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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Su invito, ho letto. Anche se non era indirizzato a me. Avrei sinceramemte preferito non farlo, col senno di poi. Difficile fare la tara ai tanti riferimenti ai vari imbecilli, a chi non ci arriva per limitate capacità, a chi non capisce, i dilettanti, le divagazioni, riferimenti denigratori a compagni e camerati, qualche insinuazione sul consumo di alcolici di quelli che dovrebbero essere colleghi (Bisin).  Il linguaggio è sostanzialmente disturbato, tipico di una persona che ha problemi di relazione con gli altri, ma anche facendo la tara alla necessità di uno che sentendosi NON-OK  si dichiara OK salendo sul piedestallo e tirando giù gli altri, alla fine rimane poco. Tutta la discussione sul fatto che il cambio fisso è in relazione (e causa) la mancata crescita della produttività viene fatta mostrando solo alcuni indiziati (che vengono via via scagionati o al massimo indicati come co-imputati) lungo un percorso decisamente logorroico ... fino a quando rimane l'unico colpevole. Il cambio fisso ECU/Euro. 

Naturalmente come tutti sanno o possono immaginare in quegli anni (1994 e seguenti) sono successe tantissime altre cose, che non vengono misurate e presentate per vedere se esiste qualche relazione e/o possibilità di causa. Per esempio in quegli anni è iniziata la strada di avvicinamento a maastricht con finanziarie lacrime e sangue, con nuove tasse ed anche un po' (in misura minore) di contenimento della spesa pubblica. L'Italia non è l'unico paese ad aver affronato questo percorso ma il problema non è il percorso in se' ma come è stato applicato nella nostra specificità. Sono state fatte riforme strutturali o è stato spremuto il limone?

Nel primo  caso (penso alla Svezia) la crescita produttività è rimasta adeguata malgrado il grosso calo della spesa pubblica e delle imposte. Da noi un grosso calo delle imposte non si è visto (anzi tra alti e bassi ora siamo ai massimi livelli) e la spesa pubblica anche lei rischia di superare quella svedese, se già non lo ha fatto. Questo incide sulla produttività di un paese (sia TFP sia LP)? Per me si'. Lo dico come feeling, poi i ricercatori possono confermare o smentire.  Io noto un effetto "scoramento", come a dire che uno di fronte alla burocrazia ed alle tasse si scoraggia e smette di combattere, di lottare per migliorarsi e aumentare la produttività. Un senso di impotenza che comporta poi eventuali strategie di exit, emigrando. Un fattore da non sottovalutare. Quanti italiani sono scappati dal 1994? Mi pare mezzo milione ma appena trovo dati + precisi ne riparliamo.

Aggiunta in edit: i dati istat si fermano al 2005 ma indicano, dal 1994 al 2005, una media annuale di 43'000 italiani espatriati. Anche mantenendo costante il rate, in 18 anni fanno 775'000 persone circa. Ovviamente ci sono anche i rimpatriati ma non è dato a sapere quanti sono pensionati che tornano al paesello, come piu' che verosimile (e so per esperienza). Sappiamo che ora l'emigrazione non è piu' quella massiccia e della valigia di cartone, quando emigravano da 200 a 300mila persone ogni anno,  con basse qualifiche professionali,  ma è costituita da giovani e laureati, tecnici professionalmente preparati (e già ne abbiamo pochi). Cosa succede a LP se 775'000  lavoratori qualificati (e parliamo del 3.1% circa della forza lavoro "ufficiale")  se ne vanno per il mondo e vengono sostituiti da qualche milione di disperati in fuga dalla miseria dell'africa e del medio oriente? Fosse cosi' abbiamo trovato una causa, non un "colpevole". La responsabilità rimane di chi spinge i cittadini a carcare lavoro e opportunità all'estero, perché mancano a casa.