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Euro, domanda, e produttività: un viaggio nel mito. Parte 1

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Credo che lei commetta due errori di fondo. Primo, quello di pensare che chi parla di "scientificità" dell'economia intenda semplicemente l'uso della matematica (eq differenziali, etc..). Questa è la classica rappresentazione capziosa dell'economista moderno. Secondo, usa il termine "predirre". E qui cadiamo nel solito macroscopico errore di interpretazione su cosa sia l'economics come scienza sociale. E' molte cose, ma sicuramente NON è una disciplina che mira a fare previsioni. Ripeto: l'economista non è un previsore del futuro! Allo stesso modo in cui un medico non è qualcuno in grado di predirre che alla persona X insorgerà un tumore nel giorno Y e nell'organo Z. Per cui smettiamola di dire, ad esempio, che gli economisti sono tutti cattivi perchè non hanno previsto la crisi finanziaria, o la crisi dell'euro. E chi vuol passare da grande economista perchè "io lo avevo previsto", sta parlando di qualcos altro: cioè di gioco di azzardo.

Gentilissimo signor Monacelli,

ma io non mi sono mai sognato di dire che la scientificità dell’Economia si riduce all’utilizzo della Matematica (ciò escluderebbe da essa economisti importanti: ad esempio Keynes usò pochissima matematica nella sua Teoria generale)! Né che essa sia solo una cosa che serva a fare le previsioni !

 

Molto più semplicemente, quando si parla di scienza, si fa riferimento alla possibilità di inferire delle regole (leggi, principi) – ad eccezione degli assiomi - dalla osservazione sperimentale. In Economia è proprio questo il problema. La intrinseca complessità dell’evento osservato (che dipende da una moltitudine praticamente infinita di fattori, per di più interagenti fra di loro, alcuni dei quali assolutamente non controllabili e soggettivi quali, ad esempio, le aspettative, i giudizi e le valutazioni) , riducono di molto la possibilità di trarne delle regole generali o dei “modelli” descrittivi. E quando questo “modello” viene proposto, solitamente formato da decine e centinaia di equazioni differenziali (attenzione: solitamente), non è mai esente da critiche (basti vedere la “legge” di Kaldor- Verdoorm discussa qui, che Lei stesso definisce – giustamente – “presunta”). Basta modificare il punto di vista dell’osservazione sperimentale (che in Economia, purtroppo, non è mai realmente tale: qualcuno sa elencarmi in modo qualitativamente preciso ed esaustivo i fattori che determinano l’inflazione? ) E questo, ahimé, riduce considerevolmente le sue capacità “predittive”. L’Economia certamente non è, come lei dice, una disciplina che mira a fare delle previsioni; ma è innegabile che SERVA ANCHE a fare delle previsioni. Altrimenti come potrei discutere dell’uscita dall’Euro  senza la “previsione”, formulata sulla base di leggi, regole e modelli (a loro volta dedotti dalla osservazione sperimentale, soprattutto storica), dei possibili effetti? E cosa è la politica economica se non l’applicazione alla realtà di altrettante previsioni economiche?