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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Non sequitur

Babbeus 12/8/2013 - 22:41

Quindi immagino che i poveri lavoratori tedeschi sfruttati dal capitale stiano emigrando in massa dove i salari sono intoccabili, tipo Italia.

Ci sono un po' di cose da chiarire: (1) La Germania partiva da salari nominali e reali superiori all'Italia quindi poteva ridurli consistentemente anche senza andare sotto ai nostri. Eventualmente i lavoratori tedeschi avrebbero potuto ottenere salari maggiori trasferendosi in Francia o in UK. (2) Quello che conta ai fini dell'incremento di competitività è la variazione del salario non il salario assoluto. (3) Quando emigri oltre al salario medio devi guardare a cose come prospettive occupazionali, barriere culturali e linguistiche. (4) Contenendo la crescita dei salari nominali i tedeschi hanno contenuto l'inflazione, quindi c'è da tener conto anche di differenze nel costo della vita che sono a vantaggio dei residenti tedeschi.

D'accordo, ma rispondevo ad un post che affermava che le riforme non sono altro che compressione dei salari.Ammetto che il tono è stato influenzato da tanti commenti letti sulla moderazione salariale tedesca che presentano la germania del 2013 come una via di mezzo tra il vietnam di oggi e la Londra di Dickens, ed il post di PZ meritava più rispetto.

In realtà da che ricordo la Germania non ha affatto ridotto i salari, li ha semplicemente aumentati meno della produttività, che è quello che suggerisce di fare il buonsenso oltre alla teoria economica.

In UK  (dove la svalutazione della sterlina ha depresso i salari ben più che in germania) di immigrati tedeschi se ne vedon pochini, quasi tutti bancari, dai piigs arrivano a frotte e di tutte le estrazioni sociali.