che abbiano i soldi necessari non creerà mai questo bene, dove le teorie marxiste pseudokeynesiane sono applicate ottusamente si arriva ad assurdità come in Venezuela in cui un paese ricco di materie prime e di petrolio ed in cui lo stato si è preoccupato esclusivamente della domanda delle famiglie, seguendo le teorie di Bagnai e quindi senza assolutamente sostenere la forza della propria moneta ma lasciandola svalutare quanto necessario, e adesso si trova conciata come i paesi del socialismo reale ( e l'italia fascista tanto ammirata da Keynes ) , con il razionamento dei generi di prima necessità.
Seconda osservazione che finora nessuno ha fatto, quando ci si presenta in un luogo, di solito si ha la buona creanza di seguirne le regole, salvo il caso in cui il suo anonimato sia dettato da comprensibili problemi di privacy qui lo si considera normalmente segno di leggera maleducazione o di mancanza di credibilità, insomma si dà un importanza notevole al "metterci la faccia".

Mostri un grafico in cui si può notare che, nel biennio 2006-2007 ( ottavo e nono anno con i cambi fissi e senza alcuna possibilità di svalutare rispetto a Germania,Francia & co ) la disoccupazione raggiunge un punto di minimo.Sembrerebbe un'argomentazione pro euro e contraria alla svalutazione, oppure no?
Allungando il grafico avresti scoperto addirittura che la disoccupazione era ai minimi dagli anni 70.
Dopo scrivi una filippica contro la globalizzazione, puoi avere le idee che ti pare ed argomentarle come meglio credi, ma cosa c'entra con un post intitolato ''Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito.'' ?
Infine chiamiamo le cose con il loro nome, salari miseri con orari massacranti sono determinati da arretratezza, tassazione e disfunzioni nel mercato del lavoro.
Chi paga gli operai 3.000 euro al mese è avido ed interessato a fare profitti, quanto chi li paga 200 euro al mese.

@Pietro Petrucelli.

La prima è che evidentemente non ha letto bene quanto scritto da Monacelli, se dice che SIA le teorie che si basano solo sull'offerta che quelle che si basano solo sulla domanda sono superate e obsolete, la sua interpretazione di Keynes è irrilevante

@Giovanni Vera

Dopo scrivi una filippica contro la globalizzazione, puoi avere le idee che ti pare ed argomentarle come meglio credi, ma cosa c'entra con un post intitolato ''Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito.'' ?
Infine chiamiamo le cose con il loro nome, salari miseri con orari massacranti sono determinati da arretratezza, tassazione e disfunzioni nel mercato del lavoro.
Chi paga gli operai 3.000 euro al mese è avido ed interessato a fare profitti, quanto chi li paga 200 euro al mese.

Ma il punto è questo, se la nuova macroeconomia si basa solo sulla legge dell'equilibrio, posso non essere daccordo? conta poco ma è la mia opinione,io credo che che nell'atto di spesa di un soggetto corrisponda la paga di un individuo. Quindi la legge dell'equilibrio è un riallinemanto fra due forse capitale e lavoro e la produttività la misuri come incidenza del costo del lavoro per unità prodotta, sempre dal mio punto di vista sarà difficile che l'Italia (e non solo) possa essere competitiva con paesi dai bassi salari, quando uno  delocalizza non lo fa perchè manca la domanda senza quella chiudi, ma lo fa per posizionarsi su una leaderschip di costo per avere un vantaggio compeitivo rispetto ai concorrenti (alla lunga anche questa cessa perchè tutti imitano e cercano di eliminare il vantaggio del concorrente) Certo ci sono altri fattori che influenzano il costo complessivo di un prodotto, ma la vedo dura la dove il rapporto comparativo sul costo del lavoro a parità di ore settimanali è da 1 a 8 se poi ci aggiungi qualche vantaggio fiscale e incentivi a fondo perduto il divario diventa incolmabile.

A questo punto se decido di rimanere in Italia a produrre cosa dice la legge dell'equilibrio?

Che dovrò chiedere le tanto sbandierate riforme del mercato del lavoro (che sono una parte dei compiti a casa) che altro non sono che un adeguamento dei salari alla "produttività" in sintesi se tutti i fattori produttivi costano uguali ad eccezione del costo del lavoro un operaio che costa 200 euro al mese  e produce 200 pezzi al mese paradossalmente risulta essere più produttivo di quello che ne produce 400  ma costa 1.600 euro al mese, quindi per la legge dell'equilibrio se voglio mantenere aperta quella fabbrica e non farla delocalizzare nell'impossibilità di creare altri vanmtaggi di sistema che riducono il costo goblale per unità prodotta  ivi compreso l'aggiustamento del cambio visto che sono fissi (che io non avevo mesionato comunque) o l'operaio accetta una riduzione del salario e rimane a casa perchè è più conveniente delocalizzare in somma è un disoccupato "volontario".

INSOMMA COME DICE BAGNAI, L'EURO NON E' UNA MONETA MA UN METODO DI GOVERNO CHE CI OBBLIGA A UN VINCOLO ESTERNO.

Ma rimane la mia perplessità, cosa centra con la produzione intesa come incidenza di ore (e non costo del fattore lavoro) per quantità prodotte? Da quando ridurre il tenore di vita delle persone è associato ad un concetto di benessere sociale e di progresso?

Per caso la nuova mcroeconomia se ne infischia di certe argomentazioni etiche? Se è cosi ditelo subito che stacco! Perchè io sono umano e vivo ora il mio tempo e il mio agire  "politico" non può essere indifferente alla realtà che mi circonda e che io ritengo iniqua.

Le cose rimangono con il loro nome,ma chi paga salari equi, e si guidato dalla leva del profitto, ma alimenta il sistema economico perchè crea consumatori in grado di assorbire l'offerta.

O se vi suona meglio: se non c'è reddito, "il barrista può fare anche 100 caffè e stenderli sul bancone,ma non è detto che l'offerta che ha creato incontri la domanda" (Bagnai docet nelle virgolette esempio citato a memoria e riscontrabile sul blog e sul libro).

@Pietro Petrucelli.

Seconda osservazione che finora nessuno ha fatto, quando ci si presenta in un luogo, di solito si ha la buona creanza di seguirne le regole, salvo il caso in cui il suo anonimato sia dettato da comprensibili problemi di privacy qui lo si considera normalmente segno di leggera maleducazione o di mancanza di credibilità, insomma si dà un importanza notevole al "metterci la faccia".

Nussuno la fatta perchè sono meno arroganti di te, se il nome era un obbligo per  l'iscrizione al blog si doveva rendere  necessario  l'inserimento del codice fiscale, ti potrei dire che mi chiamo Ernesto Rossi (non è vero) saresti contento di essere stato preso per i fondelli? Dato che a pelle mi sembri un estimatore dell'innovazione creatrice ti comunico che in rete ci si confronta sui contenuti e non sull'estetica dei nomi, per la faccia poi visto le tue " (se lo chiedevi con meno arroganza ti trascrivevo la carta D'identità come ho fatto in altre occasioni).

TRALASCIO L'ACCOSTAMENTO FRA KEYNES E IL FASCIMO PERCHÈ È PIETOSO COME ARGOMENTO E MI SA DI DEMONIZZAZIONE DEL NEMICO IDEOLOGICO, QUESTO SI METODO DEL VENTENNIO PASSATO. (Qui il maiscolo assolve alla convenzione data dalla rete).

 @Giovanni Vera

Mostri un grafico in cui si può notare che, nel biennio 2006-2007 ( ottavo e nono anno con i cambi fissi e senza alcuna possibilità di svalutare rispetto a Germania,Francia & co ) la disoccupazione raggiunge un punto di minimo.Sembrerebbe un'argomentazione pro euro e contraria alla svalutazione, oppure no?

Non mi ero posto quel problema, ma riflettendoci mi sembra una argomentazione a favore della domanda,visto che:

- gli Stati Uniti consumavano più di quanto potessero permettersi e di fatto assorbivano buona parte della produzione mondiale. Ancora oggi i loro consumi rappresentano il 16% del totale mondiale,

-le persone occupate e con buoni redditi consumano una varietà di prodotti,

PS: l'aggiustamento del cambio è ciò che è, una leva temporanea per il riequilibrio della bilancia commerciale.

Non ho ne tempo ne voglia di leggere tutto quel che scrivi, in massima parte off topic.

Ma questa affermazione dimostra che non hai proprio capito di cosa si sta parlando.

in sintesi se tutti i fattori produttivi costano uguali ad eccezione del costo del lavoro un operaio che costa 200 euro al mese  e produce 200 pezzi al mese paradossalmente risulta essere più produttivo di quello che ne produce 400  ma costa 1.600 euro al mese

Impara almeno la terminologia prima di affronatre un discorso.

Scrivi che molti dei guai dell'Italia e dei lavoratori italiani vengono dalla concorrenza dei paesi a bassi salari. Ne deduco che per te il cambio fisso con Germania,Francia,Spagna,Olanda,ecc. non sia un problema, ma al massimo il cambio dell'Euro con Serbia,Polonia,paesi dell'Est Europa,Cina,India,ecc.
Poi citi Bagnai che parla di euro come vincolo esterno. Ma Bagnai dice in realtà il contrario: la concorrenza sleale la fa la Germania non i paesi poveri.
Bagnai ammette che i lavoratori dell'industria tedesca sono pagati più degli omologhi italiani (addirittura il 60% di salario orario in più http://noisefromamerika.org/articolo/ancora-euro-germania-parte-1 ), ma sostiene che conta soprattutto la variazione nel tempo. In Germania mentre la produttività cresceva vi è stata moderazione salariale, cioè i salari nell'industria che partivano da valori elevati crescevano poco, la Germania guadagnava competitività e l'Italia ne perdeva.Secondo Bagnai questa è una sorta di svalutazione competitiva per via salariale.
Quindi, corollario, bisogna alzare i salari dei Tedeschi (i loro salari non i nostri),aumentando il gap con quelli Italiani per far recuperare competitività all'industria Italiana.

Per quanto riguarda Bagnai, ci sono i suoi post,i sui articoli sul Fatto Quotidiano le sue interviste su YouTube e il suo libro, la mia citazione “dell'euro come metodo di governo” è risaputa e in estrema sintesi è data dal fatto che L'euro-zona non è una AVO la Germania non ci pensa nemmeno a convergere verso l'eliminazione delle anomalie che sono molteplici, ma anzi ha usato un atteggiamento non cooperativo dato che ha bloccato i salari e le nuove assunzioni sono prevalentemente minijob. Questo penalizza la nostra industria perchè se non si può più aggiustare il cambio inevitabilmente si deve svalutare il lavoro. IL VINCOLO ESTERNO APPUNTO!

Dumping Sociale

Bagnai non ha mai toccato in rete per quello che ne so io il tema del Dumping sociale con i paesi dell'Asia e dell'est Europa.

Ma io non ho mica attribuito a lui questa riflessione, E' MIA!

Vedi, io vorrei sapere una cosa molto semplice se le industrie delocalizzano lo fanno perchè non prevedono una domanda adeguata per i loro prodotti?

Sarei propenso a pensare di no visto che fanno nuovi investimenti, quindi non intravedono un problema di domanda perlomeno nel lungo periodo.

Magari posso capire chi va in Austria e lo fa perchè si è rotto della burocrazia Italiana, ma in Polonia, in Bulgaria ecc..ecc.. per cosa ci vai?

Forse, e dico forse, ci vai perchè ti vuoi posizionare su una leaderschip di costo?

Guarda qui il problema non è degli imprenditori che fanno il loro lavoro ma della politica!

Vedi, mi piacerebbe sapere chi ha il coraggio di dire a un lavoratore della Indesit questo:

DATO CHE SIAMO IN UN AREA VALUTARIA, CARO LAVORATORE SAPRAI BENE CHE QUESTO COMPORTA LA MOBILITÀ DI CAPITALE E LAVORO, IL CAPITALE SI È SPOSTATO ALTROVE TU PUOI SEGUIRLO A PATTO CHE ACCETTI SALARI POLACCHI O BULGARI.

Alla maggioranza dei giovani laureati gli diciamo, dato che non potete andare tutti in Germania o in America, guardate che c'è lavoro anche i Polonia a 500 euro al mese e siete fortunati i vostri studi vi consentono di prendere il doppio di un lavoratore Polacco.

Quindi, corollario mio:

Rimpiango Ford che era una spazzatura dal punto di vista delle simpatie politiche, ma aveva capito che il Capitalismo che produceva beni per la massa funzionava se la massa consumava.

QUESTI SONO I TEMI DELL'EUROEXIT PER LA GENTE COMUNE, BASTA VEDERE LE DOMANDE CHE FANNO A BAGANI SU YOUTUBE.

Tralascio la svalutazione verso i paesi Asiatici e dell'est Europa perchè è una provocazione (garbata ma quella è).