Titolo

Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

6 commenti (espandi tutti)

una cosa che non ho mai capito, a leggere molti anti-euro, è questa:
come si fa a sostenere che è l'euro ad aver diminuito i tassi, creando quindi le condizioni per afflusso di capitali - bolle - sudden stop, e poi contemporaneamente sostenere che i tassi non son diminuiti per merito dell'euro, diminuivano ovunque, ergo non esiste alcun dividendo dell'euro?
sono due visioni che si contraddicono a vicenda.
buono a sapersi che krugman almeno sostiene soltanto la prima, almeno. vero?

Ottima osservazione, devo dire che (almeno in parte) sono d'accordo con lei.

Sinceramente non mi ricordo di aver mai sentito Bagnai intervenire sul discorso relativo al "dividendo dell'euro", ma sono abbastanza sicuro sul fatto che condivida sostanzialmente l'analisi di Krugman che ho citato. Al contrario Borghi, ad esempio, ha sempre sostenuto che i tassi stessero scendendo in tutto il mondo indipendentemente dall'esistenza dell'euro.

Anche in questo caso, non ritiene che sia possibile che la verità stia nel mezzo? Ovvero che i tassi stessero scendendo in tutto il mondo indipendentemente dall'esistenza dell'euro, e che per altri motivi (eliminazione del rischio di cambio, parziale convergenza dei tassi di inflazione) anche l'esistenza della moneta unica abbia contribuito a ridurli ulteriormente, in quei Paesi europei che poi sarebbero entrati in crisi?

Qual è l'argomento per cui se "i tassi scendono in tutto il mondo" allora "la differenza tra il tasso pagato dal paese X e quello pagato dal paese Y diminuisce"?

Forse

Pietro Puricelli 11/8/2013 - 14:33

Forse è una questione di domanda e offerta, quando l'investitore vede calare i rendimenti cerca alternative apparentemente poco rischiose e questo ha come conseguenza un avvicinamento dei tassi.
Se le alternative improvvisamente sembrano diventare più rischiose ( rischio di uscita dalla moneta unica con svalutazione ) c'è la fuga degli investitori.
Chi lo nega come Borghi mi sembra intellettualmente disonesto.

sempre da ignorante qual sono, la cosa mi sembra verosimile.

il punto fondamentale, come mi pare dica anche monicelli qui sotto, è che nella storia del ciclo di frenkel manchi qualche dettaglio.

cioè: il paese che entra in un'unione monetaria, o si pegga ad una valuta forte, lo fa per un preciso motivo, cioè quello di "importare credibilità", o di stoppare iperinflazione o situazione potenzialmente iperinflattiva. a questo punto, effettivamente, la riduzione dei tassi fa due cose: garantisce un dividendo, E crea le condizioni per bolle e sudden stop successivo. SE il paese cialtrone, come italia o argentina o molti altri, utilizza il dividendo come "tesoretto" da spartire amabilmente tra le varie clientele, e non si cura di altro, il ciclo di frenkel prosegue ecc. ecc. ma tutto dipende da quel "SE".

arrivato all'eventuale crisi, il paese a questo punto vede conveniente uscire dal cambio fisso. lo fa, respira, e la questione si ripropone ugualmente. e così via.

Ma il solo fatto di rimuovere il rischio di cambio a lungo termine non potrebbe essere già un motivo sufficiente ad innescare la capital flow bonanza?

Il problema del "dividendo dell'euro" non è la sua esistenza, è la sua quantificazione: quanto ha contribuito l'eliminazione del rischio di cambio (e quindi la maggiore domanda estera) a ridurre il tasso di interesse sui btp? Quanto hanno contribuito altri fattori esterni?