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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Sono d'accordo con lei, e mi sembra utile adottare un approccio del tipo "inutile piangere sul latte versato". Il problema di fondo è che, pur volendo mantenere un approccio "laico" riguardo all'utilità di far parte di un'unione monetaria, bisognerebbe non soltanto chiedersi se sia stato effettivamente un bene per la nostra Nazione aver importato quella "credibilità", e quei capitali, durante lo scorso decennio. Il problema è quale prezzo stiamo pagando ora che la "bolla" é scoppiata, e capire come uscirne.

Quale sarebbe, a suo parere, la soluzione per poter permettere alle economie periferiche di recuperare competitività? Anche riguardo a questo tema, si sentono infatti numerose opinioni. Risulta piuttosto evidente il fatto che Germania ed alleati si oppongano strenuamente ad ogni tipo di mutualizzazione del debito (eurobills, eurobond) e ancor meno sembrano disponibili ad accettare quella reflazione relativa che permetterebbe alle economie "periferiche" di recuperare quel differenziale di inflazuione che, secondo Krugman, rappresenta la causa sostanziale della perdita di competitività di queste ultime.

Oppure ritiene che la drammatica deflazione in corso nelle economie "periferiche" sia una strategia alla lunga sostenibile, e soprattutto efficace? Non mi sembra che in Grecia stia dando grandi frutti, mi corregga se sbaglio.. Ma immagino che siano tematiche "calde" che potrebbe voler riservare per i futuri post.